POESIE
di PATRIZIA DUGHERO, ROBERTO MARIO MASINI
Traduzioni / prevodi: JOLKA MILIČ
Le quattro poesie selezionate non illustrano semplicemente il lavoro di Milič, ma costruiscono un piccolo percorso attraverso le sue due lingue: la lingua ascoltata e quella tradotta, la lingua del luogo e quella della memoria. Non ho scelto quattro poesie sullo stesso tema, piuttosto ho pensato a una precisa struttura, visto che lei traduceva mondi, dove le mie vadano a rappresentare la relazione fra le lingue, quelle di Roberto Marino Masini, poeta goriziano, la pluralità delle voci che quella relazione rende possibile, così da proporre un piccolo contest, dove Jolka Milič risulti la figura che attraversa entrambe le direzioni.
Patrizia Dughero
LEGAMI
Da nastri di sabbia
e temporali
faticose navigazioni
ogni ora assediati
il nostro albero sta
nel giardino
invano offuscato
da ruvide montagne.
Silenziose, la loro ombra
affretta la notte
e il triste mare di inutile vigore.
Ci perdiamo a resistere
quando potremmo visitare
nel giardino
la nostra dimora.*
(P.D.)
VEZI
Iz peščenih trakov
in neviht
utrudljive plovbe
vsako uro oblegani
naše drevo stoji
na vrtu
zaman zatemnjeno
od hrapavih gora.
Tihih, njihova senca
pospešuje noč in žalostno
morje nekoristne čvrstosti
Zamujamo se s kljubovanjem
medtem ko bi lahko obiskali
v vrtu
svoj dom.
(J.M.)
* Ho scelto la poesia Legami perché mi sembra esprimere, più di ogni altra (era lei a sceglierle), la natura profonda del lavoro di Jolka Milič: il desiderio di trasformare la distanza in una possibile dimora comune, dove il confine non viene cancellato, ma attraversato.
***
ASCOLTARE CON LENTEZZA
Ascolto, solo chi lo sa fare
può dire. A te che sai ascoltare
io dico: il niente è da comprendere
non si può uscire dalla sofferenza.
Tu che componi suoni e sai ascoltare
ricordi colori e pomeriggi nelle nostre città d’infanzia?
Non ci fermavamo mai. Correvamo soltanto.
Ricordi come tutto nel gioco si distendeva?
Fervido movimento sul campo
già grigio asfaltato
e sulla sabbia contagiata
dall’inverno.
Dove spalle larghe
difendevano
il compagno di gioco
e spingevano via
il traditore tradito.
Il desiderio non irrompeva nelle regole.
Lo sguardo ti raggiungeva, dritto,
senza colpa.*
(P.D.)
POSLUŠATI POČASI
Poslušam, le kdor to zmore
lahko govori. Tebi, ki znaš poslušati
povem: nič moramo razumeti
ne moremo se otresti bolečine.
Ti, ki skladaš zvoke in znaš poslušati
se mar spominjaš barv in popoldnevov v mestih
|našega otroštva?
Nikoli nismo mirovali. Kar naprej smo tekali.
Se spominjaš, kako se je v igri vse izravnalo?
Živahno gibanje na že sivem
asfaltiranem igrišču
in na pesku, ki ga je onesnažila
zima.
Kjer so široka ramena
branila
soigralca
in spehala ven
izdanega izdajalca.
Želja ni vdirala v pravila.
Pogled te je dosegel, naravnost,
brez krivde.
(J.M.)
* È la poesia della disponibilità all’altro. Se in Legami possiamo abitare la distanza, qui possiamo farlo soltanto se impariamo ad ascoltare l’altro. La sua traduzione qui può essere intesa come una forma alta di ascolto, un’azione che prima deve accogliere quella altrui, per poi penetrarne ritmo, memoria, immagini, silenzi. Con la reiterazione del verbo ricordare si genera un ascolto che non riguarda soltanto le parole, ma la memoria che le parole custodiscono.
***
Poesie di Roberto Marino Masini
SLAP KOZJAK
Intrigante gioco di ombre tra rami e terra,
corpi intrecciati dal vento, pelle di natura scossa
da fremiti delicati.
Scende là, dietro rocce severe,
attente, pronte a proteggere una sconfitta,
solo volessero mi cancellerebbero…
i miei passi silenziosi scivolano,
il fragore sfugge al bavaglio,
la comprensione la pace osservano.
Siamo piccoli debitori di quei suoni dimenticati
delle parole scordate ma scritte mai per caso.*
(R.M.M.)
SLAP KOZJAK*
Zapletena igra senc med vejami in zemljo,
od vetra prepletena telesa, kožo narave preveva
nežno drhtenje.
Tja se spušča, za ostrim skalovjem,
pozornim, pripravljenim da obvaruje poraz,
ko bi samo hoteli me bi izbrisali …
moji tihi koraki drsijo,
hrumenje se izmika utišanju,
ohranjajo razumevanje in spokojnost.
Smo mali dolžniki tistih pozabljenih zvokov
neuglašenih besed, a nikoli napisanih tjavendan.**
(J.M.)
* Nedaleč od Kobarida, v dolini Soče.
** Il testo è profondamente radicato nel territorio sloveno della valle dell’Isonzo (accresciuto dal fatto che il testo sloveno approfondisca il nome Slap Kozjak con la nota geografica, come Jolka usava fare) e rende molto forte il legame fra Masini, il territorio goriziano/isontino e l’universo sloveno di Milič. Costruisce un rapporto quasi fisico fra natura, suono, parola e memoria. Soprattutto, il passaggio finale sembra quasi una dichiarazione poetica sul compito della traduzione: ascoltare ciò che rischia di essere dimenticato e restituirgli una lingua.
Sarò solo cenere e potrò perdermi
in un giorno color Isonzo,
sparpagliandomi tra rocce di luce.
Così il senso di questa vita avrà conclusione
e valore,
un gesto lasciato al vento.
Sarà un bel ricordo,
lo immagino così quel momento
tra le tue mani,
un’ultima carezza da portare
fino al mare e poi oltre.*
(R.M.M.)
Bom zgolj pepel in se bom lahko izgubil
nekega dne, iste barve kot Soča,
in se raztresel med žareče skale.
Smisel tega življenja se bo tako sklenil
in pridobil na vrednosti,
kot gib prepuščen vetru.
Bo lep spomin,
tako si predstavljam tisti trenutek
med tvojimi rokami,
kot božanje, ki ga odneseš
do morja in potem še čez.
(J.M.)
*Qui il rapporto con il territorio diventa memoria affettiva e identità: l’Isonzo non è semplicemente un luogo, ma un colore nel quale il poeta immagina di dissolversi: si conclude con un movimento verso il mare e “poi oltre”, con un’apertura che supera il confine geografico e va a rappresentare quella continuità fra appartenenza e apertura all’altro, topos centrale nel lavoro di Milič.
Articolo originale in Italiano.