GORIZIA, IL CONSUMO DI SUOLO E LE AREE DISMESSE

GORIZIA, IL CONSUMO DI SUOLO E LE AREE DISMESSE

di AGOSTINO COLLA

 

L’enunciato del titolo sembra essere vago e porre in rapporto elementi forse distanti tra loro. I fattori “consumo di suolo” e “aree dismesse” però sono in stretta connessione anche perché sono parte consistente dell’ambiente nel quale viviamo. Le foto a margine di questo articolo descrivono questa connessione. Un esempio sotto gli occhi di tutti è l’area industriale dell’ex Cotonificio e i fabbricati che ne facevano, un tempo, uno dei pochi centri vitali della nostra economia locale. Lo stato attuale si descrive da sé e le immagini raccontano l’economia dimenticata della nostra città e il degrado in cui versa un’area simbolo di tanto lavoro e di tante lotte fatte per poterlo difendere. Non posso entrare nel merito delle scelte che hanno portato a questo stato di cose. Tante altre persone hanno scritto in questa rivista delle sorti del Cotonificio triestino raccontandone la storia e le vicende a esso legate, ma vorrei esprimermi sullo stato delle cose e sul nulla che è stato o sarà mai fatto per risolvere le questioni inerenti alle aree dismesse della nostra città.

 

Il caso del cotonificio è quello più evidente. Altre aree hanno e sopportano gli stessi problemi (zona Casermette, scalo ferroviario, servitù militari, caserme dismesse, etc.). I problemi a carico della zona sono chiari ed evidenti a tutti gli amministratori che si sono succeduti alla guida della nostra città. I quesiti legati al solo smaltimento delle coperture in amianto, ai serbatoi interrati di carburanti, o alla sicurezza intrinseca ai fabbricati stessi è cosa nota ma mai affrontata seriamente. Lo si sarebbe potuto fare anche solo pensando alla lunga storia del cotonificio e a come è stata legata all’economia della nostra città. Lo si sarebbe potuto fare anche ipotizzando ad una riconversione della sua area dedicandola ai giovani e alle loro esigenze (luoghi di ritrovo e aggregazione quali palestre, sito per concerti, discoteche…). Ma nulla di ciò sembra possibile fare. Pur tuttavia il degrado incombe e i progetti languono pur avendo in città il corso di laurea magistrale della facoltà di Architettura dell’Università degli Studi di Trieste che potrebbe essere la sede più adatta ad affrontare tematiche del genere. Nel caso specifico, e in tutti gli altri casi, un concorso di idee potrebbe risolvere al tempo stesso la questione delle aree dismesse, la loro riconversione e la possibilità di un rilancio nell’economia delle costruzioni, con tutta una gran serie di attività legate alle ristrutturazioni edilizie senza che queste vengano solamente dedicate alle nuove costruzioni e al conseguente ennesimo consumo di suolo. 

 

Gorizia, al pari di tante città della nostra regione, è evidentemente al centro del fenomeno noto sotto il nome di consumo di suolo. In Friuli Venezia Giulia, tale consumo registra un valore molto elevato, ponendo la regione ai vertici nazionali.; le superfici artificiali sono incrementate di 3.783 ettari nel periodo 1990-2000 e di 1.255 ettari nel 2000-2006, occupando prevalentemente superfici agricole e in minor misura aree boschive e ambienti semi-naturali. (fonte ARPA FVG). Vale la pena riflettere sulla definizione sottostante, e chiarire il termine di suolo e del suo naturale utilizzo da parte dell’uomo. “Il suolo è una risorsa essenzialmente limitata e, visti i tempi estremamente lunghi necessari alla sua formazione, non rinnovabile. È un sistema molto dinamico, che svolge numerose funzioni e fornisce servizi essenziali per le attività umane e la sopravvivenza degli ecosistemi. Il suolo ci fornisce cibo, biomassa e materie prime; funge da piattaforma per lo svolgimento delle attività umane; è un elemento del paesaggio e del patrimonio culturale ed ha un ruolo fondamentale come habitat. Nel suolo vengono stoccate, filtrate e trasformate molte sostanze, tra le quali l’acqua, i nutrienti e il carbonio: in effetti, con le 1500 gigatonnellate di carbonio che immagazzina, è il principale deposito del pianeta” (dr. Paola Giacomich ARPA FVG Gestioni attività centralizzate di rilievo regionale).

 

A tale proposito è bene ricordare gli obbiettivi e gli orientamenti comunitari cui il nostro Stato dovrà dare seguito nel prossimo futuro: “A fine 2021 la Commissione Europea ha approvato la nuova strategia dell’UE per il suolo per il 2030 per ribadire come la salute del suolo sia essenziale per conseguire gli obiettivi in materia di clima e di biodiversità del Green Deal europeo. La strategia definisce un quadro e misure concrete per proteggere e ripristinare i suoli e garantire che siano utilizzati in modo sostenibile. Determina una visione e gli obiettivi per i terreni sani entro il 2050, con azioni concrete entro il 2030. La Commissione, con l’approvazione della Strategia, si è impegnata, inoltre, ad approvare una nuova legge sulla salute del suolo entro il 2023 per garantire parità di condizioni e un elevato livello di protezione dell’ambiente e della salute. A livello nazionale il Piano per la transizione ecologica (PTE) ha fissato l’obiettivo di arrivare a un consumo netto pari a zero entro il 2030, ovvero anticipando di vent’anni l’obiettivo europeo e allineandosi alla data fissata dall’Agenda Globale per lo sviluppo sostenibile. L’azzeramento del consumo di suolo, secondo il PTE, dovrà avvenire sia minimizzando gli interventi di artificializzazione, sia aumentando il ripristino naturale delle aree più compromesse, quali gli ambiti urbani e le coste ed è considerato una misura chiave anche per l’adattamento ai cambiamenti climatici, da normare attraverso un’apposita legge nazionale, come già richiamato anche dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR).

 

Il “consumo di suolo a zero” o “saldo zero” è l’obiettivo strategico di limitare il consumo netto di suolo a zero entro il 2050, privilegiando la rigenerazione urbana rispetto alle nuove edificazioni. Non implica il blocco assoluto delle costruzioni, ma impone che ogni nuova impermeabilizzazione sia compensata da una de-sigillazione e ripristino di aree precedentemente urbanizzate. 

 

Aspetti chiave del consumo di suolo a zero:

Definizione: Si basa sul concetto di “saldo netto”, misurando la differenza tra il suolo consumato (impermeabilizzato) e quello ripristinato.

Strategia principale: Rigenerazione Urbana: Favorire la riqualificazione, il riuso e la sostituzione edilizia dell’esistente, evitando l’espansione su aree agricole o naturali.

Strumenti urbanistici: Integrazione nei piani regolatori di norme che incentivino il recupero, la densificazione e il riuso di edifici abbandonati.

Obiettivi e Scadenze: L’Unione Europea e le politiche nazionali puntano a raggiungere questo obiettivo, spesso definito entro il 2050, per preservare le risorse naturali.

Normativa regionale: Molte regioni italiane (es. Emilia-Romagna, Lombardia) hanno emanato leggi per il contenimento del consumo di suolo, definendo limiti e incentivi.

 

Il consumo di suolo, conseguente ai fenomeni di urbanizzazione e alla creazione di infrastrutture, porta all’impermeabilizzazione dei suoli stessi, che irreversibilmente perdono le loro capacità fisiche e biologiche. Il suolo subisce una serie di processi di degradazione e di minacce, causati o acuiti dalle attività umane, cioè dal modo con cui viene utilizzato. Le pratiche agricole e silvicolturali, i trasporti, le attività industriali, il turismo, la proliferazione urbana e industriale e le opere di edificazione alterano lo stato naturale e le funzioni del suolo, in quanto comportano una modifica della copertura o un’intensificazione del suo uso. Tutti questi aspetti sono pesantemente modificati dalla sua copertura con materiali che ne impediscono gli scambi con l’esterno: coprire un suolo per un lungo periodo con materiale impermeabilizzante, significa uccidere la componente biotica che lo compone. In assenza della sua parte ‘viva’, rimane solamente la parte minerale, morta, statica. Una volta che sono venute a mancare le caratteristiche che rendono il suolo un elemento così chiave degli ecosistemi, non è possibile recuperare facilmente quello che si è perso. E quindi, sotto questo aspetto, urbanizzazioni spinte come quelle che si possono vedere in via Brigata Re (lato sinistro della SR 56 in direzione di Lucinico) e in via Brigata Trapani non si giustificano a fronte di un mercato immobiliare asfittico e di una popolazione in calo costante. Un regalo alla sola lobby dei costruttori in campo edilizio, operazione di sola speculazione edilizia? Case nuove per quali acquirenti, quando un centro storico si va via vuotando dei suoi abitanti? Centro storico dove gli stessi stabili oramai vuoti saranno i primi a degradarsi senza più i loro legittimi occupanti. Non sarebbe meglio metter mano agli stessi impedendo un impoverimento anche sociale ed economico delle stesse aree del centro?  Tutta una lunga serie di domande cui si chiede una risposta da una seria amministrazione.



Articolo originale in Italiano.