LO STORICO DEL CONFINE ETNICO SLOVENO OCCIDENTALE
di PETRA KOLENC
Il Dr. Branko Marušič (1938–2026) è stato uno dei principali studiosi della storia del territorio nazionale sloveno occidentale, in particolare della Gorizia storica, della successiva Primorska (Litorale sloveno) settentrionale e dell’area transfrontaliera tra la Slovenia e l’Italia. Il suo lavoro ha segnato profondamente la comprensione dell’identità storica del Goriziano come spazio multiculturale, multilingue e politicamente estremamente sensibile, segnato dai conflitti del XX secolo.
Nato nel periodo precedente alla seconda guerra mondiale nel quartiere del Travnik a Gorizia, è cresciuto a Salcano (Solkan) in un’epoca di grandi mutamenti politici che hanno segnato il Litorale: il fascismo, la guerra, il confine provvisorio, la Zona A, la Zona B, la nascita di Nova Gorica e il superamento della vita di frontiera. È stata proprio questa esperienza storica dell’area di confine a influenzare fortemente il suo percorso di ricerca quando si è iscritto agli studi di storia presso la Facoltà di Lettere e Filosofia di Lubiana. Non era interessato solo alla grande storia politica, ma soprattutto all’uomo del Litorale, con nome e cognome, calato in un tempo e in uno spazio storici concreti; un uomo che nella propria vita si scontrava con questioni di identità, impegno socio-politico, intrecci culturali e linguistici, e portatore di una biografia straordinaria a cui l’attento storico avrebbe poi dedicato una delle numerose voci del Primorski slovenski biografski leksikon (Dizionario biografico sloveno del Litorale).
Per molti anni è stato legato al Goriški muzej (Museo del Goriziano), che ha guidato come direttore tra il 1965 e il 1987, in un’epoca in cui «il lavoro fisico, anche tra gli intellettuali, non era ancora motivo di vergogna!». Sotto la sua direzione, il museo si è sviluppato fino a diventare un’importante istituzione regionale, dedita non solo alla cura delle collezioni, ma anche alla ricerca e all’interpretazione della storia del Goriziano. Ha fondato la rivista Goriški letnik e la collana di studi locali Berila. Ha dedicato particolare attenzione alla storia delle “due Gorizie”, alla vita lungo il confine e al rapporto tra mondo urbano e rurale.
Come ricercatore è entrato inizialmente all’Istituto per le questioni etniche (Inštitut za narodnostna vprašanja), per poi proseguire la sua attività presso l’Istituto di storia “Milko Kos” del Centro di ricerca scientifica dell’Accademia Slovena delle Scienze e delle Arti (ZRC SAZU). La sede distaccata di quest’ultimo a Nova Gorica – che custodisce una delle più grandi biblioteche civiche del Goriziano, la Biblioteca con archivio del dr. Henrik Tuma – si è sviluppata proprio grazie al suo impegno, diventando la Stazione di ricerca multidisciplinare ZRC SAZU, che nel 2024 ha ampliato le proprie attività offrendo alla città la Libreria-caffè Maks.
La bibliografia di Marušič comprende numerose monografie, saggi, articoli, curatele e cataloghi, per un totale di oltre 700 unità bibliografiche. Ha scritto di storia nazionale e politica del Goriziano nel XIX secolo, delle relazioni tra sloveni e italiani nel XIX e XX secolo, del movimento antifascista TIGR, della storia della stampa slovena, dell’amministrazione locale e della vita sociale, della vita degli sloveni sotto l’Italia, del confine e della formazione dello spazio transfrontaliero dopo il 1945, nonché di storia culturale del Litorale. Nel suo lavoro ha collaborato anche con numerose istituzioni della minoranza slovena in Italia, come la Biblioteca Nazionale e degli Studi di Trieste e l’Istituto Sloveno di Ricerca (SLORI), pubblicando i suoi risultati e interventi sulla stampa slovena d’oltreconfine e presso la casa editrice Goriška Mohorjeva družba.
Il valore speciale del suo lavoro risiedeva nella capacità di incrociare le fonti slovene e italiane. Conosceva alla perfezione gli archivi su entrambi i lati della frontiera e per questo ha potuto trattare la storia del Goriziano in modo globale, senza semplificazioni nazionalistiche; un’oggettività ideale per un membro della Commissione storico-culturale italo-slovena, che ha approvato la relazione Relazioni italo-slovene 1880–1956. È stato uno di quegli storici che hanno ricordato come il Goriziano si sia formato storicamente come un intreccio tra il mondo slavo, romanzo e mitteleuropeo.
Marušič non è stato solo un ricercatore accademico, ma anche un intellettuale pubblico estremamente attivo. Ha partecipato di frequente a conferenze, tavole rotonde e mostre. In occasione di eventi culturali e commemorativi locali ha tenuto numerosi discorsi per l’inaugurazione di monumenti e per anniversari significativi per il Litorale, facendosi promotore e oratore per la posa di nuovi monumenti in molti paesi della regione. Anche in questo modo ha saputo avvicinare la storia al grande pubblico, in particolare agli abitanti della Primorska, che riconoscevano nelle sue parole la storia della propria terra.
Ha contribuito notevolmente anche a consolidare la consapevolezza della peculiarità di Nova Gorica e della sua storia. Intendeva la città come il risultato delle svolte storiche successive alla seconda guerra mondiale, ma al contempo come uno spazio di nuovi legami tra i due Stati e le due culture. Seguiva con entusiasmo il suo sviluppo e la crescita delle giovani ricercatrici e dei giovani ricercatori che continuano il suo lavoro, anche nel solco di quel testo visionario tracciato molto tempo fa: Dosedanje delo in bodoče naloge goriškega zgodovinarja in zgodovinopisja (Il lavoro svolto finora e i compiti futuri dello storico e della storiografia goriziana, Kronika, 1964). Ha aiutato tutti generosamente, condividendo il proprio sapere in conversazioni formali o informali e stimolando la ricerca su tematiche con un unico denominatore comune: il Litorale – la Gorizia storica.
La sua opera è importante anche per l’approccio metodologico: non intendeva la storia locale come marginale o secondaria, bensì come una chiave fondamentale per comprendere i più ampi processi europei. Attraverso il Goriziano ha aperto riflessioni sull’individuo, il nazionalismo, i confini, le migrazioni, la modernizzazione e la memoria culturale nello spazio mitteleuropeo.
Per il suo operato ha ricevuto diversi riconoscimenti (il Premio Valvasor, il riconoscimento dell’Unione delle società storiche della Jugoslavia, il titolo di Membro d’onore dello ZRC SAZU) ed è stato inoltre cittadino onorario del Comune urbano di Nova Gorica; anche per questo è riconosciuto come una delle figure chiave della storiografia del Litorale della seconda metà del XX e dell’inizio del XXI secolo. La sua eredità rimane fondamentale sia per gli storici sia per chiunque si dedichi alla ricerca dell’identità e del patrimonio culturale dello spazio nazionale sloveno occidentale.
È scomparso il 2 maggio 2026 a Salcano, dove riposa «Sulla propria terra» [Na svoji zemlji].
Prvotni jezik tega članka je slovenščina.