ZAKAJ NE PO SLOVENSKO?
di IRINA MOIRA CAVAION
Zakaj ne po slovensko? Perché non [parlare] in sloveno? è il titolo di un noto manuale del linguista Jože Toporišič per l’apprendimento della lingua slovena, pensato per un pubblico italofono e pubblicato nel 1982. Nell’introduzione, l’autore offre una panoramica storica del rapporto tra italiani e sloveni, sottolineando l’importanza dell’apprendimento linguistico come strumento per favorire la comunicazione tra le due comunità. Ricorda, infatti, come, nonostante i “rapporti plurisecolari” tra questi due Paesi confinanti, la padronanza dello sloveno da parte degli italofoni del versante italiano sia sempre stata inferiore rispetto alla conoscenza dell’italiano da parte degli sloveni o chi viveva nel versante sloveno.
Abbandoniamo per un momento le riflessioni del noto linguista per volgere lo sguardo a Gorizia – Nova Gorica 2025, Capitale europea della Cultura. Un evento questo che ha consentito alla Gorizia desiderosa di valorizzare il suo passato di importante centro culturale mitteleuropeo e di recuperare quindi un respiro internazionale, una visibilità necessaria a una ridefinizione del proprio ruolo culturale ed economico nella regione. Il tutto in un presente complesso, segnato dalla globalizzazione culturale, dal riacutizzarsi di conflitti interetnici, dai nazionalismi e dalla tendenza alla chiusura dei confini in situazioni di crisi, come accaduto durante la pandemia da Covid-19.
Spettatori entusiasti delle numerose e straordinarie iniziative che hanno caratterizzato questo anno celebrativo della Capitale europea della Cultura, resta tuttavia in molti una domanda inevasa: come sarà possibile sostenere nel tempo un processo di crescita fondato su rinnovate aperture, scambi, conoscenza reciproca e auspicate collaborazioni transfrontaliere, senza conoscere la lingua dell’altro?
Riprendendo la riflessione di Toporišič sul bilinguismo italiano-sloveno nell’area di contatto transfrontaliero del Friuli Venezia Giulia, si osserva come sia stato finora prerogativa quasi esclusiva degli appartenenti alla comunità slovena della regione. Non si è infatti verificato dai tempi in cui il linguista pubblicava la sua innovativa grammatica, un cambiamento strutturale e sistematico nella diffusione dello sloveno nella comunità di maggioranza, ovvero tra gli italiani. Questo nonostante si sia registrato, nell’ultimo ventennio, un crescente interesse per il suo apprendimento, testimoniato sia dal notevole aumento dei corsi di lingua slovena offerti da enti regionali, associazioni culturali delle città e province di Trieste, Gorizia e Udine, sia dall’incremento, dalle caratteristiche non poco complesse, delle iscrizioni alle scuole con lingua d’insegnamento slovena da parte di alunni provenienti da famiglie non slovenofone, italiane o straniere, prive di legami diretti con la comunità slovena.
Parlare di cambiamento strutturale e sistematico, per chi — come chi scrive — si occupa da molto tempo di educazione plurilingue e interculturale e di cittadinanza attiva nella scuola e nella società, conduce inevitabilmente a riflettere sulla attuale opportunità di apprendere la lingua e la cultura slovena nelle scuole con lingua di insegnamento italiana della regione Friuli Venezia Giulia.
Ad oggi, l’insegnamento dello sloveno è previsto in modo strutturale e regolamentato solo nelle scuole della comunità di minoranza slovena, grazie a leggi di tutela nazionali e regionali. Nelle scuole della cosiddetta maggioranza, quelle con lingua di insegnamento italiana, il suo inserimento è possibile in modalità diverse, che proveremo a illustrare in maniera sintetica e semplificata, così da rendere il contenuto comprensibile anche a lettori non esperti di normativa scolastica, ma interessati a conoscerne lo stato attuale e i possibili sviluppi futuri.
La prima possibilità per l’insegnamento della lingua e della cultura slovena nelle scuole con lingua di insegnamento italiana deriva dalle leggi nazionali e regionali sulla tutela della diversità linguistica storica territoriale e, quindi, anche della lingua slovena in Friuli Venezia Giulia. È importante sottolineare che la nostra regione è caratterizzata da un plurilinguismo storico molto ricco e articolato, con la presenza, oltre alla lingua e cultura slovena, anche della comunità friulanofona e dei gruppi di lingua e cultura germanica, che beneficiano di queste stesse leggi. Tali norme consentono di promuovere le lingue storiche del territorio attraverso iniziative organizzate dalle scuole (i cosiddetti Progetti di Istituto), che si traducono in alcune ore di lezione di lingua e cultura nelle classi coinvolte e in altre attività volte a valorizzare le tradizioni locali di tali comunità. Si tratta, tuttavia, di iniziative non sempre integrate organicamente nel progetto educativo complessivo della scuola, detto Piano dell’Offerta Formativa. Esse nascono spesso dalla volontà delle famiglie degli alunni di queste scuole o dalla presenza di insegnanti che, per motivi diversi, hanno contatti con la lingua e la cultura della comunità.
Per quanto riguarda la lingua slovena, queste iniziative coinvolgono numerosi Istituti comprensivi della nostra regione, in particolare nelle province di Trieste e Gorizia. Nella provincia di Udine, invece, esse rispondono a una situazione sociolinguistica diversa, caratterizzata da un’introduzione tardiva delle leggi di tutela della lingua slovena rispetto a Trieste e Gorizia, che ha determinato una perdita drammatica del numero dei suoi parlanti e, di fatto – fatta eccezione per la scuola bilingue di San Pietro al Natisone – l’assenza di scuole con lingua di insegnamento slovena, situazione che si sta cercando di contrastare anche attraverso questo tipo di progettualità.
La seconda possibilità per l’insegnamento della lingua e della cultura slovena nelle scuole con lingua italiana è legata al suo status di lingua comunitaria europea, che ne permette l’insegnamento nella scuola secondaria di primo grado come seconda lingua straniera, accanto a lingue tradizionalmente insegnate come il tedesco, il francese o lo spagnolo. Questa opportunità è stata introdotta con la riforma dell’autonomia scolastica del 2003, che ha stabilito che ogni scuola possa prevedere l’insegnamento di due lingue straniere: la prima, di norma l’inglese, e la seconda scelta da famiglie e studenti. La proposta di una seconda lingua può essere presentata al Consiglio di Istituto, che valuta la fattibilità e le motivazioni della richiesta, considerando le risorse disponibili e l’organizzazione complessiva della scuola. Una volta approvata, la nuova lingua si aggiunge all’offerta formativa senza sostituire altri insegnamenti già presenti, se il numero di studenti interessati giustifica l’attivazione.
Nella nostra regione, fino a oggi, sono stati attivati solo due percorsi curricolari — cioè inseriti stabilmente nel programma scolastico come materia ufficiale — di insegnamento dello sloveno nella scuola secondaria di primo grado, entrambi nella provincia di Trieste. A questi si aggiunge l’esperienza sperimentale di Tarvisio e del suo Istituto Omnicomprensivo, noto per la valorizzazione del plurilinguismo territoriale, che si avvale di un curricolo che, dalla scuola dell’infanzia alla scuola secondaria superiore, prevede materie insegnate in italiano, sloveno, tedesco e friulano.
I due percorsi curricolari sopra menzionati riguardano gli Istituti Comprensivi Iqbal Masih di Trieste (scuola secondaria di primo grado F. Rismondo, apripista dell’iniziativa) e l’Istituto Giovanni Lucio di Muggia (scuola secondaria di primo grado Nazario Sauro). Queste iniziative sono nate grazie all’impegno di genitori, docenti e dirigenti scolastici desiderosi di inserire lo sloveno nell’offerta formativa delle loro scuole.
Tra il 2008 e il 2024, i due percorsi si sono sviluppati quasi in parallelo, purtroppo concludendosi entrambi a causa di criticità comuni. La più rilevante è stata la carenza di insegnanti qualificati per lo sloveno come lingua straniera. Un peso significativo, per chi scrive, ha avuto anche l’assenza di un piano condiviso, specifico e contestualizzato tra scuole e organi amministrativi – come l’Ufficio Scolastico Regionale e il Ministero dell’Istruzione – in grado di sostenere un insegnamento innovativo, ancora in fase embrionale nelle scuole di maggioranza della provincia di Trieste.
Nonostante queste difficoltà, le scuole di Trieste e Muggia hanno sviluppato numerosi materiali, tra cui un libro di testo per l’insegnamento dello sloveno nella scuola secondaria di primo grado italiana, realizzato con la supervisione dell’Università di Trieste e del Centro per lo sloveno come lingua seconda e straniera di Lubiana. Sono stati inoltre creati percorsi interdisciplinari e progettualità in continuità con il territorio, sia all’interno della regione Friuli Venezia Giulia sia in collaborazione con la vicina Slovenia.
Purtroppo, questi sforzi sono stati bruscamente interrotti, a causa di cavilli amministrativi e burocratici che hanno portato via via alla chiusura delle classi che beneficiavano dell’insegnamento della lingua slovena, proprio quando la creazione di una cattedra di insegnamento era ormai vicina.
Esistono poi iniziative non curricolari – cioè attività svolte al di fuori del programma ufficiale – di insegnamento della lingua slovena nelle scuole secondarie inferiori di I grado, di cui però è difficile avere una documentazione ufficiale. Queste sono evincibili dai documenti programmatici presenti nei siti web delle singole scuole e non da un elenco ufficiale gestito dall’Ufficio Scolastico Regionale. Quest’ultimo, tra l’altro, ha dismesso una precedente pagina dedicata a tutte le lingue di presenza storica del territorio, mantenendo attiva soltanto quella relativa alla lingua friulana, oltre, naturalmente, alla sezione riguardante le lingue della scuola della comunità di minoranza slovena. In questo modo viene meno la possibilità di rappresentare in modo unitario tutte le comunità linguistiche storiche del territorio, senza che ciò voglia in alcun modo sminuire la ricca, strutturata e ben organizzata realtà dell’insegnamento della lingua friulana nelle scuole della regione che anzi, rappresenta un eccellente esempio di pianificazione organica di educazione linguistica minoritaria nelle scuole dei lingua di maggioranza.
Tornando allo sloveno, a Gorizia meritano una menzione speciale gli sforzi determinati dell’Istituto con lingua di insegnamento italiana Gorizia 1 – oggi Istituto Comprensivo Graziadio Isaia Ascoli – dove, da anni, nella scuola secondaria di primo grado omonima, si promuovono corsi di lingua slovena, progetti transfrontalieri e collaborazioni con le scuole della comunità di minoranza slovena. Queste iniziative sono sostenute alternativamente da fondi nazionali e regionali, nonché da collaborazioni con associazioni locali, enti di ricerca nazionali e della vicina Slovenia, ma soprattutto si fondano su una grande sensibilità interculturale e su una profonda conoscenza e consapevolezza del territorio dell’area confinaria e delle sue complessità.
Di queste esperienze ci piacerebbe tornare a parlare nei prossimi numeri della rivista, perché la loro storia e le loro caratteristiche costituiscono un punto di riferimento prezioso per altre scuole interessate a sviluppare percorsi analoghi. Esse rappresentano esempi concreti di collaborazione a livello locale e transfrontaliero e di dialogo tra la comunità di maggioranza e quella slovena, mostrando come sia possibile coniugare progettualità plurilingue, innovazione didattica e sensibilità interculturale. A rendere questi percorsi particolarmente significativi hanno contribuito dirigenti scolastici, personale docente e non docente, insieme alle famiglie, con la loro partecipazione attiva e il loro impegno nella valorizzazione del territorio e della conoscenza reciproca.
Al termine di questo excursus, che ha inteso delineare — in modo necessariamente sommario e dunque non esaustivo — la situazione attuale dell’insegnamento della lingua e della cultura slovena nelle scuole con lingua di insegnamento italiana delle aree frontaliere della regione, emerge con chiarezza un quadro articolato e complesso. Si tratta di una realtà contraddistinta da numerose specificità, da progettualità diversificate e da molteplici iniziative locali che, pur nella loro frammentarietà, segnalano un interesse crescente da parte dell’utenza. Parallelamente, la disponibilità dimostrata da diverse istituzioni scolastiche ad accogliere tali istanze lascia intravedere una rinnovata consapevolezza del valore della conoscenza della lingua slovena e una concreta apertura verso la sua possibile integrazione stabile nei percorsi formativi delle scuole.
Dal punto di vista educativo, l’apprendimento delle cosiddette lingue del territorio — tra le quali quella slovena può essere annoverata a pieno titolo — rappresenta un’opportunità di grande valore per uno sviluppo di competenze autentiche e significative. Si tratta di un apprendimento profondamente relazionale e interculturale che, se affrontato in una prospettiva interdisciplinare, favorisce un reale arricchimento delle conoscenze e delle competenze degli studenti.
La lingua slovena è inoltre immediatamente spendibile nella vita quotidiana di un’area caratterizzata da un marcato plurilinguismo e da una ricca dimensione multiculturale. La sua conoscenza consente di entrare in contatto diretto con le persone che la parlano e con i loro contesti culturali, sia a livello regionale sia oltre confine, offrendo un accesso più consapevole e sensibile alla storia e alle dinamiche del territorio. Al tempo stesso, l’insegnamento dello sloveno può favorire un incontro ancora oggi troppo limitato tra la comunità di maggioranza e quella di minoranza, fondato su elementi di reciprocità e riconoscimento — a partire dal gesto simbolico e concreto dell’“imparare la lingua dell’altro”. Un processo che produce effetti positivi anche per i parlanti stessi dello sloveno, i quali vedono valorizzata la presenza e la funzione della propria lingua nel territorio e possono riscoprirsi ambasciatori consapevoli e autorevoli della propria cultura, intravedendo al contempo nuove prospettive personali e professionali.
Infine, se accompagnato da scambi e collaborazioni con la vicina Slovenia, l’insegnamento dello sloveno contribuisce infine a rafforzare i processi di internazionalizzazione degli Istituti scolastici, aprendo nuove possibilità di relazione, cooperazione e crescita, tanto sul piano personale quanto su quello professionale.
Decisive, tuttavia, le criticità rilevate in questo contributo. In primo luogo, l’assenza di un progetto istituzionale strutturato, sostenuto a livello regionale o nazionale, che riconosca l’apprendimento delle lingue autoctone come un naturale, necessario arricchimento dell’offerta formativa delle scuole del territorio dove sono presenti. A ciò si aggiunge la carenza di docenti adeguatamente formati per l’insegnamento della lingua e della cultura slovena, elemento che rappresenta tuttora uno dei principali ostacoli alla diffusione stabile di tali percorsi.
Concludendo questa riflessione, che ha voluto offrire una prima panoramica nel particolare contesto di Gorizia–Nova Gorica, Capitale europea della cultura, e alla luce delle possibilità offerte dall’autonomia scolastica — che consente agli Istituti di costruire il proprio curricolo in relazione al territorio e ai suoi bisogni — non si può che constatare come le numerose esperienze finora realizzate rappresentino una realtà importante che non si può ignorare.
È proprio alla luce di queste esperienze, delle potenzialità espresse e delle competenze maturate, che torna spontanea, e tutt’altro che retorica, la domanda: Zakaj ne po slovensko? Perché non rendere possibile, in modo strutturale e con pari opportunità per tutti, l’insegnamento dello sloveno nelle scuole con lingua di insegnamento italiana situate nell’area frontaliera?
Nell’attesa di nuovi sviluppi, resta la consapevolezza che ogni innovazione richiede tempo, visione e partecipazione condivisa.
L’auspicio è che questo contributo abbia offerto ai lettori qualche elemento in più per comprendere specificità e ricchezze del tema e l’importanza di continuare a riflettere, progettare e costruire insieme.
Articolo originale in Italiano.