IL PICCOLO PONTE DI PIETRA SOTTO SAN MAURO FESTEGGIA QUEST’ANNO IL 151° ANNIVERSARIO DELLA SUA COSTRUZIONE
di VILI PRINČIČ
Quando parliamo di costruzioni, questo non significa affatto che in questa categoria rientrino solo gli edifici rappresentati da abitazioni per le persone, edifici amministrativi, chiese e altri palazzi. Negli oggetti da costruzione rientra anche l’infrastruttura di trasporto che, oltre ai collegamenti stradali e ferroviari, si mostra ancor di più nella costruzione di ponti e viadotti di tutti i tipi e destinazioni d’uso. Lo scorso maggio, nell’Auditorium di Gorizia era visibile una mostra panoramica e molto istruttiva sui ponti sull’Isonzo, che è stata ideata da ingegneri di entrambe le parti del confine e ha riscontrato tra i Goriziani un risonante recepimento. In immagine e descrizioni bilingui erano in visione 23 ponti (9 in Slovenia e 14 in Italia). La descrizione di ogni ponte o passerella era composta da tre complessi: 1. la storia dell’oggetto, 2. la tecnologia di costruzione e 3. l’aspetto attuale del ponte. La mostra era di carattere itinerante e l’hanno allestita in varie località su entrambe le parti del Goriziano.
Tanto sui ponti sull’Isonzo, il nostro bel fiume che con il suo colore smeraldo dà un forte timbro alla pittoresca terra lungo la quale scorre. Con questo contributo invece ci tratterremo presso il poco conosciuto ponticello che collega le due sponde del torrente Pevmica sotto San Mauro. Si tratta però di un oggetto che quest’anno festeggia i venerandi 151 anni di costruzione e ha dietro di sé una storia alquanto interessante. Il frugare tra le cronache, i libri “dotti” e altre fonti ci rivela che questo ponticello, che chiamiamo anche “pri Štantu” o nella “Buca del Diavolo” (Bus dal Diaul), ha raggiunto già un’età alquanto invidiabile, poiché lo costruirono infatti già nell’anno 1875 con lo scopo di collegare con una strada, lungo la direzione più vicina, i paesi di Piuma e San Mauro. Fino ad allora le due sponde erano collegate da ponti di legno e passerelle che però, durante le maggiori piogge, venivano portati via dalla corrente ingrossata della Pevmica, così che dovevano molte volte guatare il torrente. Questo probabilmente, durante il trasporto di carichi più pesanti, allora con carri a tiro di buoi o di cavalli, causava preoccupazioni alquanto gravi ai conducenti. I locali si decisero perciò a costruire un ponte di pietra che potesse rivaleggiare anche con l’occasionale acqua alta e diroccante del torrente. Le fonti disponibili portano il dato che i ragazzi e gli uomini locali costruirono il ponticello con lavoro d’assalto (volontario/comunitario). Queste stesse fonti però non portano il dato se siano stati pagati per questo lavoro o se si sia trattato di un approccio volontario. È noto invece che la costruzione fu finanziata dai successori e dal personale di custodia del duca Blacas, che nelle loro proprietà avevano ampi settori della terra di San Mauro. Il ponticello attraverso la Pevmica ha dunque anche radici “nobili”. Il duca Blachese era di stirpe francese e si rifugiò nel Goriziano insieme all’ultimo re francese Carlo X Borbone. Era il ministro della corte reale. Carlo X occupò il trono francese nell’anno 1824, dieci anni dopo la caduta di Napoleone. Dopo la piccola rivoluzione di luglio nell’anno 1830, dovette però insieme alla famiglia lasciare Parigi e andare in esilio. Dopo un vagare di sei anni per varie città europee, la famiglia reale nell’anno 1836 trovò rifugio a Gorizia presso il conte Coronini. Carlo X Borbone invece, a causa del colera, morì già diciassette giorni dopo l’arrivo nella città isontina. Lo seppellirono nella chiesa a Castagnevizza. Nella cripta della chiesa, oltre a lui, sono sepolti anche i membri più stretti della sua famiglia. In una nicchia speciale nella cripta ha trovato l’eterno riposo anche il ministro reale, il duca Pierre Louis Jean Blacas, marchese d’Aulps. Il duca Blachese, un uomo alto quasi due metri, morì nell’anno 1839. I suoi successori vendettero la proprietà a San Mauro nell’anno 1891. I vasti terreni della proprietà furono acquistati dal fino ad allora custode Ivan Fonzari.
Come per miracolo il ponte di pietra ha superato tutta la forza distruttiva che nei nostri luoghi ha portato la prima guerra mondiale. Dalle fonti disponibili non è possibile rintracciare che il ponte sia stato demolito o in alcun modo danneggiato. Una ferita più grave invece l’ha “rimediata” durante la seconda guerra mondiale. Alcuni locali si ricordano ancora bene della notte in cui i partigiani hanno minato il ponte. Questo accadde nel gennaio 1944. Con il brillamento il movimento partigiano voleva impedire o almeno ostacolare le improvvise incursioni dei tedeschi a San Mauro e sulle pendici del Sabotino. Fino ad allora i tedeschi e i membri della milizia fascista in paese arrivavano con i camion e altri veicoli, a causa del grande buco sulla volta settentrionale del ponte, invece, da allora in poi dovettero lasciare i camion sulla parte di Piuma della Pevmica e incamminarsi a piedi nelle pendenze di San Mauro. Sullo stesso minamento del ponticello invece i locali sanno raccontare che il gruppo di diversivi partigiani ordinò prima a tutti gli abitanti delle case vicine di ritirarsi a distanza di sicurezza. La prima esplosione fu debole e al ponte non arrecò danno. Subito dopo le seguì una seconda, molto più forte, e sulla volta superiore del ponte si spalancò un grande buco che nel prosieguo della guerra non riuscirono a riparare. I locali si ricordano anche della violenza dell’esplosione che ruppe i vetri su tutte le finestre e gettò la porta d’ingresso dai suoi cardini.
Il buco sul ponte lo tapparono solo dopo la fine della seconda guerra mondiale, periodicamente invece eseguirono anche alcuni lavori di manutenzione. L’acqua, il ghiaccio e i continui sussulti che in tutti gli anni del dopoguerra sono stati causati dall’aumentato traffico, sono stati i principali colpevoli per la nascita di crepe maggiori e minori che sono apparse sui supporti e sulle stesse volte del ponte. Dopo un pluriennale sforzo della Comunità Locale per Piuma, San Mauro e Oslavia, il comune goriziano ha finalmente provveduto a un radicale intervento. I lavori si sono svolti alquanto a lungo, dall’estate 2014 e fino al febbraio 2025. I lavori di rinnovo sono stati guidati dall’ing. Renzo Lupi che, come giustificazione per i lunghi mesi di lavoro, ha detto che dopo un esame dettagliato dell’oggetto ha valutato che i guasti sul ponte erano più gravi di quanto avessero pensato prima e perciò hanno richiesto agli esecutori dei lavori una maggiore attenzione. Oltre alle crepe sullo stesso ponticello, si è mostrata anche l’instabilità del terreno sul quale poggiava l’oggetto e perciò hanno dovuto ulteriormente consolidarlo. La strada attraverso il ponticello l’hanno alquanto allargata, nuovamente asfaltata e hanno sostituito la recinzione (ringhiera) già logorata e pericolosa. In tutti quei mesi la strada per San Mauro è stata chiusa, così che hanno dovuto gli abitanti del paese servirsi di vie più lunghe e più remote.
Con una modesta ma sentita solennità, sono (stati) alla presenza del sindaco Rodolfo Ziberna, il ponte ufficialmente aperto il 1° marzo 2025 e con ciò risolto più di un problema nella percorribilità sulla principale vena di traffico fino a San Mauro.
Prvotni jezik tega članka je slovenščina.