di NEVIO COSTANZO
“Tre uomini in bicicletta”, scritto a più mani da Paolo Rumiz, Emilio Rigatti e Francesco Altan, racconta la bicicletta come un modo diverso di stare nel mondo. In “Diari della bicicletta”, invece, David Byrne, musicista, scrittore e storico leader dei Talking Heads, la trasforma in uno strumento per comprendere le città e le persone. E, restando vicino a casa, non posso dimenticare “Intorno a Gorizia” di Dario Stasi, una raccolta di itinerari in bicicletta nel nostro territorio. Forse sono anche letture come queste ad avermi spinto, ogni tanto, a condividere sui social le mie escursioni su due ruote.
Ci sono amori che arrivano all’improvviso e altri che crescono piano, quasi senza farsi notare.
Quello per la bicicletta appartiene alla seconda categoria. Non nasce dal desiderio di possedere un oggetto, ma dal piacere di ciò che quell’oggetto rende possibile. All’inizio è un semplice mezzo di trasporto. Poi, un giorno, ci si accorge che è diventato molto di più.
La bicicletta cambia il ritmo delle cose. Non è lenta, come spesso si dice; è semplicemente alla velocità giusta per accorgersi di quello che ci circonda. Ti permette di sentire il profumo di un grande tiglio o di qualsiasi altro fiore, di fermarti davanti a un panorama che in automobile sarebbe già scomparso nello specchietto retrovisore, di osservare il riflesso delle acque dell’Isonzo, della Soča, di salutare uno sconosciuto lungo l’itinerario o di imboccare una strada secondaria solo perché ispira curiosità, magari fino a scoprire una vecchia pietra miliare nascosta sul ciglio della strada.
Pedalando si scopre che anche i luoghi che crediamo di conoscere conservano qualcosa di misterioso. Cambia la luce, cambia una stagione, cambia il nostro sguardo. E quella strada percorsa decine di volte riesce ancora a raccontare qualcosa di nuovo.
Forse è proprio questo il motivo per cui tanti cicloescursionisti non parlano quasi mai della fatica. Parlano degli incontri, dei paesaggi, dei silenzi, delle piccole soste per gustare il cibo del luogo, delle fotografie scattate senza fretta. La bicicletta diventa una compagna discreta: non chiede di essere protagonista, ma rende protagonista ciò che ci sta intorno.
È un amore che, quasi senza accorgersene, si allarga. Dalla bicicletta passa alle strade tranquille, agli alberi, ai fiumi, ai borghi, alle persone. Si finisce per guardare il territorio con occhi diversi, non più come uno spazio da attraversare il più rapidamente possibile, ma come un luogo da vivere, dove il viaggio è già la meta.
Ed è qui che questo amore assume un significato ancora più grande.
Ogni volta che scegliamo la bicicletta, quando le condizioni fisiche e le esigenze della vita lo permettono, facciamo una scelta che non riguarda soltanto noi. È un gesto piccolo, ma capace di migliorare, almeno un poco, l’Ambiente che condividiamo.
Scrivo Ambiente con la lettera maiuscola. Non per una scelta grammaticale, ma per rispetto. Perché l’Ambiente non è qualcosa che ci circonda: è qualcosa di cui facciamo parte. Tutti, senza eccezioni.
Perché, in fondo, ogni volta che scegliamo la bicicletta, scegliamo anche il mondo che vorremmo lasciare a chi verrà dopo di noi. Forse l’amore per la bicicletta è proprio questo. Non soltanto il piacere di pedalare, ma la consapevolezza che una semplice scelta quotidiana può lasciare un’impronta più leggera sul mondo e, nello stesso tempo, rendere un po’ più ricca la nostra vita.