GIORGINA E MARIA

GIORGINA E MARIA

di MARCO MENATO

Giorgio Ossola, classe 1930, noto libraio e editore goriziano, ha il dono del racconto, orale (forse anche per la sua antica esperienza di maestro elementare) e pure scritto. Negli ultimi anni ha consegnato alle stampe alcuni volumi di ricordi della sua Gorizia, a cominciare dalla storia, sociale e urbanistica, di una via e dei suoi abitanti, Ritorno in via Mazzini (LEG, 2012, nuova edizione ampliata 2020). Due piccoli libri (s’intende solo dal lato della consistenza), fuori commercio e in tiratura molto limitata, hanno invece come dolce sfondo proprio l’amore a Gorizia: Maria (2025) e Giorgina (2026), dedicati il primo alla moglie, scomparsa da poco, e il secondo alla mamma. In ambedue si apprezzano lo stile piacevole e discorsivo completato da sequenze fotografiche virate in b/n e seppia, oltre, ma è una caratteristica di tutte le edizioni LEG, l’eleganza delle scelte grafiche e della stampa.


Sono due racconti che si intersecano, ma anche quando sembra che si ripetano in realtà cambia sempre il punto di vista e quindi le sensazioni, le parole, le immagini. È la storia di un bambino che si divide fra la scuola in via Cappuccini a Gorizia, poi a Trieste nella Deutsche Schule e addirittura a Merano, e il tabacchino, appunto in via Mazzini, già via del Municipio. Assente il padre, conosciuto solo in età giovanile e quasi per caso in Germania, a Duisburg (il racconto è molto vivo e non voglio togliere il gusto della scoperta), vive con la nonna Teresa e la mamma che, dopo la gravidanza, perde totalmente la vista (e anche qui ci sono pagine molto belle); nonostante la grave menomazione riuscirà a portare avanti l’attività commerciale, sempre aiutata dall’unico figlio. Quel bambino, così provato fin dalla più tenera età, non si darà per vinto, non si lamenterà, non chiederà sussidi o aiuti, ma da solo con pervicacia troverà la strada per impostare la propria vita: studi, esami, concorsi brillantemente superati, finalmente la nomina a maestro elementare in diverse scuole del goriziano. E poi l’incontro con Maria Adamo, che diventerà la compagna di tutta una vita laboriosa, l’arrivo dei figli, Adriano e Federico, e dei nipoti. Ma in tutto questo fervore, c’è l’idea di costruire qualcosa per sé, di continuare – sotto un altro cielo – l’esperienza del tabacchino, del contatto quotidiano con la clientela, delle confidenze e delle chiacchiere. È ancora la mamma che, inconsapevolmente, gli dà una mano. Sono i libri, in buona parte in lingua tedesca, che conservava in una modesta scaffalatura, è un baule di vecchi libri che un ufficiale austriaco, nel 1945, lascia a Giorgio, mentre è di turno in negozio con la promessa “Forse tornerò a prenderli. Intanto conservali tu!” Da quei libri scatta l’idea di aprire una ‘bottega’ (come usa dire con tono scherzoso), ovviamente di libri usati: nel 1964 in via Morelli (lo ricordo bene, lì acquistai i miei primi libri ‘vecchi’), si trasferirà in via Cascino, vendendo anche complementi di arredo con la cognata Valeria, poi in Corte Sant’Ilario nel palazzo Lenassi (tuttora in attività sotto la guida di Federico che nel frattempo ha ampliato il raggio di azione anche nel campo artistico), infine in Corso Verdi di fronte al giardino pubblico, sede principale molti anni dopo del festival èStoria ideato da Adriano Ossola, che prenderà le redini della casa editrice trasformandola da editrice locale a editrice nazionale di ambito storico, tuttavia senza dimenticare la propria origine locale.


È la storia di una lunga vita costellata di rinunce e magari di errori, ma anche di molte soddisfazioni familiari (le pagine dedicate alla moglie sono intrise di molta riconoscenza) e professionali, interessanti per esempio le considerazioni sul mercato del modernariato e su alcune vincenti scelte editoriali. Una storia che supera i confini personali e contribuisce a far conoscere al pubblico, non solo goriziano, quello che era Gorizia, la vera Gorizia, divisa fra cultura di lingua italiana, tedesca (Giorgio, infatti, nei suoi libri aggiunge il vero cognome Beindl, Ossola è stata una scelta successiva) e slovena (la nonna materna era nata a Vedrijan nel Brda), una città che non fece – come si dice facilmente e con errore – ritorno alla madrepatria ma che a un certo punto, nella prima e pure nella seconda guerra, perse tutto: a vantaggio di che cosa?



Articolo originale in Italiano.