LE SORTI DEL MONDO SARANNO SEGNATE DALL’ESITO DEL CONFLITTO AL CENTRO DEL DECLINANTE IMPERO USA
di MARKO MARINČIČ
Non è facile, in tempi in cui il mondo sembra uscito dai cardini di quel minimo di diritto internazionale affermatosi nel secondo dopoguerra con l’istituzione delle Nazioni Unite e di una serie di convenzioni tra stati, tese a prevenire i genocidi e i crimini di guerra più atroci, trovare un filo di razionalità col quale interpretare l’evoluzione delle relazioni internazionali ormai in preda ad un imbarbarimento assoluto. Difficile è discernere quanto nell’esplosione di violenza in questi ultimi anni, dall’Ucraina alla Palestina, dal Venezuela all’Iran e allo strangolamento del popolo cubano, vi sia di logica geostrategica e quanto di follia omicida. Per quanto cinico e spietato Vladimir Putin appare persino equilibrato se confrontato col delirio di onnipotenza dei leader delle due più aggressive potenze nucleari occidentali di rango diverso, globale gli USA, regionale Israele, che stanno mettendo in pericolo la stabilità non solo del Medio Oriente ma del mondo intero.
Dario Fabbri, direttore di Domino, insiste da tempo che la storia la fanno i popoli con le proprie aspirazioni e i propri interessi di lungo termine e non i singoli statisti. Per quanto influenti, essi sono il prodotto delle società che li hanno generati. Pur condividendo questa tesi di fondo, per cui Donald Trump e Benjamin Netanyahu non sono la causa ma il prodotto dell’imbarbarimento di USA e Israele, bisogna però dire, che ciascuno dei due ci sta mettendo del suo.
Netanyahu fino al 7 ottobre 2023 appariva politicamente finito, incalzato dai giudici per corruzione e dall’opposizione popolare che per 40 settimane ne ha chiesto con forza crescente le dimissioni. L’attacco di Hamas è stato quindi una manna dal cielo – forse non sapremo mai quanto scientemente consentita se non addirittura propiziata dal governo israeliano – l’occasione per uscire dall’angolo e rilanciarsi in una serie infinita di guerre che stanno devastando il Medio Oriente: il genocidio dei palestinesi a Gaza, la recrudescenza della colonizzazione violenta della Cisgiordania e del regime di apartheid a Gerusalemme e nello stesso Israele, l’occupazione di una porzione ulteriore di Siria ai piedi delle alture del Golan e quella del Libano meridionale fino al fiume Litani, sogno incompiuto dei sionisti fin dagli albori dell’occupazione della Palestina. Infine, dopo aver colpito col suo strapotere militare gli sciiti nello stesso Libano, in Siria, Iraq e Yemen, il tentativo di ottenere l’en-plein con la distruzione dell’Iran. Nell’ottica di Israele la premeditata aggressione a Teheran non mirava certo a spodestare il regime, obiettivo non raggiungibile manu militari, ma a provocare una distruzione del paese di tale portata, da non consentire all’Iran di riprendersi per qualche decennio.
Meno comprensibile è, in apparenza, perché Donald Trump si sia gettato in questa avventura. Delirio di onnipotenza dopo la facile presa del Venezuela e delle sue ricche risorse energetiche? Occasione per provocare repentine oscillazioni nei prezzi delle materie prime e nei listini di borsa? Come già era avvenuto con gli annunci e le smentite relativi ai dazi, anche il continuo alternarsi di roboanti minacce e annunci di trattative ha consentito alla ristretta cerchia di familiari e miliardari, di cui Trump si circonda, di fare enormi ed illeciti guadagni grazie all’insider trading, ovvero alla disponibilità di informazioni esclusive sulle decisioni del capo che muoveranno i listini.
Oppure più banalmente Trump è ricattato da Israele per le torbide vicende con Jeffrey Epstein, i cui evidenti i legami col Mossad fanno agevolmente presumere che Netanyahu abbia in mano documenti tanto compromettenti da costringere Trump ad assecondare i suoi criminali disegni anche a costo di sacrificare quelli americani?
Probabilmente c’è del vero in tutti gli elementi elencati come appare anche vero che il fondamentalismo religioso tanto in Israele quanto negli USA abbia obnubilato le menti di larghe fasce della popolazione. In Israele il suprematismo ebraico coi suoi corollari di razzismo violento e colonialismo predatorio sembra aver contagiato una larga maggioranza della popolazione che sostiene Netanyahu e le sue guerre infinite. Meno largo ma non meno pericoloso il delirio mistico-religioso che pervade decine di milioni di americani, da quello tradizionalmente sionista dei telepredicatori evangelici ed in particolare battisti, ai riti propiziatori celebrati alla Casa Bianca da Paula White, sciamannata consigliera spirituale di Donald Trump. Se è vero che questo delirio, visto il tracollo di consensi per Trump nei sondaggi, non sembra aver contagiato la maggioranza della popolazione, è pur vero che aver insediato al ministero della guerra un fanatico nazionalista cristiano come Pete Hegseth, tatuato col motto crociato “Deus vult”, ferocemente islamofobo al punto di considerare la possibilità di utilizzo dell’arma nucleare nella sua versione tattica, non può tranquillizzare il mondo.
Vi è in tutto questo ancora qualche sprazzo di razionalità? Vogliamo sperare vi sia. Gli Stati Uniti sono, per quanto in evidente declino, una potenza economica e finanziaria che va ben oltre gli interessi della cricca di gangster che con Trump si sono insediati alla Casa Bianca. I signori della guerra a capo del potente apparato industriale militare, i petrolieri e persino gli oligarchi del nuovo tecno-feudalesimo si sono adagiati sulle politiche trumpiane che al momento li avvantaggiano ma rimangono di corto respiro. Larry Fink, capo del potentissimo fondo Blackrock, e gli altri custodi delle vere casseforti del capitalismo finanziario yankee, stanno già dando segni di insofferenza, temendo che il tracollo dell’impero possa essere più repentino e rovinoso di quanto si potesse prevedere.
Probabilmente lo scontro tra gli interessi in conflitto avverrà in occasione delle elezioni di midterm a novembre. Ne vedremo uscire un Trump ridimensionato? Sarà questa banda di gangster, una volta assaporate le immense opportunità di profitti garantite dal possesso della Casa Bianca, disposta a fare un passo indietro accettando le regole del gioco democratico? Questione aperta e non certo tranquillizzante. Certo è che da questo scontro tra titani nel cuore economico dell’impero dipendono le sorti del mondo nel prossimo futuro. Dovesse l’America liberarsi e liberarci di Trump ne conseguirebbe, per quanto forte possa ancora essere la lobby sionista, inevitabilmente la caduta di Netanyahu con una probabile resa dei conti anche in Israele.
Vogliamo sperarlo pur nella consapevolezza che arrivare a ciò non sarà né facile né indolore.
Articolo originale in Italiano.