RIUSCIREMO A FARE PACE CON IL SUOLO?
di SONIA KUCLER
Il 2025 è stato per le due Gorizie un anno speciale, in cui parole come cultura, lingue, confini, cooperazione, storia, pace, sostenibilità, arte, biodiversità, città del futuro, fratellanza hanno potuto affermarsi e dilagare superando confini fisici e mentali, portando semi positivi di crescita nel raggio di almeno 50 km. Cosa ne sarà di questa valigia di parole ora che il sipario è calato sulla parte più scenica di #GO2025? Quali segni concreti e tangibili resteranno dei proponimenti fatti nelle piazze, nei parchi, nei teatri? Soprattutto cosa resta della parola “pace” in questi tempi di guerre guerreggiate e ibride da cui siamo assediati?
La nomina congiunta a Capitale europea della cultura 2025 è divenuta in questo senso una grande occasione per dimostrare che la cultura va intesa anche come capacità di accoglienza e di creatività, che ci porta a scoprire possibili percorsi di pace, sostenibili e concreti. Numerose le manifestazioni, le performance e gli interventi succedutisi a cascata nell’anno. Anche di esponenti di diverse fedi religiose, che in modo teorico hanno fatto della pace un perno culturale.
Un evento su tutti, a mio parere, ha campeggiato: la presenza a Gorizia di Michelangelo Pistoletto, artista eclettico e ideatore della “Cittadellarte”, un percorso unico nel suo genere in Italia dove nell’ex lanificio Trombetta di Biella da decenni si lavora attorno alle parole arte, pace, cultura, realizzando un laboratorio creativo (Accademia delle Idee) che coinvolge giovani artisti in ogni ambito delle arti (musica, moda, design, teatro ecc.) che ha fatto diventare la città punto di incontro per mostre, convegni, incontri e dibattiti ma soprattutto luogo dove condividere punti di vista, fare ricerca e scambiare idee. Nel tempo l’utopia di Pistoletto si è diffusa in varie parti del mondo, evolvendosi e sviluppando nuovi concetti filosofico-socio-economici, come quello di demopraxia, ossia di una democrazia pratica al servizio del bene comune in cui ci sia equilibrio tra artificio e natura, e prospettando un progetto planetario denominato a inizi anni 2000 come Il Terzo Paradiso, fusione fra il primo, quello naturale in cui gli esseri umani erano totalmente integrati nella natura e il secondo, quello artificiale, che ha generato processi irreversibili di degrado e consunzione del mondo naturale parallelamente agli effetti benefici.
Su questa scia ideale a fine ottobre 2025 il Comune di Gorizia ha organizzato un evento di tre giorni, il Forum “Go! 2025, Città della pace, Città del futuro”, a cui hanno partecipato una sessantina di persone suddivise in dieci tavoli di discussione e lavoro (cultura, urbanistica/ambiente, geopolitica, sport, burocrazia, scuola, città della pace…) in cui rappresentanti di istituzioni, associazioni, categorie e personalità si sono confrontati, coordinati dai facilitatori della Fondazione Pistoletto. Nella giornata conclusiva è stato presentato un documento di sintesi contenente le proposte da presentare alle amministrazioni locali transfrontaliere, i cui risultati andavano verificati nell’arco di un anno. Nel tavolo urbanistica, al quale ho partecipato, si è discusso per promuovere la tutela e lo sviluppo del suolo in modo sostenibile e per garantire gli elementi fondamentali dell’ecosistema urbano come aria, acqua e verde. In chiusura del Forum un gruppo di universitari italiani ha presentato il concept, la proposta progettuale, di un’opera architettonica da realizzare ipoteticamente nell’area verde di piazza Transalpina, già destinata a riqualificazione, che Pistoletto ha chiamato “Terzo Paradiso Transfrontaliero”, un’agorà con sedute ricavate dai materiali del muretto che sorreggeva la rete di confine, e che rappresenterà i tre cerchi dell’infinito, celebre simbolo dell’artista, tracciati a cavallo del confine tra Italia e Slovenia. Per l’assessore Patrizia Artico grazie a questa iniziativa artistica Gorizia si prepara ad accogliere un’installazione dal forte valore simbolico destinata a rafforzare il legame con Nova Gorica e a valorizzare il territorio.
A distanza di otto mesi l’opera non è stata ancora realizzata visto che il processo decisionale deve fare i conti con procedure burocratiche inedite; il Terzo paradiso transfrontaliero sarà infatti la prima opera transnazionale fatta da Pistoletto.
Noto esponente dell’arte povera, di cui la maggiore è la “Venere degli stracci”, Pistoletto – classe 1933, portamento ed eloquio invidiabili, cappello bianco e lunga sciarpa colorata – durante il Forum ha svolto una lezione densa di contenuti sottolineando i risvolti ambientali dello sfruttamento del pianeta, dove l’aumento di peso della massa artificiale e la sottrazione di risorse naturali ci obbliga a spendere molto e in fretta per aiutare gli ecosistemi a non collassare. Nei prossimi anni la società dovrà attrezzarsi per la conservazione ambientale, per cui bisognerà investire negli ecosistemi non ancora toccati. Anche se questo cambiamento dovrà avvenire con un processo lento, il ruolo delle imprese benefattrici è determinante, come determinante il ruolo dei cittadini e dell’arte, che è bandiera del mondo. La parola è poi passata all’imprenditore Andrea Illy che ha sostenuto la necessità del cambiamento nel segno della rigenerazione: se il cliente, se il cittadino, esprimono bisogni rigenerativi anche le imprese devono cambiare. Oggi le imprese attraversano una fase delicatissima che dalla linea convenzionale e inquinante, dove è rischioso investire, dovrebbero passare a quella demopratica. La biodiversità e il capitale naturale hanno bisogno di un’economia circolare per vivere al meglio, ha sostenuto poi Paolo Naldini direttore della Fondazione Pistoletto, per ribadire che Il Terzo Paradiso non è una follia, ma la terza fase dell’umanità, che si realizza nella connessione equilibrata tra l’artificio e la natura. Spazio incondizionato quindi alla custodia e allo sviluppo di ogni forma di biodiversità che siamo in grado di realizzare anche con le nostre piccole forze e nei nostri territori. I motori di cambiamento sociale e di ispirazione per le politiche nazionali sono i nuovi modelli di cooperazione interlocale e di attivazione di reti virtuose. L’obiettivo è ispirare e produrre una trasformazione responsabile della società nel segno della sostenibilità, dove la cultura e l’arte siano leva per promuovere la pace.
Usciamo mentalmente dalle ovattate sale del Forum per riflettere su quanto questo tipo di utopia possa realmente penetrare nella nostra realtà di frontiera, andiamo fisicamente nelle strade, nelle piazze, nei sobborghi di Gorizia e Nova Gorica a osservare con i nostri occhi e sentire con le nostre orecchie se già ci sono segni rivelatori, auspici di pace.
La pace, ad esempio quella con il suolo, è un processo in farsi. Le due città sono da alcuni anni un cantiere edile che apre e chiude strade, rifà il verde, modifica i luoghi noti. Ci sarà da portare attenzione alle altre forme di vita, oltre alle nostre, in particolare per il suolo dove affondano le radici della vita già nei primi dieci, venti centimetri, quello che consumiamo ogni giorno a un ritmo sostenuto. È anche questo l’auspicio di tutte le persone che stanno lavorando da anni, in Italia e in varie sedi nel mondo, alla “Cittadellapace” e che l’amministrazione di Gorizia ha catturato nella sua orbita culturale e che per un anno ci aiuteranno a concretizzare un’utopia, definita nelle intenzioni come un processo partecipato in cui i cittadini potranno sentire e fare proposte per la loro città del futuro. In via Rastello c’è la centrale operativa, Casa Netural, che è lì per andare oltre il messaggio teorico e concretizzare l’utopia. Pare che qualcosa si stia muovendo nel settore scolastico transfrontaliero…staremo a vedere.
D’altro canto a non far rima con pace sono ancora le pattuglie italiane ripristinate agli ex valichi di confine goriziani, con il recente stanziamento di nuove forze di polizia di frontiera per il contrasto all’emigrazione. Lo scorso gennaio, in un post di Facebook, il Segretario di Stato del Ministero della Cultura slovena Marko Rusjan affermava come i dati non supportassero aumenti di flussi migratori dai Balcani, anzi la polizia slovena nel 2025 si era occupata di 28mila ingressi illegali a fronte dei 46mila del 2024.
Forse Pistoletto e i curatori della sua Fondazione direbbero che il cambiamento non è mai rapido, ha tempi lunghi anche se non fino all’esaurimento delle “scorte” del capitale naturale!
Ma la “Sfera di giornali” che è stata protagonista l’8 febbraio 2025 dell’inaugurazione di GO! 2025, rivestita di articoli di stampa testimoni delle diverse epoche che le due Gorizie hanno attraversato nel XX secolo, fatta rotolare dagli studenti del liceo artistico Max Fabiani lungo strade e piazze, “abbattendo” definitivamente la frontiera fra le due città, questa sfera ha un significato simbolico che dovrebbe essere un punto di non ritorno per le titubanze e gli umori della politica.
“Il Terzo Paradiso” è veramente il nuovo mito che potrebbe portare ognuno ad assumere una personale responsabilità in questo difficile frangente epocale, e il segno dell’infinito è nelle mani di tutti?
Sì, dice Pistoletto, perché la parola paradiso deriva dall’antica lingua persiana e significa “giardino protetto”. Noi siamo i giardinieri che devono proteggere questo pianeta e curare la società umana che lo abita.
Articolo originale in Italiano.