CITTÀ VIVE, NON QUARTIERI DORMITORIO

CITTÀ VIVE, NON QUARTIERI DORMITORIO

di ELIA GOMIŠČEK

 

Nel 1961 Jane Jacobs pubblicò il saggio The Death and Life of Great American Cities (Vita e morte delle grandi città americane), nel quale critica la politica urbanistica americana dell’epoca, accusandola del declino di numerosi quartieri cittadini. Da quest’opera derivano quattro regole generali per una città più vivace. Jacobs nacque in Pennsylvania nel 1916 e, durante la Grande Depressione, si trasferì a New York, dove sviluppò il suo interesse per l’urbanistica e l’attivismo. A più di mezzo secolo dalla pubblicazione, ritengo che le idee presentate da Jacobs siano ancora attuali e lungimiranti.

Compattezza: la densità è una condizione fondamentale. I quartieri ad alta densità di popolazione permettono la sopravvivenza di piccoli negozi e attività di servizio, oltre al finanziamento di un trasporto pubblico efficiente, in modo da non dover dipendere dall’auto privata per sbrigare le commissioni quotidiane. Jacobs viveva a Manhattan, dove ci sono 30.000 abitanti per chilometro quadrato, cifre inimmaginabili per noi, se si considera che a Gorizia ce ne sono appena 1.000, a Ljubljana 2.000, a Trieste 2.500 e a Milano 7.500. Anche noi, tuttavia, possiamo parlare di densità e dei suoi vantaggi. La densità è infatti direttamente collegata a una drastica riduzione delle emissioni e del tempo perso nel traffico.

Diversità: i vecchi edifici devono essere preservati e integrati con i nuovi, senza alterare il carattere dei quartieri. Secondo l’autrice, la demolizione di edifici storici per fare spazio a strutture più grandi e moderne – un fenomeno all’epoca molto comune negli Stati Uniti – era dannosa. Gli edifici storici conferiscono ai quartieri la loro identità e, se ristrutturati, possono offrire spazi a basso costo per nuove attività. Oltre a preservare l’identità del luogo, una commistione di palazzi di epoche diverse può essere molto più piacevole e stimolante per la popolazione locale rispetto a una monotona fila di edifici in cemento, acciaio e vetro.

Uso misto: la vivacità delle città dipende dalla varietà di attività che ogni singolo quartiere offre. Quando un’area ha una sola funzione, le strade si svuotano nei momenti di inattività. Se ad esempio in un quartiere prevalgono solo gli uffici, le strade di quella zona saranno completamente deserte nelle ore serali e nei giorni festivi. Per questo motivo è necessario incentivare l’uso misto, in cui coesistono residenze, aree verdi, negozi e servizi accessibili a piedi – il concetto della “città dei 15 minuti”. La separazione delle destinazioni d’uso – gli uffici da un lato, i negozi dall’altro, i ricchi che vivono qui e i poveri là – riduce gli incontri quotidiani che animano la città. Oggi molti quartieri sono monofunzionali e, soprattutto in alcune aree urbane, la dipendenza dall’automobile continua a limitare la qualità della vita e la sostenibilità delle città. Questo è il punto che mi sta più a cuore, poiché anche le nostre cittadine si sono svuotate di centinaia di negozi e servizi, sia in periferia che in centro. Per i goriziani, ad esempio, è ormai più comune prendere l’auto e fare 20 minuti di viaggio fino a Villesse, piuttosto che fare una passeggiata di 10 minuti fino al negozio più vicino.

Isolati corti: isolati più corti favoriscono gli incontri, il movimento e la vita di quartiere, mentre gli isolati lunghi isolano le persone e rendono i percorsi monotoni e sgradevoli. Questo punto si applica maggiormente all’America del Nord; fortunatamente, le nostre città sono state progettate in un’epoca in cui muoversi a piedi era obbligatorio e le automobili non esistevano ancora, come dimostrano le numerose vie a senso unico e i passaggi pedonali nelle nostre città, che negli Stati Uniti sono rari.

Nei paesi dell’Europa settentrionale questi concetti vengono già applicati, mentre da noi solo alcune città con amministratori lungimiranti stanno iniziando a correggere questi errori; si stanno riappropriando degli spazi che in passato erano stati occupati dalle auto, ripristinando linee tramviarie e ampliando le aree verdi e sociali. Le nostre strade non devono essere semplicemente un mezzo che ci porta dal punto A al punto B, ma devono tornare a essere spazi vivaci in cui incontrarsi e fare comunità.

 

“Le città hanno la capacità di offrire qualcosa a tutti solo perché, e solo quando, sono create da tutti.”


Originale: “Cities have the capability of providing something for everybody, only because, and only when, they are created by everybody.”



Prvotni jezik tega članka je slovenščina.