GORICI DEL FUTURO TRA SOGNI E REALTÀ
di ANDREA BELLAVITE
Nova Gorica in autunno e Gorizia in primavera affronteranno l’appuntamento delle elezioni amministrative. Dopo la conclusione dell’intenso periodo della capitale europea della cultura, si può sperare in una condivisa analisi dei problemi e presentazione delle prospettive?
Sarebbe quanto mai necessaria una comune disanima e si potrebbero immaginare programmi politici rivolti – come non è mai stato finora – sia alla parte più antica che a quella “nova” della città. È il momento di sedersi attorno a un tavolo e di proporre insieme, proprio insieme, una nuova visione dell’essere città. Un’idea potrebbe essere anche quella di uno stesso simbolo partitico o civico, da presentare sia nella zona in Italia che in quella in Slovenia.
Parlando di gestione delle risorse di un Comune, occorre sempre tenere presente due aspetti: la visione ideale, cioè l’orizzonte ampio nel quale muoversi e le prospettive aperte verso un più o meno lontano futuro, e la capacità di scelte operative, da realizzare attraverso il reperimento dei finanziamenti, il rapporto di ottima collaborazione con i tecnici degli uffici, l’accompagnamento delle azioni con una costante attenzione, la capacità di relazione con gli altri enti locali e con i governi regionali e nazionali.
Sul piano della visione, Gorizia e Nova Gorica sono chiamate a essere un faro di riferimento per la pace nel mondo. Lo si è già sperimentato in alcuni istanti della capitale della cultura, quando ci si è sentiti veramente parte integrante di un tutt’uno sociale. Lo si deve alla storia, che ha accompagnato il ventesimo secolo dalle guerre mondiali e dai totalitarismi fino all’amichevole convivenza e ora alla piena condivisione d’intenti. In questo ambito, è evidente come la Cultura debba essere il vero fondamento di qualunque azione comune, sia essa sociale, economica, urbanistica o ambientale. Come immaginiamo nel 2050 questo straordinario luogo, nel quale si mescolano sempre più armonicamente lingue, culture, visioni filosofiche e religiose del mondo?
E come poter realizzare questo intento? Come concretamente si può costruire un futuro nel quale la legge della convivenza sia quella dell’unità nella valorizzazione della diversità?
I temi sono parecchi – nel mio libro Senza confini, Gorizia e Nova Gorica dalla A alla Ž – ne ho indicati una trentina, con le iniziali delle lettere dell’alfabeto. Si va dall’accoglienza alle biblioteche, dall’economia ai fiumi, dai giovani alle lingue, dalle montagne alla pace, dalle servitù militari alla toponomastica, dal welfare alla viabilità.
Ci sarebbe molto da dire, su ciascuno di tali argomenti. In questo contesto indicherei tre urgenze.
Nova Gorica con Gorizia può diventare un grande laboratorio per la costruzione della giustizia e della pace nel Pianeta intero. Grazie all’apporto degli istituti universitari e degli enti di ricerca, si potrebbe realizzare una scuola per la formazione dei corpi civili di pace europei, innestata in un’Accademia internazionale, in grado di attrarre sul territorio persone, soprattutto giovani, provenienti dall’Europa e dal Mondo, desiderose di offrire il loro contributo alla pacificazione dei conflitti in atto. Si potrebbe anche pensare al riutilizzo e alla sistemazione di tante caserme dismesse, che potrebbero diventare centri di convivenza e di amicizia per studenti provenienti dai cinque continenti. E la particolare configurazione del territorio potrebbe consentire di creare un centro di incontro, di dialogo e trattativa per le delegazioni di popoli in guerra fra loro. È già accaduto in passato, potrebbe tornare a essere una prospettiva presente.
Un secondo ambito è quello dell’accoglienza. Ogni persona dovrebbe trovarsi “a casa propria”, sia che giunga nel goriziano per motivi di turismo che per lavoro o altre necessità. Il sistema di accoglienza di chi fugge da fame, guerra e persecuzioni potrebbe essere costruito insieme, nel punto vertice della rotta balcanica. La presenza di tantissime strutture fisiche vuote, potrebbe consentire sperimentazioni abitative particolarmente avvincenti, compresa la creazione di nuove modalità di interrelazione tra autoctoni e nuovi arrivati, in una condivisione di intenti favorita dall’adesione a particolari forme di sostegno che hanno già dato ottima prova, come per esempio gli SPRAR (oggi SAI) in Italia.
Certo, la capacità di ricevere persone è anche fonte di cospicui finanziamenti. Il Goriziano deve essere consapevole delle proprie straordinarie potenzialità. Consente una meditazione storica che accompagna il visitatore dal tempo dei Neanderthal alla conquista romana, dalla fondazione di Aquileia al Grande Patriarcato, dalle suggestioni medievali alla prima guerra mondiale, per non parlare dell’assoluta unicità del suo complesso Novecento. I fiumi e le montagne che sovrastano il territorio portano una bellezza che deve essere valorizzata, soprattutto da chi ama il turismo lento, con gli indimenticabili cammini che si sviluppano nelle valli dell’Isonzo e del Vipacco e con le ciclabili che consentono di pedalare rinfrescati dalle nebbie che salgono dal corso multicolore della Soča. Le proposte gastronomiche e la possibilità di gustare alcuni tra i più notevoli vini europei aggiungono ulteriori motivi di attrazione in una terra abitata da persone simpatiche, dolci e aperte al sorriso e alla condivisione.
Un terzo elemento è quello dello stato sociale. È evidente quanto il territorio sia in sofferenza. Le possibilità di realizzarsi nel lavoro sono poche, tanti giovani sono costretti ad andare ad abitare altrove. I negozi, uno dopo l’altro chiudono e si vede ovunque la triste scritta “affittasi” o “vendesi”. Indispensabile è che il sistema di assistenza sociale sia da subito condiviso in toto, i problemi non si fermano davanti alla diversità di lingua e tanto meno di fronte alla famosa linea bianca del confine. Occorre pensare ai senza tetto, alle famiglie in difficoltà economica, a una sinergia con gli enti di Nova Gorica e Gorizia che si occupano delle problematiche dei più poveri e dei più deboli.
Ci sono alcune premesse obbligatorie perché tutto ciò – e molto, ma molto altro – si possa effettivamente realizzare.
La prima è quella della lingua. Purtroppo, nonostante qualche lodevole miglioramento dovuto alla presenza di ottimi corsi organizzati e spontanei per adulti, la conoscenza dello sloveno è ancora assai carente nella parte italiana, ma anche quella dell’italiano diventa sempre meno frequente. Occorre investire molto, affinché questo reale confine possa essere superato e si possa realizzare il preconizzato plurilinguismo passivo, almeno comprendere la lingua dell’altro, se proprio non è possibile parlarla.
La seconda è assai interessante e deve essere colta come una straordinaria occasione. La crisi abitativa e l’aumento esponenziale dei prezzi delle abitazioni in Slovenia – anche a Nova Gorica – ha generato una situazione completamente nuova della quale ci si rende ancora poco conto. Sono migliaia gli abitanti di Nova Gorica che si sono trasferiti a Gorizia, portando nella vecchia città una ventata di grande novità che tra l’altro ha permesso di superare la sensazione di vuoto fornita da troppi appartamenti con le imposte e i portali sprangati. Si realizza così naturalmente ciò che alcuni italiani temevano, ma la maggior parte agognava, l’idea di un’unica città dove effettivamente sloveni e italiani si mescolano, cominciando a pensare e a realizzare un’avventurosa e sperimentale costruzione comune.
Una terza premessa è il desiderio profondo di internazionalità. Mentre ovunque nel mondo sembrano prevalere nuove logiche razziste ed esclusiviste, a Gorizia e Nova Gorica si può iniziare un percorso innovativo. Si tratta certamente di ricostruire un tessuto che fino all’inizio del Novecento era evidentemente unitario, non per una riedizione anacronistica della Contea di Gorizia, ma per l’avvio di un nuovo sistema di governance inter-nazionale. I Comuni delle valli dell’Isonzo, dell’Idrijca e del Vipacco (ma, perché no? anche quelli delle valli del Natisone) potrebbero unirsi in un nuovo GECT/EZTS, formando un’entità autonoma, da una parte e dall’altra del vecchio confine, capace di attrarre attenzione e finanziamenti non soltanto dai rispettivi governi nazionali, ma anche direttamente dall’Unione europea. È la costruzione di una nuova idea di Patria, senza confini e senza preclusioni, generata dalla convivenza e non dalla contrapposizione.
Sogni? Mettiamoci insieme, candidati amministratori presenti e futuri di Gorizia e di Nova Gorica! Se ci crediamo e se costruiamo insieme, mattone dopo mattone, nell’idealità e nella concretezza, questa nuova visione del mondo, ce la possiamo senz’altro fare. E l’utopia, come diceva il grande Franco Basaglia, potrà diventare finalmente realtà.
Articolo originale in Italiano.