LA SALVEZZA DI GORIZIA DEVE DIVENTARE UNA QUESTIONE REGIONALE, NAZIONALE ED EUROPEA
di MARZIO LAMBERTI
Passato
RUOLO. Nel corso dell’Ottocento Gorizia diventa un rilevante centro industriale in collegamento col porto di Trieste con i grandi investimenti industriali di Piedimonte e Straccis e centro commerciale di una vastissima provincia. Alla vigilia della prima guerra conta 30 mila abitanti.
Prima guerra mondiale: l’Italia entra in guerra contro l’Impero asburgico. Gorizia ne sarà l’epicentro. Attorno a lei ottocentomila morti; una città interamente distrutta. Dei trentamila abitanti, quando gli italiani entrano in città ne rimangono 4 mila, gli altri tutti profughi.
Dopoguerra: Alla fine della guerra a Gorizia rientrano poco più di 20 mila abitanti: sparita la componente austriaca, se n’è andata parte di quella slovena e friulana. La città è un cantiere per rimettere in piedi l’80% delle case distrutte. Ma nel giro di un ventennio la città cresce fino a 45 mila abitanti, metà dei quali provenienti da tante regioni in specie dal sud. La città diventa un’altra cosa: “metamorfosi etnica” è stata chiamata.
RUOLO. La città diventa una base militare: sia baluardo contro gli slavi (vedi le forme del sacrario di Oslavia, una fortezza rivolta a est) sia base di lancio per la conquista dei Balcani. Gorizia si riempie di migliaia di militari. Supera i 45 mila abitanti. Trova il suo ruolo e la sua funzione.
Seconda guerra mondiale: l’Italia entra in guerra contro Francia, Gran Bretagna, Urss, Usa, ecc. Gorizia diventa la retrovia dell’attacco alla Jugoslavia del 6 aprile 1941. Grazie al nostro cittadino onorario Benito Mussolini la città paga un prezzo altissimo: la distruzione dell’intera comunità ebraica, le centinaia e centinaia di partigiani caduti (nelle frazioni slovene i caduti sono quasi il 10% della popolazione), le deportazioni nei lager e nei campi di sterminio in Germania e alla Risiera, i bombardamenti degli alleati, la presenza di truppe straniere, le bande fasciste. E poi da ultimo le deportazioni in Jugoslavia.
Dopoguerra: Una città distrutta alle prese con la questione della sua appartenenza statuale. Su tutto la minaccia della guerra fredda e della divisione del mondo tra il bene e il male. Gorizia è al centro di tutto questo, una delle vittime dell’avventura fascista. Perde la sua provincia che era la sua ragion d’essere, per la prima volta ha a che fare con un confine che passa tra le sue case e che interrompe legami, amicizie, parentele, rapporti, interessi, commerci. La tragedia delle deportazioni operate dai tedeschi e dagli jugoslavi segna tutti e produce un clima di odi e sospetti reciproci che percorre la città fino ai nostri giorni. E poi la perdita della periferia slovena con i nuovi confini e l’arrivo di qualche migliaio di esuli che crea ulteriori tensioni. Muro contro muro. Una spaccatura che passa attraverso tutto, all’interno delle famiglie, tra italiani e sloveni, tra i partiti, tra i sindacati, tra periferie e centro, nella vita di tutto e di tutti. E ciascuna parte – ancora oggi – ricorda separatamente i propri morti, elabora la propria memoria, crea i propri monumenti: in periferia quelli ai partigiani, nel cuore della città quello ai deportati.
RUOLO. A partire dagli anni sessanta la ripresa, grazie alla Zona Franca e alle nuove opportunità dovute alla frontiera con lo sviluppo dell’autotrasporto e dell’economia di confine. Gorizia diventa la città vetrina dell’occidente e in più città di sentinella con tantissimi militari. E il lento ritorno alla normalità nei rapporti dentro la città e nei confronti di Nova Gorica. La città così cresce fino agli anni ’80. Divenuta una questione politica nazionale, consolida uno sviluppo dovuto al ruolo politico/militare/strategico assegnatale. Il Piano regolare ipotizza una città di 80 mila abitanti.
Presente
Ma poi, con gli anni Novanta, l’entrata in una nuova fase dell’Europa determina l’esaurimento degli incentivi della Zona Franca, la perdita del ruolo di città vetrina. Dal 1947 al 1989, finché esiste una questione del “confine orientale” nella politica nazionale, Gorizia è al centro degli interessi del Governo italiano, così come specularmente Nova Gorica è al centro degli interessi dell’allora Jugoslavia.
Scomparso il “confine orientale” come questione politica nazionale, viene meno l’interesse per quest’area. Con l’integrazione europea scompare la zona franca. Le fabbriche insediate qui non hanno più il vantaggio delle agevolazioni doganali. Nel corso degli anni ottanta scompaiono le fabbriche e l’occupazione operaia scende da 5.000 a 500 unità. Scompare il confine e di conseguenza gli operatori doganali con gli autotrasportatori e gli spedizionieri. Almeno un migliaio di posti di lavoro in meno. Con la fine della leva obbligatoria negli anni novanta scompaiono anche i militari. Oltre mille famiglie se ne vanno.
I poli di sviluppo scompaiono. Solo i nuovi insediamenti universitari creano, solo parzialmente, vitalità. Di conseguenza in questi ultimi decenni Gorizia perde diecimila abitanti (da 44 mila dei primi anni ’70 agli attuali 34 mila di cui 4 mila residenti all’estero). Oggi conta 30 mila abitanti, come nel 1914. Un quarto non c’è più.
Futuro
Ma Gorizia si è trasformata da città di confine a città baricentrica. Questo è il nuovo scenario. Il 26 giugno 1991, la Slovenia diventa indipendente, 1. maggio 2004 entra nell’Unione europea. 20 dicembre 2007 entra nell’area Schenghen. Nel 2007 adotta l’euro. Il vecchio mondo non c’è più. Guerra fredda, odi, confini… non ci sono più. Superati. Nasce una nuova speranza per la città. Non più città lungo un confine ma città baricentro tra l’est e l’ovest e tra il sud (i porti) e il nord. Sembra il sorgere di una nuova era. GO 25 è il suggello di questo nuovo clima. Da qui bisogna ripartire. Un secolo è passato. Un secolo terribile. Ed ha avuto bisogno di un secolo per rimarginare almeno in parte le sue ferite. Ma dopo un secolo, oggi, siamo di nuovo nella situazione di dover cercare un ruolo, una funzione, un futuro in grado di mutare direzione al declino della città. GO 25 non basta. C’è il rischio che passato l’anno tutto ritorni come prima, fatte salve le tante opere che hanno abbellito la città e resa più funzionale ma che non creano nuovi posti di lavoro. Con il rischio che si manifestino appetiti vecchi e nuovi come la regione divisa in due o in tre con Gorizia assorbita da Trieste, come avviene già in campo sanitario ed economico
Un nuovo RUOLO per la città
Ecco perché la salvezza della città e la sua ripresa passano attraverso l’individuazione di un ruolo che adesso non ha. Di un ruolo che porti occupazione e dia ossigeno a una città che si spopola e invecchia.
Gorizia deve diventare un caso regionale e nazionale. Stato, Regione, UE, Enti finanziari e di categoria, Camera di commercio, investitori devono sedersi attorno a un tavolo con il Sindaco e vedere quale può essere il futuro della città, quale può essere il RUOLO da assegnare alla città. Insomma, un Piano Marshall per la città. Definire a cosa Gorizia può servire per la regione e non solo. Altrimenti Gorizia muore. Le tante proposte di tutti i generi che si sentono quotidianamente sono esercizi anche molto interessanti cui non segue il fatto principale, e cioè l’individuazione dei soggetti in grado di operare direttamente sul terreno investendo risorse. Questo è il nodo. Le proposte che vengono avanzate ogni giorno devono essere collegate agli operatori pubblici e privati e a chi vuole e deve investire, altrimenti rimangono solo esercizi intellettuali.
E allora cosa fare? Occorre un progetto di rinascita, un Piano Marshall, che solo le forze congiunte della regione e dello stato unitamente a centri privati possono mettere in cantiere. Questo è stato fatto per il Friuli all’indomani del terremoto. Superare gelosie ed egemonie e pensare al fatto che lo sviluppo è armonico oppure non è, e che uno sviluppo di tutti è l’unico sviluppo possibile. Non si può far morire lentamente una città. Si tratta di individuare una via di sviluppo, non provvedimenti di “ordinaria manutenzione.” Gorizia da sola non riesce a produrre spinte concrete, programmi realizzabili, risorse in campo, classe dirigente. Gorizia vive una fase di lunga decadenza. Perciò non basta qualche intervento pur necessario in grado di tamponare qualche buco. Occorre ben altro. Gorizia (in primis il Sindaco) deve convincere l’Istituzione Regione, le Università, il Governo, le altre istituzioni regionali, le associazioni economiche, che lo sviluppo e la crescita del Friuli Venezia Giulia devono fondarsi sulla solidarietà di tutto il territorio per favorire le zone più a rischio arretramento. Gorizia deve chiedere alla Regione l’assunzione come obiettivo regionale, nazionale ed europeo del consolidamento di Gorizia e delle sue possibilità di sviluppo.
Ma serve una governance che sia a livello di questi problemi. Che sia capace di mettere in moto il progetto e l’intervento, di mettere in moto le istituzioni sia pubbliche che private per rispondere alla domanda: a cosa serve, a cosa può servire la città per la regione e il paese. E per l’Europa. Si tratta di mettere insieme tutte le energie per individuare una strategia di sviluppo. Gorizia da sola con la sua struttura impiegatizia e piccolo commerciale (vedi la “piramide rovesciata”) non è in grado di progettare il proprio futuro. Occorre un soggetto in grado di mettere in cantiere un progetto per Gorizia Occorre un soggetto in grado di coinvolgere Stato, Regione, Università, Privati, Unione Europea nell’individuare un ruolo e una funzione per Gorizia. E SOPRATTUTTO CHE PORTI NUOVI ABITANTI. Gorizia è per un quarto vuota.
La piramide rovesciata della popolazione
Secondo i dati del Comune, la popolazione residente al 31.12.2023 è di 33.547 abitanti di cui 3.680 residenti all’estero (elettori Aire votanti all’estero), per cui i residenti in città sono 29.867
La forza lavoro è meno della metà degli abitanti. È composta in prevalenza da impiegati privati e pubblici (personale sanitario, insegnanti, uffici pubblici) e liberi professionisti. Una parte è addetta al piccolo commercio e attività artigianali (prevalentemente aziende familiari). Pochissime le attività industriali e del terziario con medie dimensioni. Questa struttura demografica e lavorativa non è in grado di produrre attività e investimenti di una certa rilevanza che portino sviluppo alla città. Lasciate così le cose, Gorizia muore. Lentamente e senza dolore.
Anziani 65-75: sono 5.408 16,1%) Over 75: sono 4.173 (12,5%). In totale gli over 65 sono 9.581 (28,6%)
Giovani 0-18: sono 4.331 (12,9%) di cui 2.664 (7,9%) gli 0-11
Giovani 18-24: sono 2.092 (6,2% )
Parte attiva 24-64: sono 17.543 unità ( 52,4% ) cui vanno aggiunti i giovani sotto i 24 anni e gli anziani sopra i 65 anni che lavorano ma vanno sottratti i 3.680 (10,9%) goriziani residenti all’estero, per lo più in età lavorativa.
PS: dai dati del DUP 2026-2028 risulta che i residenti al 01/01/25 sono 33.666 .
Articolo originale in Italiano.