“DARIO STASI” 2023–2025, LETTERA AD UN AMICO, UN LEGAME CHE SI RINNOVA

“DARIO STASI” 2023–2025, LETTERA AD UN AMICO, UN LEGAME CHE SI RINNOVA

di AGOSTINO COLLA

 

Caro Dario…

Questo è ancora oggi il modo che usiamo per rivolgerci con una lettera nei confronti di un familiare, un amico. È una formula affettuosa e diretta, alle volte anche critica per comunicare le nostre impressioni e i nostri pensieri. Questo mio ricordo va in quella direzione a due anni dalla prematura scomparsa del nostro amico, direttore e fondatore della rivista Isonzo Soča.

Tutte le persone che lo hanno conosciuto, frequentato e apprezzato hanno di lui un ricordo personale mediato dal rapporto costruito in tanti anni non solo attraverso la rivista ma anche nei rapporti umani che hanno contraddistinto la sua vita. Ognuno di noi può delinearne i contorni dando un rilievo personale alla sua figura. Qui vorrei parlare della mia amicizia personale con Dario. 

Ci siamo conosciuti e frequentati più di una ventina di anni fa in concomitanza del centenario della linea ferroviaria Transalpina. La rivista Isonzo Soča e il Circolo Fotografico Isontino BFI di Gorizia di cui ero presidente produssero una pubblicazione fotografica sui territori attraversati dalla ferrovia che collegava l’Impero Asburgico al porto di Trieste nei primi anni del ’900. Da quel lavoro nacque una mia collaborazione diretta con la rivista e con il mondo complesso e articolato delle nostre terre proprio perché Dario me lo ebbe a far conoscere e apprezzare fin dentro le sue pieghe più remote. Tanti i numeri della rivista fatti e costruiti assieme secondo gli interessi per la storia e la geografia dei luoghi che lo stesso Dario scandagliava con interesse e curiosità quasi fanciullesca ritrovando, in ogni scoperta, le ragioni del suo amore per questi nostri luoghi e alle vicende ad esso collegati. 

Tante immagini si accavallano nella mia mente lungo tutti questi anni.  Una di queste mi è rimasta scolpita nel cuore, ed è una fotografia che non ho fatto io, ma è come se l’avessi sempre davanti agli occhi. Roma, Palazzo della Minerva, sede istituzionale degli Atti del Senato della Repubblica Italiana. Isonzo Soča presenta, di fronte alle più alte cariche dello stato, la Mostra “Il secolo Lungo-un itinerario fotografico nel Novecento goriziano”. L’inaugurazione e la mostra stessa vanno benissimo e tutti i convenuti all’evento si ritrovano successivamente sulla terrazza dell’Hotel Minerva nella piazza omonima.  Esterno giorno. In una luminosa mattinata di un già caldo aprile ci ritroviamo tutti quanti a festeggiare l’ottima riuscita dell’evento. C’è chi sorseggia un calice di vino, chi chiacchiera sulle impressioni avute sulla mostra e chi ammira le bellezze di Roma dall’alto dei tetti. Sono seduto davanti a Dario che sembra fissare il vuoto davanti a sé. Il nodo della cravatta è allentato e la giacca d’ordinanza è scivolata dalle spalle sul bracciolo della sedia. Il suo volto tradisce un tenero sorriso che fa trasparire la soddisfazione e il piacere di essere riuscito nell’intento di aver fatto conoscere a Roma il destino e le vicende complicate legate al Novecento goriziano. Sono sinceramente commosso anch’io. Ci guardiamo in silenzio senza dirci nulla. I pensieri riempiono le nostre teste per ciò che questa mostra ci permetterà di fare nel prossimo futuro a Gorizia. Le idee ci sono, troveremo il modo di realizzarle, visti questi propositi.  

Veniamo all’oggi. Dario non è più con noi da due anni, ma le idee e i propositi avanzano nel solco tracciato dai suoi interessi. La rivista è rinata. Ha cambiato formato e layout. La direzione è condivisa tra Gorizia e Nova Gorica e conta la propria affermazione sull’aiuto di giovani seriamente coinvolti.  Gli autori degli articoli hanno rinnovato l’interesse dei lettori per i temi sempre cari alla rivista, fin dalle origini. La recentissima inaugurazione, per Go2025, di un nuovo percorso sul ’900, la mostra “La città sul confine”, l’esposizione permanente che è ospitata negli spazi dell’Edificio Epic in Transalpina dimostrano quanto l’intuito di Dario Stasi avesse visto lontano per affermare, una volta di più, le peculiarità del nostro comune territorio.

 

Sono passati più di trentacinque anni dalla nascita della rivista e, se GO2025 è potuta nascere e affermarsi, è anche opera di quell’uomo con i baffi che con la sua bicicletta ci ha fatto conoscere storie e territori narrati con passione e competenza. Dario manca a molti e a me in particolare, ma tutti noi siamo consapevoli e grati a lui per essere riusciti a fare, assieme, un bel pezzo di strada nella nostra vita. Ecco perché questo legame può essere forte e può, di conseguenza, produrre effetti positivi nel creare la nostra rivista.



Articolo originale in Italiano.