PER INTERESSE O PER AMORE?

PER INTERESSE O PER AMORE?

di ANDREA BELLAVITE

 

La Capitale europea della Cultura è come un seme gettato nel terreno. Al di là delle migliaia di iniziative, degli entusiasmi e delle delusioni, il messaggio era e rimane molto forte: una terra insanguinata da due guerre mondiali generate dal nazionalismo, dal razzismo e dal nazifascismo, ora viene additata all’Europa e al Mondo come un esempio di convivenza fra diversità, solidarietà concreta e potenzialità di pace nella giustizia. Tutti si sa che è un “già” ma anche un “non ancora”. Il seme potrà germogliare, crescere, diventare albero, foglia, fiore e frutto se ogni cittadina e ogni cittadino, nella consapevolezza della propria specifica responsabilità, si sentirà veramente “Goriziano”. Ognuno offrirà con passione all’altro la propria storia, cultura, concezione del mondo, lingua.

Sì, anche la lingua, anzi forse è soprattutto la lingua che costituisce ancora un importante e a volte invalicabile confine, nella mente delle persone. Lo stato di fatto è che la maggioranza degli abitanti di Nova Gorica – anche se la percentuale è in calo – conosce bene la lingua italiana. I più anziani l’hanno imparata a proprie spese, vivendo sotto l’occupazione del Regno d’Italia e insegnandola poi ai loro figli. I “giovani” nati tra gli anni ’60 e ’80 del XX secolo l’hanno assimilata guardando le trasmissioni di Tele Capodistria o le emittenti italiane. Tra gli abitanti di Gorizia, a parte ovviamente coloro che fanno parte della presenza slovena in Italia, bisogna riconoscere che sono pochissimi coloro che se la cavano con lo sloveno. Una piccola parte “rischia” un dober dan o un hvala quando va a fare benzina, qualcuno riesce a capire e a farsi capire in una sorta di adesione al bilinguismo passivo (parlo la mia, ma capisco la tua), ma gli italiani che parlano correttamente lo sloveno si contano letteralmente sulle dita di una mano. Così non va! È il più evidente, se non il più importante dei “non ancora”. E non si dica che non esiste reciprocità, dal momento che qualche scritta bilingue si trova a Gorizia, quasi nulla a Nova Gorica. Chi dice così probabilmente non ha mai camminato guardandosi veramente intorno nelle piazze Bevk o Kardelj. Non considera, inoltre, che mentre in Italia esiste una forte presenza slovena, a Nova Gorica non ci sono praticamente autoctoni di lingua italiana… A parte ciò, è evidente che il vero problema è superare l’abisso di differenza, attraverso una nuova concezione dell’apprendimento delle lingue e della politica scolastica. 

Sì, perché è importante domandarsi non solo “come”, ma anche “perché” imparare la lingua dell’altro, ricordando che l’Unione europea suggerisce alle terre di confine di curare l’insegnamento della propria lingua, di quella del vicino e dell’inglese, come “veicolare”, per potersi esprimere nel resto del mondo. Il grande Ivan Ilich, nel suo dimenticato ma importante e provocatorio libro Rovesciare le istituzioni, notava che si può imparare la lingua dell’altro o per interesse o per amore. Nel primo caso si tratta di un atto di violenza, entro senza bussare e mi impadronisco della più individuale delle forme attraverso le quali la persona rappresenta sé stessa nella comunità in cui vive. Lo faccio solo per poter avere un posto di lavoro o comunque un guadagno nella società. Nel secondo caso, l’altro mi apre la strada per “entrare” nel profondo della sua intimità e mi invita dolcemente a far parte della sua storia e del suo modo di esprimersi, il che si può realizzare soltanto in una dimensione amorevole e affettiva. In parole semplici, io ti concedo il privilegio di poter entrare in me, nel mio modo di essere e pensare, offrendoti con amore ciò che appartiene a me e al mio popolo; ti invito ad aprirti accogliendo questo dono prezioso.

Al di là delle suggestioni di Ilich, il tema deve essere affrontato anche sul piano politico, con scelte molto concrete. Qualche esempio?

Si potrebbe auspicare l’esistenza di scuole plurilingui, sull’esempio del Liceo di Celovec/Klagenfurt, dove gli insegnamenti vengono svolti in tedesco, sloveno, italiano e inglese, in modo che gli studenti possano uscire dalla scuola comprendendo e parlando ciascuna di esse.

Si dovrebbe decidere di inserire lo sloveno come lingua curricolare in tutte le scuole italiane di Gorizia e l’italiano in tutte quelle slovene di Nova Gorica.

Sarebbe inoltre da sottolineare sempre più la sempre più frequente richiesta da parte di genitori italiani di iscrivere i figli nelle scuole slovene, ma soprattutto la necessità di una collaborazione quotidiana tra gli istituti di Nova Gorica e Gorizia, per offrire una maggior possibilità e libertà di scelta transfrontaliera.

Si dovrebbe investire molto sulla formazione degli adulti, in collaborazione con le università e con gli insegnanti titolati. C’è già tanto, per esempio, tra le tante che si potrebbero citare, realtà molto virtuose come le iniziative di reciproca conoscenza proposte intorno a Epicenter o alla knjigarna kavarna Maks, quelle svolte nelle due biblioteche slovene di Nova Gorica e Gorizia, quelle promosse da Kulturhaus in Casa Ascoli, dai gestori del sito Slovely.eu o dalle ottime case editrici QuduLibri o ZTT per quanto riguarda la promozione culturale. Ma anche gli enti locali potrebbero incentivare tali iniziative e proporre altre opportunità, sostenendo docenti e studenti nella moltiplicazione di corsi impegnativi, in grado di consentire a più persone possibili di oltrepassare il livello dei convenevoli. 

Casa Ascoli? Sì, oltre a tutto è anche la sede della Società Filologica Friulana. Dopo aver perso la dimensione ebraica e quella tedesca, Gorizia deve tenere molto stretta e sostenere in ogni modo la sua componente storica e attuale friulana. Non si deve permettere la cancellazione di una parte così fondamentale della tradizione del territorio, rendendo possibile a tutti la conoscenza di nomi importanti della letteratura del passato come Pietro Zorutti, Ugo Pellis, Pier Paolo Pasolini, dei tempi più recenti come il gigante Celso Macor, la dolce Anna Bombig e tanti altri, per non citare – per timore di dimenticare qualcuno – l’ampia schiera dei poeti e degli autori viventi.

Accanto a tutto ciò, non si devono dimenticare i nuovi Goriziani, provenienti da tutti i Continenti e giunti sulle rive dell’Isonzo per necessità o per scelta. Anche loro fanno parte della Comunità e la loro specificità culturale, linguistica e religiosa può e deve essere patrimonio di tutti e di ciascuno. È la meravigliosa ricchezza della comunione nella valorizzazione della bellezza della diversità. Di ogni diversità che ciascun essere umano è e porta con sé.



Articolo originale in Italiano.