I CANCELLATI IN SLOVENIA

I CANCELLATI IN SLOVENIA

di ELIO CANDUSSI

Un amico ha insistito affinché io leggessi un libro che narra una storia oscura riguardante la Slovenia. Una storia a me sconosciuta, nonostante si sia sviluppata in anni recenti, successivamente alla dichiarazione di indipendenza dello stato. In Italia non ne ho mai sentito parlare, né sui giornali né sugli altri mass media, forse perché nasconde lati imbarazzanti che è meglio ignorare.

L’autore del libro è Miha Mazzini, scrittore, sceneggiatore e regista, nato a Jesenice, e la vicenda raccontata è romanzata, ma verosimile, poiché “molti degli avvenimenti e dei destini descritti” purtroppo sono reali. Si narrano le vicissitudini di una ragazza madre, Zala, di origine serba, ma residente da oltre 20 anni a Lubiana, alla quale lo Stato sloveno improvvisamente “toglie” l’identità sua e di suo figlio appena nato. Di qui il titolo molto esplicito del libro: “I cancellati”, pubblicato in Italia nel 2018 dalla Bottega Erranti Editori di Udine. L’edizione originale slovena, dal titolo “Izbrisana”, è del 2014 e il libro è stato tradotto in altre 8 lingue.

Il romanzo descrive le situazioni paradossali e drammatiche che vive Zala nel corso di due settimane, dal 20 aprile al 15 maggio 1992. Cosa stava succedendo? Va in ospedale a partorire, ma il suo nome non risulta nel computer, all’improvviso si sente straniera, legalmente non esiste e suo figlio appena nato risulta un orfano, quindi adottabile. I vicini occupano il suo appartamento, lei perde il posto di lavoro, perde l’assistenza sanitaria e quindi deve pagare le prestazioni mediche. Con uno stratagemma l’occhiuta burocrazia la priva della carta d’identità e del passaporto sloveni. Diviene di fatto una “apolide” nella Slovenia che lei considerava la sua patria. Zala racconta: “quando abitavo a Bitola (nella Macedonia del Nord) i bambini mi prendevano giro perché ero slovena. Anche a Fiume ero slovena. Quando andavo a Trieste gli italiani mi disprezzavano perché ero slovena. Poi mi cacciate di qui perché non sono abbastanza slovena?” E’ disperata, passa le giornate cercando aiuto ovunque, alternando speranze e delusioni. Dal libro è stato anche tratto un film nel 2018.

Nell’appendice del libro la ricostruzione storica dei fatti reali viene spiegata dettagliatamente da Lana Zdravkovic. Il 26 febbraio 1992 il Ministero degli Interni della neonata Repubblica di Slovenia aveva cancellato da tutti i registri 25.671 persone, le quali, praticamente da un giorno all’altro, persero la qualifica di “cittadini residenti”, erano in gran parte d’origine dagli altri stati della ex repubblica jugoslava, spesso di etnia mista. Di fatto “essi sono stati derubati di tutti i diritti legati allo status di residenza, come ad esempio il permesso di lavoro, l’assistenza sanitaria, i diritti per la casa. I loro documenti sono stati dichiarati non più validi e quindi distrutti, …. per la maggior parte con l’inganno”. Nella sostanza erano diventati stranieri in Slovenia ed erano invitati a tornare a casa, quella d’origine.

Nel 1999 e nel 2003 la Corte Costituzionale slovena, ricorda Lana, dichiarò incostituzionale il “decreto dei cancellati”. Nei fatti però nulla cambiò, così che nel 2004 venne indetto un referendum sull’accoglimento della “legge tecnica sui cancellati”, in seguito al quale venne respinta a grande maggioranza l’abrogazione della legge sui cancellati. Nel 2010 lo Stato cercò di mettere una pezza al problema, emanando un regolamento attuativo della legge precedente, che però scontentò molti. Venne coinvolto infine il Tribunale Europeo per i diritti dell’uomo che, nel giugno 2012, dichiarò la violazione della Convenzione Europea sui diritti umani ed intimò alla Slovenia di riparare i torti subiti dai cancellati e così nel dicembre 2013 (dopo 20 anni) emanò una legge sul risarcimento dei cancellati. Però, per varie complicazioni burocratiche, circa 13.000 persone non poterono ottenere tale risarcimento.

Miha Mazzini denuncia una legge aberrante, tenuta nascosta perché considerata vergognosa, e le cui conseguenze non sono state ancora del tutto risolte. Viene da chiedersi perché un provvedimento apparentemente solo amministrativo abbia potuto trasformarsi in una tragedia per migliaia di persone e perché per tanto tempo su questi accadimenti gli storici e gli intellettuali non abbiano fornito delle spiegazioni non dico in Italia, ma almeno in Friuli Venezia Giulia. Restiamo in paziente attesa.

Per concludere, in fondo al libro viene riportato un passo di una famosa poesia, frequentemente citata, che ci fa riflettere “sul silenzio nel momento della violazione dei diritti degli altri”. E’ del teologo e pastore protestante Martin Niemöller, che fu internato in un campo di concentramento nazista:

Prima vennero per gli ebrei

ed io non dissi nulla perché

non ero ebreo.

Poi vennero per i comunisti

ed io non dissi nulla perché

non ero comunista.

Poi vennero per i sindacalisti

ed io non dissi nulla perché

non ero sindacalista.

Poi vennero per me

E non era rimasto nessuno

Che potesse dire qualcosa.

 



Articolo originale in Italiano.