COSTRUIRE IMMAGINI PER IL FUTURO. UN’OCCASIONE PER GORIZIA

COSTRUIRE IMMAGINI PER IL FUTURO. UN’OCCASIONE PER GORIZIA

di ALESSANDRA MARIN

È il settembre del 2002 quando – lavorando al programma del Laboratorio avanzato di progettazione urbanistica del quarto anno, nel Corso di laurea in Architettura dell’Università di Trieste con il collega Andrea De Eccher – emerge l’idea di dedicare alle città e al territorio transfrontaliero di Gorizia e Nova Gorica, che due anni dopo sarebbe diventato un territorio unificato nel contesto europeo, l’esercitazione dell’a.a. 2002-2003.
Da allora, il gruppo di lavoro di Progettazione urbanistica di UNITS – soprattutto in virtù di un impegno personale costante di chi scrive, testimoniato da molti altri laboratori e tesi di laurea, convegni, pubblicazioni, attività di ricerca transfrontaliere che si sono susseguite per vent’anni – ha dedicato energie e idee a questo territorio, già prima della scelta di collocarvi la sede stessa di Architettura e, ovviamente, dopo; e da quel momento con maggior vigore, in quanto affiancato in questo sforzo dai colleghi delle altre discipline del progetto.


L’inizio della ricerca goriziana dell’Università di Trieste parte a ridosso dell’approvazione del piano regolatore generale che segna a Gorizia il passaggio del millennio e tenta di rispondere alle questioni aperte un decennio prima dalla caduta della divisione dell’Europa in sfere di influenza, che se da un lato apriva nuove speranze e prospettive, dall’altro metteva in discussione le economie locali e i modi di vivere nel territorio goriziano (uso il termine in senso geografico e non politico), basati su quella divisione e sul dialogo attraverso il confine che già negli anni Sessanta era ripreso.


Il piano, redatto da Gregotti e Associati a fine anni Novanta, concentra l’attenzione specie sulla riconfigurazione delle aree confinarie, promuovendo progetti strategici per dare forma a nuove centralità urbane. Questo piano promuove, nelle aree libere o in via di dismissione tra Gorizia e Nova Gorica, cinque azioni di urban design di grande respiro, probabilmente pensate come sollecitazione ad attivare la cooperazione nel ripensare un’ampia fascia territoriale.

 

Così facendo, realizza una visione del futuro post-confinaria: Il Parco delle grandi attrezzature alle spalle di via Terza Armata, il Parco degli affari a Casa Rossa, l’area di trasformazione strategica dell’ex Sanatorio ed ex Ospedale psichiatrico, il Parco residenziale tra il confine di Salcano e l’Isonzo – insieme a due progetti dedicati alle aree industriali alla confluenza del Corno nell’Isonzo e alla nuova porta urbana, ancora sul fiume, presso il ponte IX agosto – si definiscono come occasioni di integrazione della dotazione di servizi e di realizzazione di nuove quote di residenza, ma anche di costruzione di nuove centralità e ricucitura tra le due città.


Una visione che non ha trovato realizzazione a causa della carenza di investimenti (economici, ma soprattutto di fiducia e di immaginazione, specie sul medio-lungo periodo) sulla città nei vent’anni anni successivi: la parte più significativa delle più di quaranta varianti al piano Gregotti ha cercato di rispondere proprio al fallimento di quella visione, che ha lasciato la città imprigionata in una forma inattuale, e alla ricerca di nuovi stimoli e risposte sul piano economico e sociale.

 

Nel 2016 l’amministrazione comunale approva, per uscire da questa impasse, degli Indirizzi per una variante “strutturale” (mai avviata), focalizzati in primo luogo sulla necessità di «confrontarsi in maniera prioritaria sulle aree di bordo [tra le due città] e sulle problematiche paesistiche ed ambientali». Due temi che restano rilevanti anche nella definizione di nuovi indirizzi (meno articolati e che confermano in sostanza i precedenti) nel marzo 2019, e che, data la conformazione delle “aree di bordo”, in parte si sovrappongono. Ma che non sembrano essere stati appieno compresi nelle loro potenzialità, se a seguire si citano le zone confinarie come possibile attrattore di attività turistiche e occasioni per costruire un nuovo sistema di luoghi per grandi eventi, più che per riallacciare le reti ecologiche e paesaggistiche, vera armatura territoriale che la frontiera non ha potuto spezzare.


Sulla base di questi presupposti si è attivata una collaborazione con il Dipartimento di Ingegneria e Architettura dell’Università di Trieste, che ha predisposto le condizioni per realizzare l’obiettivo strategico della redazione del nuovo Piano Regolatore Generale Comunale (PRGC), a partire da una base conoscitiva e propositiva fondata su una ricerca scientifica iniziata nel 2020, che ha prodotto: documentazione relativa alla individuazione di un metodo e alla definizione di prime ipotesi di elaborazione concreta di indicazioni operative per l’adeguamento dello strumento urbanistico comunale al Piano Paesaggistico Regionale; redazione di un report dedicato all’individuazione e studio approfondito di un repertorio di buone pratiche utili a dare suggerimenti per la redazione degli indirizzi generali per il progetto urbanistico, con specifico riferimento a riuso e rigenerazione del patrimonio edilizio e degli spazi aperti urbani; valorizzazione delle trame di paesaggio urbano, periurbano ed extra-urbano; mobilità sostenibile; riqualificazione e gestione di attrezzature collettive; individuazione di nuove forme di produzione ed economia urbana.


La ricerca, coordinata da chi scrive e che ha visto coinvolti docenti e giovani ricercatori universitari (prof.ssa Sara Basso, architetti Valentina Cechet, Igor Ciuffarin, Luca Del Fabbro Machado, Sebastiano Roveroni), si è svolta nel giro di due anni, senza purtroppo innescare un’interlocuzione efficace – sulla base delle proposte via via elaborate –con la componente politica dell’amministrazione, e arrivando quindi, dopo una lunga attesa di feedback, alla consegna definitiva nei primi mesi del 2023 di un ampio studio dedicato alla costruzione di scenari, visioni e strategie di progetto per Gorizia 2040, capoluogo transfrontaliero.


Fortunatamente, il dialogo con i tecnici, sia per parte italiana, sia per parte slovena, non è invece mai mancato, essendo peraltro frutto di una lunga consuetudine di lavoro comune. Anche per questo motivo la struttura progettuale dello studio per il nuovo piano urbanistico ha inteso affrontare il tema della pianificazione non solo alla scala comunale, ma ampliando lo sguardo a immagini di tipo strategico e progettuale in un’ottica transfrontaliera, anche in considerazione della necessaria interazione attivata da anni attraverso l’Istituto del GECT/EZTS attivato con Nova Gorica e Šempeter Vrtojba. In tal modo si è proposto di considerare, per quanto possibile, una forma di pianificazione meno condizionata, rispetto a quella attualmente in essere, dai limiti amministrativi, almeno per quanto riguarda i sistemi territoriali, le strategie e gli scenari ipotizzabili.


Lo studio condotto da DIA-UNITS ha carattere programmatico ed è stato pensato come propedeutico alla formulazione vera e propria delle direttive urbanistiche per il nuovo Piano Regolatore Generale Comunale di Gorizia. Propone gli obiettivi che il nuovo Piano dovrà perseguire, le tematiche che dovrà affrontare e le modalità di redazione; soprattutto, esplicita le strategie rilevate come auspicabili nel confronto con il contesto e con le buone pratiche esplicitate al suo interno. Suggerisce quindi un sistema di direttive a partire dalla costruzione di una “visione d’assieme”, nella quale vengono sottolineati i principali “sistemi” territoriali fondamentali con i quali, inevitabilmente, la pianificazione dovrà confrontarsi: ambientale, insediativo, della produzione e del commercio, delle infrastrutture e della mobilità lenta, dei servizi e degli spazi pubblici.


Questi sistemi territoriali strutturano la dimensione formale e funzionale del territorio e costituiscono uno strumento per “disegnare” e dare gerarchia alle strategie a prescindere dai meri confini amministrativi.

Il documento di ricerca propone, per indirizzare la futura redazione del piano urbanistico, le finalità che esso dovrebbe avere:

– immaginare e rappresentare una visione per la Gorizia del 2040 in cui la città risulta attrattiva, resiliente, rispettosa delle proprie risorse ambientali e culturali, sana e
inserita in un’asse transnazionale di flussi produttivi e turistici;

– rendere più flessibili i processi di governo del territorio, in modo da poter accogliere e adattarsi a situazioni in costante mutamento, ma garantendo un assetto ambientale e culturale equamente strutturato e valorizzato;


– rivedere le logiche insediative, espansive, di tutela e di progettazione che, nel tempo, hanno portato a situazioni stagnanti in tutte le aree strategiche già riconosciute dalle precedenti amministrazioni nel territorio del capoluogo isontino.

 

Lo studio si spinge a suggerire un gruppo di obiettivi generali del Piano, che qui riassumo brevemente:

Configurare un nuovo telaio strutturale del territorio basato sullo spazio aperto, l’ambiente, il paesaggio e lo spazio pubblico: un obiettivo che ha natura prioritaria e strutturale e riguarda la definizione di un telaio basato sulla “dominante ecologica”, vista come invariante nella costruzione della struttura del piano. Le reti ecologiche vengono perciò individuate come supporto sia alla connettività biologica, sia alle pratiche umane. Sarà però necessario non dichiarare genericamente una maggiore sostenibilità della trasformazione territoriale e delle attrezzature urbane, ma definire proattivamente le condizioni per garantire che l’impatto ambientale, d’ora in poi, sia il minore possibile, ed eventualmente bilanciato da migliorie, compensazioni, risarcimenti.

Contenere il consumo di suolo, cancellare il consumo di ambiente: l’obiettivo principale sopra enunciato può essere perseguito definendo la quantità e la qualità delle aree interessate. La principale necessità è ridurre le aree di espansione urbana, frutto di previsioni sovradimensionate e quindi rimaste in attesa, in particolare a causa del calo demografico.

Ma anche laddove non si produca consumo di suolo, l’antropizzazione può provocare consumo di ambiente, depauperando i suoli, inquinando aria e acqua: sarà necessario definire aree di valorizzazione paesaggistica con principi ecologici, tutelando l’esistente, accrescendo il capitale presente e definendo regole di compensazione e mitigazione ambientale proporzionate all’edificazione e all’attività antropica.


Rigenerare, ristrutturare, riqualificare il patrimonio urbano esistente: strutturare il futuro della città sul telaio paesaggistico-ambientale comporta la necessità di intervenire sul patrimonio costruito con l’incentivazione del recupero, di progetti di ampliamento
dell’esistente, densificazione, oltre che di restyling e riqualificazione energetica, sismica, ecc., rendendo le aree d’intervento più attrattive in termini di qualità sociale, paesaggistica, ambientale, commerciale, oltre che architettonica.

Favorire la mobilità dolce e specie la riduzione del traffico automobilistico: promuovere il potenziamento del sistema di trasporto pubblico e la sinergia tra rete stradale e rete di mobilità dolce, che dovrà essere completata da un sistema di aree di scambio tra i mezzi, diffuse e potenziate.

L’insieme degli obiettivi sopra descritti è pensato per dare maggiore abitabilità a Gorizia, intendendo con la parola “abitare” non soltanto il risiedere, ma gli usi che caratterizzano
l’appartenenza a un luogo, comprese le attività di spostamento, tempo libero, studio, salute: per questo motivo l’ultimo obiettivo è garantire abitabilità, equa inclusione e la giusta attrattività che Gorizia può fornire.

 

Il report di ricerca è arrivato poi a delineare visioni, strategie, ambiti di applicazione possibili, oltre a un metodo di lavoro che utilizzasse prioritariamente ascolto, co-design partecipativo e confronto creativo come approccio al processo di pianificazione. Uno studio che costituisce a nostro avviso, a tre anni di distanza e ancora in attesa di un piano che ripensi l’immagine futura della città, un’occasione preziosa per Gorizia, che auspichiamo verrà almeno in parte colta.



Articolo originale in Italiano.