IL TEDESCO, UNA LINGUA DIMENTICATA

IL TEDESCO, UNA LINGUA DIMENTICATA

di HANS KITZMÜLLER

 

Grandi sono state le aspettative per le quali le svariate iniziative realizzare nel 2025, anno di Nova Gorica e Gorizia nel ruolo di capitale europea della cultura avrebbero potuto contribuire a diffondere e ulteriormente approfondire anche la conoscenza dell’originalissimo carattere culturale storico di entrambe le città.

I territori delle due Gorizie sono stati nel passato un caso unico nella storia d’Europa: nel loro passato comune di territorio unitario (quello della antica contea) sono stati infatti l’ambiente in cui hanno convissuto per secoli lingue diverse perché la sua popolazione era composta da sloveni, tedeschi (austrotedeschi), friulani e italiani, tutti insieme abitanti della città e del suo territorio sia pure appartenenti ai tre ceppi che rappresentano le diverse aree linguistiche del continente, quella romanza, quella germanica e quella slava. La geografia determinava quindi in questa regione nel primo Medioevo l’area della loro convivenza e compenetrazione. Espressione evidente di questo territorio ne è stata il suo capoluogo storico: per questo Gorizia è divenuta nel corso di molti secoli una città veramente unica in Europa, non per nulla definita una Vielvölkerstadt, la più esemplare di quel Vielvölkerstaat che è stato la Vecchia Austria, perché sino al 1915 la sua popolazione cittadina è stata plurilingue come sino dal 1848 hanno sempre regolarmente documentato i periodici frequenti censimenti delle lingue eseguiti per tutti gli ultimi 60 anni austriaci della città, censimenti che nell’area urbana hanno ogni volta registrato una netta maggioranza di lingua italiana.

Il caso di Gorizia è unico nel cosiddetto vecchio continente. Altre città dell’Europa centrale hanno registrato nel passato la convivenza di lingue ed etnie diverse senza però poter annoverare mai, naturalmente, anche una componente latina. Il caso estremo alla periferia orientale dell’impero absburgico era rappresentato da Czernowitz con ben cinque lingue d’uso comune: polacco, tedesco, yiddish, rumeno e ruteno (ucraino). Per ragioni di carattere amministrativo mercantile e militare anche città come Trieste e Fiume hanno visto una presenza comunque non ‘autoctona” di elementi tedeschi,, ma nessuna città poteva comunque in ultima analisi vantare come Gorizia sin dal Medioevo una popolazione composta da tedeschi, friulani o veneti e sloveni a rappresentare quindi le tre grandi famiglie europee, ripeto, quella germanica, quella latina e quella slava in una secolare e naturale convivenza favorita dalla posizione geografica e quindi connaturata all’identità storico-culturale del Goriziano, così come la si riscontra nella storia a partire dall’insediamento a Gorica dei conti di Gorizia e dalla costruzione del loro castello.

 

Di questo aspetto si è discusso e scritto molto già nel passato, poi molto meno nella prima metà del Novecento, sino a dimenticarne, ignorarne se non addirittura contestarne la veridicità.


Per Go2025 sarebbe bastato ricordare almeno assieme a Carl von Czoernig, lo storico più importante di Gorizia e il suo territorio sino al 1870, anche il suo traduttore Ervino Pocar, riconosciuto inoltre come uno dei più importanti traduttori in italiano di centinaia di capolavori della letteratura tedesca, oltre ad esser diventato un dirigente della Mondadori. O forse ci è sfuggito fra tante iniziative qualche accenno?

 

Si propongono al riguardo le osservazioni del più accreditato vecchio o, se vogliamo, antico goriziano (d’elezione) Carl von Czoernig-, con l’intento appunto di incuriosire sull’argomento relativo al carattere linguistico della Gorizia storica.

 

La Görzer Zeitung, periodico in lingua tedesca stampato nella seconda metà dell’Ottocento registra una sola polemica, peraltro pacata e civile: quella relativa alla discussione sulla nazionalità di Gorizia. Se ne propone un articolo apparso il 26 febbraio 1872, quale documento dell’atteggiamento tenuto dai goriziani di lingua tedesca nel clima che si stava ormai instaurando in quegli anni fra gli intellettuali di diversa nazionalità a Gorizia.


Quale era e quale è dunque veramente il carattere nazionale della città di Gorizia e quale è stato, considerato dal punto di vista nazionale, lo sviluppo storico della nostra città? Comunque sia, rispondere a tali domande dipende moltissimo dal punto di vista dal quale si guarda o si vuole guardare l’oggetto, e pertanto non sorprenderà affatto, se uno o l’altro partito adeguerà i fatti alle proprie visioni e tramite una combinazione più o meno abile farà apparire gli stessi in una luce falsa o che vela la verità. Il fatto che però, come qui è già avvenuto, si manifesti una ignoranza così colossale delle situazioni storiche e presenti della nostra città con una convinzione che rasenta l’ingenuità e si stimi così poco la cultura del pubblico assolutamente responsabile, per poter sperare che si possa prestar fede ad una così spaventosa frottola, grazie a Dio a tutt’oggi è una cosa che succede ancora raramente. Guardiamoci allora bene lo sviluppo nazionale della città di Gorizia e del suo territorio, così come ce lo fa vedere la storia.


Così come l’intero territorio della contea di Gorizia nella sua estensione originaria sin dal primo medioevo era abitato da genti slave, anche il luogo menzionato per la prima volta nell’anno 1001 “Gorz” (
sic) era originariamente un insediamento slavo e rimase tale sino a quando i conti tedeschi di Gorizia costruirono il castello, in cui fissarono la loro dimora circondandosi di ministeriali tedeschi. In questo modo la cinta del castello (l’odierna città alta) divenne tedesca e conservò tale nazionalità anche quando il conte Enrico II conferì alla stessa i diritti di città. Per tutto il Medioevo Gorizia rimase una città tedesca con popolazione prevalentemente tedesca, dai costumi e dalle consuetudini tedesche, con nobiltà e ceto borghese tedeschi, con amministrazione della giustizia tedesca.


L’elemento friulano-italiano si è aggiunto soltanto a partire dalla metà del XV secolo attraverso l’influenza delle città di Udine e Cividale allora culturalmente assai avanzate, poi a partire dall’inizio del XVI secolo con l’annessione del territorio friulano di Gradisca e Aquileia alla Contea di Gorizia. La circostanza che questo elemento assunse via via la preponderanza nella popolazione si spiega soprattutto dalla spinta all’istruzione, i
cui inizi si affermarono allora alimentati dalle fiorenti università italiane, inoltre per il fatto che il collegamento con i paesi tedeschi ancora rimasti indietro nella cultura a causa della quasi totale  mancanza  di  mezzi di comunicazione  era estremamente labile, mentre la città era in molteplice e ininterrotto contatto con le province italiane vicine e allora assai progredite. Tuttavia questa preponderanza italiana allora non ha mai completamente soffocato gli altri elementi di nazionalità tedesca : e infatti li vediamo sussistere ancora oggi non solo con immutata energia, ma riscontriamo addirittura per servirci di questa espressione una storia di riflusso dato che al giorno d’oggi i risultati della ricerca tedesca e del sapere tedesco esercitano sulla così intelligente nazione italiana all’incirca la stessa fruttuosa influenza, che noi abbiamo ricevuto dalla stessa nel medioevo. E ci fa piacere dire qui che questa influenza culturale dai nostri vicini viene accettata con la stessa autentica benevolenza con la quale la Germania la offre.


A colui che proprio non voglia negare fatti manifesti, non resta quindi altra scelta che riconoscere che i più antichi abitanti di Gorizia erano gli slavi, i
più antichi cittadini erano tedeschi, mentre gli italiani e i friulani costituiscono la parte della popolazione sopraggiunta più di recente, conferendo, come volentieri concediamo, per il loro numero, il loro lavoro e il loro patrimonio alla città, col tempo, il carattere di un’isola italiana in area slava. Inoltre non si dimentichi però che una buona parte proprio delle famiglie più in vista, originarie del Friuli o di province italiane più meridionali, nel corso del tempo e per molteplici attività, che i loro appartenenti svolsero al servizio dello stato e della dinastia, si è addirittura germanizzata, per cui esse non hanno proprio più nulla di italiano, se non proprio il nome.


Secondo un rilevamento relativo a tempi recentissimi dell’anno 1868, sono stati contati tra la popolazione della città di Gorizia e dintorni 1800 (perlopiù appartenenti al ceto sociale elevato) tedeschi, 3500 slavi e 10700 italiani, dei quali 9000 individui parlano anche il dialetto friulano.


Non attiene affatto al nostro carattere nazionale
quello tedesco rispondere ad una gentile profferta con uno sgarbo, ma accettare in casa propria ospitalità, a tanto la nostra buona indole non arriva. Riconosciamo la piena bontà di diritti delle altre nazionalità che vivono a Gorizia, di operare in questo bell’angoletto della terra per quanto è loro consentito dalle loro capacità spirituali o altro e siamo volentieri disposti a continuare a dividere con loro come nostri concittadini gioie e dolori, così come è sinora avvenuto e per la verità non a nostro reciproco svantaggio.


La discussione sul carattere nazionale di Gorizia continuava nel n. 16 del dicembre 1872 con una puntuale risposta all’articolo intitolato «Gorizia tedesca?» apparso sul
Goriziano del primo dello stesso mese. Vi si riconosceva l’obiettività complessiva della replica del Goriziano non accettando però l’invito ad una più circostanziata dimostrazione cli certe affermazioni. La Görzer Zeitung tenne però a precisare di non aver voluto fare con le sue argomentazioni di Gorizia una città tedesca, ma di aver voluto soltanto sottolineare l’opinione che l’elemento tedesco della città non fosse da considerarsi «ospite» aggregatosi agli altri gruppi in quanto già presente sino dalle origini della città in misura predominante, rivendicando pur a fronte della sua diminuzione numerica eguali diritti rispetto alle due altre nazionalità. Prima di passare a confutare le osservazioni di carattere storico contenute in quell’articolo del Goriziano, l’editorialista concordava però con la conclusione del foglio italiano scrivendo: «Volentieri e con piena convinzione aderiamo alla frase conclusiva del “Goriziano”: il fiorire ed il bene della città esige la convivenza di noi italiani, sloveni e tedeschi in pace e in buona concordia» a riprova di quanto l’ideale multinazionale o sovranazionale trovasse a Gorizia un terreno reso particolarmente fertile dalla convivenza secolare delle diverse componenti nazionali, che altre città divenute relativamente più tardi crogiuolo di popoli e razze, come Trieste e Fiume, non potevano vantare. Tale caratteristica del Goriziano quale territorio di naturale convivenza dei tre gruppi si riflette infatti di frequente, esaltata appunto come realizzazione di quell’ideale, nella letteratura in lingua tedesca della fine del secolo.

Improvviso fu l’annuncio di fine delle pubblicazioni di questa Görzer Zeitung resasi necessaria non già per mancanza di sostegno morale, come si tenne a precisare, ma per mancanza di sostegno materiale. Nel respingere l’insinuazione di essere stato uno strumento di «germanizzazione» a Gorizia, la redazione della Görzer Zeitung si congedava così definitivamente auspicando «una unanime concorde cooperazione dei popoli, che nella loro totalità si chiamano Austria».

 

In un capitolo del volume curato da chi scrive, Gorizia austriaca, apparso nel 2023 in relazione a quella polemica innescata sulle pagine della «Görzer Zeitung», si riportano anche i risultati dettagliati del censimento delle nazionalità del 1869 a Gorizia. Carl Czoernig ha offerto infatti un’analisi più dettagliata di quei dati nel suo volume Görz als klimatischer Kurort:

 

Nell’anno 1869 questa [la popolazione] si componeva di 12.259 (64,2%) indigeni presenti e 4.400 (35,8%) forestieri. Nel 1857 si ebbero 10.494 (78.9%) indigeni e 2.803 (21,1%) forestieri. Perciò l’immigrazione dei forestieri è salita del 14,7%,

Questi a loro volta si suddividono in:
2.
773 appartenenti ad altri comuni del Litorale;
1.035 appartenenti ad altri paesi della monarchia e 592 stranieri.

Nella seconda categoria conta principalmente la distanza del paese, ma anche la sua superficie e la mobilità degli abitanti, poiché tra i forestieri soggiornanti nel1a città troviamo:

334 carniolini, 

129 boemi,

115 ungheresi, 

102 carinziani, 

 86 stiriani,

 81 dell’Austria inferiore,

 68 moravi

 50 tirolesi,

 32 galiziani,

 15 dell’Austria superiore,

  11 dalmati,

  6 transilvani,

  3 slesiani,

  3 cittadini della «Militärgrenze».

Tra gli stranieri nella città di Gorizia soltanto gli italiani formano un numero abbastanza considerevole. Si censirono:

467 italiani,

 51 germanici,

 25 svizzeri,

 22 francesi,

 9 russi,

 6 africani,

 4 britannici,

 4 spagnoli,

 4 turchi 

 

Più avanti l’autore annotava inoltre: «Il numero dei tedeschi residenti ammonta a circa 1.800 unità». Non si dovrebbe andare molto lontani dal vero asserendo che la maggioranza di questi sia costituita anche da famiglie goriziane di lingua tedesca residenti già da diverse generazioni, una minoranza, rispetto ad una popolazione cittadina all’epoca di 16.659 abitanti, che non può essere considerata esigua e irrilevante (si ricordi l’aumento di immigrazione tedesca verso la metà del 18° secolo registrata dal Morelli Schönfeld, che al riguardo ha parlato anche di un rinascimento “nella nostra antica favella nazionale”!. 



Articolo originale in Italiano.