RIQUALIFICAZIONE DI PIAZZA TRANSALPINA E DEL TRIDENTE
di MATEJ KLANJŠČEK
Gli inizi e il progetto di Max Fabiani
Piazza Transalpina (Trg Evrope) rappresenta, insieme al “Tridente”, uno dei luoghi urbani più importanti sui confini degli Stati europei, non solo per il suo valore storico e simbolico, ma anche per l’originalità della sua concezione urbanistica. La sua forma e la sua funzione derivano da una precisa visione della città moderna, delineatasi tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, quando Gorizia era al culmine della sua stagione mitteleuropea, città di confine e snodo strategico dell’Impero austro-ungarico. In quegli anni, le questioni chiave della pianificazione urbanistica riguardavano lo sviluppo delle infrastrutture, in particolare l’approvvigionamento idrico, i collegamenti stradali e il potenziamento della rete ferroviaria. Il progetto della nuova Ferrovia Transalpina (Wocheinerbahn), che avrebbe collegato Trieste con Vienna, rappresentava l’opportunità di trasformare la parte settentrionale della città. Nel 1901 il Comune di Gorizia indisse un concorso per la redazione del piano regolatore generale, al quale partecipò l’architetto e urbanista Max Fabiani (1865-1952), allievo di Otto Wagner e figura celebre nella cultura architettonica mitteleuropea. Fabiani interpretò la nuova stazione ferroviaria non semplicemente come un’infrastruttura, ma come un elemento capace di dare impulso all’espansione della città: un punto di rappresentanza e di ingresso urbano.
Intorno al 1906, Fabiani ideò il progetto del cosiddetto Tridente della Transalpina, un sistema stradale radiale che avrebbe regolato la nuova piazza antistante la stazione ferroviaria – all’epoca Görz Staatsbahnhof – come punto di convergenza di tre assi prospettici, che oggi corrispondono alle vie Foscolo, Caprin e Luzzatto, collegate a via Monte Santo. Il sistema, ispirato a modelli barocchi reinterpretati in chiave moderna, univa monumentalità e razionalità funzionale, stabilendo un collegamento armonioso tra l’architettura della stazione, il paesaggio e il tessuto urbano. In questo disegno, la stazione – progettata in stile eclettico-secessione dall’architetto Robert Seelig – era l’elemento centrale di una composizione simmetrica, con un corpo centrale a tre piani e due corpi laterali a due piani. Essa si apriva su un’ampia piazza che, priva di barriere fisiche, era concepita come spazio di aggregazione e di rappresentanza. Le idee di Fabiani trovarono eco e continuità in altri progetti coevi o successivi, come le proposte di Antonio Lasciac (1905), che disegnò schemi curvilinei e radiali di viali alberati, e nel piano urbanistico del 1921, redatto dallo stesso Fabiani insieme a Lodovico Braidotti e Riccardo Del Neri, dove il sistema di collegamenti visivi e prospettici tra i grandi spazi urbani (piazze, viali, il fiume Isonzo, le colline e i giardini) costituiva la struttura portante dell’espansione cittadina. Questo approccio urbanistico rifletteva una precisa immagine della città, ovvero la città-giardino, in linea con la vocazione paesaggistica e climatica di Gorizia, celebrata nella seconda metà dell’Ottocento da Carlo von Czoernig, che la definì “la Nizza austriaca”.
Dalla divisione alla riconnessione
La Prima Guerra Mondiale rappresentò una profonda frattura: la stazione ferroviaria, infrastruttura strategica, fu gravemente danneggiata dai bombardamenti. Dopo l’annessione di Gorizia all’Italia, l’edificio fu ricostruito secondo i progetti originari e la piazza fu nuovamente sistemata dallo stesso Fabiani. Nel 1923 la stazione prese il nome di Gorizia Montesanto. Durante la Seconda Guerra Mondiale, lo scalo ferroviario fu ancora una volta teatro di eventi bellici, utilizzato per il trasporto di truppe e mezzi e, tragicamente, come snodo per i convogli diretti ai campi di concentramento. Con la fine dei combattimenti e la definizione dei nuovi equilibri geopolitici, il territorio goriziano fu affidato all’Amministrazione Militare Alleata fino al 1947, anno del Trattato di Pace. Il confine tra l’Italia e la Jugoslavia fu allora tracciato esattamente attraverso Piazza Transalpina, che insieme alla città venne divisa in due parti: da un lato una porzione della piazza, dall’altro la stazione ferroviaria e i terreni sui quali sarebbe sorta la nuova città di Nova Gorica. Per decenni, la piazza è stata attraversata fisicamente dal filo spinato e successivamente da una recinzione, simbolo concreto della divisione politica ed esistenziale di due mondi. Da luogo di incontro e rappresentanza, la piazza si trasformò in una zona di separazione e controllo, emblema della Guerra Fredda e della frattura europea.
Con la dissoluzione della Jugoslavia e il successivo processo di integrazione europea, la piazza ha progressivamente riacquistato la propria integrità fisica e simbolica. L’ingresso della Slovenia nell’Unione Europea nel 2004 e l’adesione all’area Schengen nel 2007 hanno segnato la fine del confine fisico, restituendo a Piazza Transalpina il suo ruolo originario di luogo di transito e connessione. La pavimentazione in pietra, con al centro il simbolico mosaico di Franco Vecchiet che oggi indica la posizione del vecchio confine, conserva la memoria della divisione ma ne muta il significato: da barriera a segno identitario comune. La piazza è così diventata il simbolo della cooperazione transfrontaliera e il cuore del progetto di integrazione tra Gorizia e Nova Gorica, culminato con il riconoscimento di Capitale Europea della Cultura 2025.
Opportunità di riqualificazione
Il progetto di riqualificazione di Piazza Transalpina / Trg Evrope e del Tridente di Fabiani si inserisce nel quadro delle trasformazioni legate a Capitale Europea della Cultura 2025, di cui rappresenta uno dei più importanti interventi simbolici e infrastrutturali. L’obiettivo è duplice: da un lato, riconnettere il tessuto urbano diviso in passato dal confine; dall’altro, restituire alla piazza e al suo sistema radiale il ruolo originario di porta della città e di spazio di rappresentanza comune.
Il progetto mira a istituire un sistema urbanistico unitario, integrato e transfrontaliero, che valorizzi il ruolo architettonico e simbolico della stazione ferroviaria di Nova Gorica e dello spazio antistante; a migliorare la qualità urbana e ambientale, promuovendo la mobilità dolce e l’accessibilità inclusiva; a creare uno spazio comune per eventi, attività culturali e sociali con funzioni polivalenti; a rispettare il principio DNSH (Do No Significant Harm) e i criteri ambientali minimi, in conformità con i finanziamenti del programma europeo FESR (Fondo Europeo di Sviluppo Regionale) 2021-2027, sia per la parte italiana sia per quella slovena.
Il progetto si basa su alcuni principi strategici, tra i quali: uno spazio comune e aperto privo di barriere architettoniche, caratterizzato da una nuova superficie pavimentata continua e da percorsi pedonali e ciclabili; la riduzione delle superfici impermeabili e l’aumento delle aree verdi a vantaggio della resilienza climatica; la regolamentazione dell’accesso dei veicoli tramite dissuasori a scomparsa per proteggere i pedoni; il potenziamento del sistema di drenaggio delle acque meteoriche; la predisposizione per eventi e manifestazioni con attrezzature e infrastrutture integrate; la valorizzazione della memoria del confine attraverso elementi simbolici della pavimentazione e spazi per installazioni artistiche e commemorative.
Aspetti amministrativi e propedeutici dell’opera
Il progetto di riqualificazione dell’area che comprende Piazza Transalpina e il Tridente è nato nell’ambito della collaborazione istituzionale tra il GECT GO (Gruppo Europeo di Cooperazione Territoriale Gorizia–Nova Gorica–Šempeter-Vrtojba), il Comune di Gorizia e il Comune di Nova Gorica. La progettazione è stata guidata dal team italo-sloveno composto da Ravnikar Potokar Arhitekturni Biro (Lubiana) e DRH Studio Dinale – Rigonat Hugues (Venezia), in collaborazione con SA Architetti e numerosi consulenti ingegneristici per l’impiantistica e le infrastrutture. L’unione di due progetti inizialmente distinti ha permesso di garantire l’unitarietà architettonica e paesaggistica, nonché la sincronizzazione dei tempi di esecuzione.
L’accordo transfrontaliero per l’esecuzione del progetto ha posto le basi giuridiche e operative per la realizzazione congiunta di un’opera infrastrutturale transfrontaliera. Esso ha definito i ruoli, le competenze e le responsabilità delle parti coinvolte, assegnando al GECT il ruolo di stazione appaltante unica per i lavori di interesse comune, e ai due Comuni il ruolo di proprietari e gestori delle rispettive porzioni territoriali. L’accordo ha inoltre stabilito le modalità di finanziamento bilaterale tra l’amministrazione italiana e quella slovena e i meccanismi di coordinamento tecnico-amministrativo per garantire l’unitarietà del progetto e la conformità alle normative di entrambi gli ordinamenti giuridici.
Il progetto ha potuto disporre di un importo complessivo di 4,22 milioni di euro, derivante dalla somma dei contributi delle due componenti territoriali del progetto: la parte italiana ammonta a 1,40 milioni di euro, la parte slovena a 1,92 milioni di euro e la quota destinata al Tridente (Gorizia) è pari a 0,90 milioni di euro. L’importo totale dei soli lavori su entrambi i lati del confine è stato di 2,78 milioni di euro.
Aspetti tecnici e ingegneristici
L’analisi dell’area ha evidenziato criticità legate alla frammentazione dei percorsi pedonali e ciclabili, al degrado delle strutture, alla disomogeneità delle pavimentazioni e alla differente gestione tra i due Stati. Non mancavano però le opportunità di riqualificazione: l’introduzione di verde e arredo urbano, il potenziamento della multimodalità (noleggio biciclette, aree pedonali), la valorizzazione dell’identità transfrontaliera e la promozione di eventi culturali e sociali nella piazza e nelle vie circostanti. Da ciò è derivata un’analisi approfondita delle connessioni esistenti:
Viabilità: i tre assi stradali rappresentano l’accesso principale alla piazza dalla parte italiana della città, con le storiche corsie di marcia e i marciapiedi che sono stati ripristinati, e nuove pavimentazioni coerenti con il disegno della piazza. Sono stati previsti interventi di regolazione del traffico tramite dissuasori mobili a scomparsa: quattro sono stati installati in Italia lungo le vie Caprin e Foscolo, e altri quattro in Slovenia in Kolodvorská ulica. Questi consentono la chiusura totale della piazza al traffico, permettendo così la configurazione di uno spazio comune, ovvero una coesistenza controllata dei flussi pedonali, ciclabili e, in via eccezionale, di veicoli a velocità limitata ($\le\text{20 km/h}$), con precedenza assoluta per la mobilità dolce e i percorsi turistico-culturali.
Mobilità dolce: nell’ambito della riqualificazione sono stati realizzati percorsi pedonali e piste ciclabili continui, che garantiscono fluidità e sicurezza, in conformità con le norme UNI e le linee guida europee per la mobilità dolce.
Trasporto pubblico: l’area è collegata allo snodo ferroviario della stazione slovena e alle fermate del trasporto pubblico locale, favorendo la multimodalità.
Collegamenti urbani: le vie si innestano sulla storica via Monte Santo, connettendo la piazza con i quartieri, i parchi e i centri urbani.
Valore sociale, culturale, simbolico del progetto e rilancio economico
Piazza Transalpina rappresenta oggi uno degli esempi più significativi di rigenerazione urbana intesa come strumento di coesione sociale e territoriale. Da luogo di separazione – segnato per decenni dal filo spinato del confine – la piazza si è trasformata in uno spazio pubblico unitario e condiviso, che incarna la cooperazione europea e la convivenza culturale tra Gorizia e Nova Gorica.
La nuova configurazione spaziale consente una fruizione continua della piazza da parte dei cittadini di entrambi gli Stati, senza barriere fisiche o percettive, restituendo il senso di appartenenza a un unico tessuto urbano. La continuità della pavimentazione, il disegno unitario del verde e l’assenza di dislivelli tra la parte italiana e quella slovena sono elementi architettonici, ma al contempo messaggi simbolici di unità. Ogni scelta costruttiva – dalla pavimentazione continua alle panchine condivise – contribuisce a raccontare la storia di una città che da confine si è fatta ponte, incarnando i valori della coesione, della memoria storica e del futuro europeo.
Il progetto si inserisce nel programma di Capitale Europea della Cultura, di cui costituisce uno dei pilastri principali. L’area è predisposta per ospitare un ampio spettro di attività culturali e performative: eventi musicali e teatrali transfrontalieri, mostre all’aperto e installazioni temporanee, cerimonie ufficiali ed eventi commemorativi, festival e manifestazioni pubbliche. La piazza è progettata per accogliere fino a 5.000 persone durante gli eventi a grande affluenza, grazie a un’infrastruttura integrata (impianti elettrici, predisposizioni audio-luci, aree cablate, accessi regolabili). In prospettiva, essa si configurerà come una permanente agorà europea, luogo di incontro tra culture e laboratorio di cittadinanza cooperativa.
Un elemento chiave del successo operativo è la gestione multilivello affidata al GECT, che ha operato in veste di stazione appaltante unica. Questa struttura ha garantito l’unitarietà dei criteri e delle procedure, consentendo la gestione integrata dei due quadri normativi (italiano e sloveno), il coordinamento simultaneo delle gare d’appalto e delle procedure autorizzative, il rispetto delle condizioni di finanziamento del Programma Operativo FESR 2021-2027 per entrambe le sponde del confine e l’esercizio di una direzione lavori bilaterale, con la totale tracciabilità delle scelte tecniche e dei flussi di approvvigionamento. Il modello gestionale del GECT GO rappresenta oggi una best practice replicabile in altri contesti transfrontalieri europei, dimostrando la fattibilità di infrastrutture comuni gestite secondo standard tecnici uniformi e controlli ambientali condivisi.
La riqualificazione di Piazza Transalpina e del Tridente è un esempio rappresentativo di come l’ingegneria urbana contemporanea possa coniugare funzionalità, sostenibilità e valore culturale. Il progetto non si limita al ripristino della qualità architettonica e ambientale di un’area storicamente compromessa; dimostra come l’infrastruttura pubblica possa servire da strumento di coesione sociale e di diplomazia territoriale per ridefinire i confini fisici e mentali delle città.
Prvotni jezik tega članka je slovenščina.