PRIPOVEDUJEM TI O SVOJEM JEZIKU, TI RACCONTO LA MIA LINGUA
di IRINA MOIRA CAVALON
Questo articolo racconta di un incontro. Un incontro che, giunto ormai alla sua terza edizione, continua ad allargare i propri confini ben oltre le aule in cui ha preso forma originariamente.
I protagonisti sono gli studenti e le studentesse delle classi terze e quarte del Liceo delle Scienze Umane Gregorčič e gli alunni e le alunne delle classi seconde della scuola secondaria di primo grado Ascoli di Gorizia. I primi raccontano, i secondi ascoltano. Ma ascoltano anche le/gli insegnanti, il personale scolastico, i genitori che a casa raccolgono il racconto del racconto, i colleghi curiosi, la comunità scientifica che accompagna il progetto. E chissà dove ancora è arrivata la storia di Pripovedujem ti o svojem jeziku.
L’eco di questo incontro parla di racconti preparati, discussi e ripensati dagli studenti del Gregorčič. Racconti sulla lingua slovena, la cultura, la comunità e il rapporto che ciascuno costruisce con esse. Racconti affidati a ragazze e ragazzi che, per qualche ora, diventano insegnanti. Ad accoglierli ci sono i giovanissimi alunni della scuola Ascoli, che per sei settimane consecutive hanno aperto le porte delle loro classi con con simpatia e una curiosità sempre crescente.
In quelle ore si imparano parole nuove. Si ascoltano storie, aneddoti di vita, tradizioni. Si incontrano simboli, feste, musiche, sapori e luoghi della cultura slovena locale. Ma soprattutto si impara a guardare il territorio con occhi nuovi. Gorizia e i paesi che la circondano appaiono più articolati, più sonori, più colorati, una sorta di realtà resa aumentata dal “racconto dell’altro”. Una Gorizia “differente” in un’accezione semplice: una diversità che non allontana, ma avvicina; che ci prepara a comprendere il vicino e, quindi, forse, anche il lontano.
Per gli studenti che hanno raccontato e per gli alunni che hanno ascoltato, l’esperienza è stata occasione di crescita. Lo è stata anche per le due comunità scolastiche coinvolte. E lo è stata per la ricerca scientifica che ha accompagnato il progetto, trasformando queste lezioni di ragazzi per ragazzi in un’occasione per osservare e comprendere come possa prendere forma una didattica della lingua slovena per non parlanti sloveno, costruita insieme, radicata nel territorio, autentica, narrativa e capace di partire dalle persone prima ancora che dai manuali.
Offriamo questo contributo in forma di racconto a più voci, perché così è nato il progetto e così vorremmo continuasse a vivere. Nel racconto trovano spazio le persone, le relazioni, le sorprese. Nel racconto il desiderio dell’incontro non si irrigidisce in uno schema, ma continua a camminare insieme a chi lo attraversa. E ogni cammino, anche quando segue la stessa strada, non è mai davvero uguale al precedente.
Quindi lasciamo lo spazio alle voci dei protagonisti.
Perché questa storia è la loro.
Voci dalla scuola Ascoli (a cura di Antonietta Vitolo e Laura?)
Pripovedujem ti o svojem jeziku / Ti racconto la mia lingua è stato per noi il risultato, l’approdo, per certi versi inaspettato, di un percorso non poco faticoso, per permettere alla nostra scuola con lingua di insegnamento italiana, di far entrare lo sloveno nelle classi e renderlo parte integrante della nostra offerta didattica.
Non possiamo, quindi, non parlare di questo lungo e appassionato cammino preliminare, perché altrimenti non si arriverebbe a comprendere appieno con quale sguardo, da quale punto di vista, con quale energia e con quali speranze abbiamo portato e continuiamo a portare avanti questo progetto.
Facciamo un salto indietro. Un gruppo non troppo numeroso di docenti, quasi tutte «figlie dell’Erasmus», come ci piace definirci, ha cercato di attuare nella scuola in cui lavora quello che ritiene naturale e necessario in questo territorio: l’inserimento, all’interno delle attività curricolari, di lezioni di lingua slovena. Non solo, fin da subito abbiamo capito che, a differenza dell’inglese o del tedesco, lo sloveno rappresentava qualcosa di diverso. Non era semplicemente una «terza lingua comunitaria», non solo un mezzo per avere maggiori possibilità di comunicazione, ma una nuova e necessaria visione, un atteggiamento, una volontà specifica: quella di mettersi in relazione vera con ciò e con chi caratterizza in maniera forte il nostro territorio, ovvero la comunità slovena, al di qua e al di là del confine.
Per questo abbiamo subito desiderato che alle lezioni di lingua si abbinasse qualcosa di fattivo, di reale, che andasse a completare davvero quel processo di conoscenza reciproca con il nostro vicino. Abbiamo cercato strade e opportunità che ci mettessero in contatto con le scuole di Nova Gorica e con le scuole di Gorizia con lingua d’insegnamento slovena. Solo attraverso l’incontro con l’altro e l’esplorazione dei suoi luoghi si inizia un vero percorso di conoscenza.
Per questo, quelle che qualcuno definisce forse in maniera troppo semplicistica «lezioni di lingua slovena», in realtà sono state da noi considerate qualcosa di più: lezioni di avvicinamento alla lingua e alla cultura slovena. Le scuole del nostro territorio non hanno solo l’enorme necessità e opportunità di imparare la lingua dell’altro, ma anche di vederla, di osservarla, di viverla.
Dal 2021 abbiamo avviato gemellaggi e incontri con studenti di Nova Gorica, successivamente ampliati grazie ai finanziamenti della legge 482, che hanno permesso di introdurre lezioni di lingua slovena in tutte le classi. Il sostegno dell’allora dirigente Eleonora Carletti ha consentito di consolidare queste iniziative, inserendole stabilmente nel PTOF e nella programmazione di Educazione Civica. L’incontro con il Centro per le ricerche scientifiche di Capodistria e il progetto Contatti – un progetto che ha messo in contatto appunto, alunni di qua e di là del confine che apprendevano la lingua dell’altro- hanno poi rafforzato il percorso, offrendo anche occasioni di formazione per i docenti. Terminati i finanziamenti, abbiamo individuato nella comunità slovena di Gorizia il partner ideale per promuovere un incontro tra cultura italiana e quella slovena. Con il convinto sostegno della dirigente Carletti, nel 2023 è nato quindi il dialogo con il Liceo Gregorčič, una scuola a pochi passi dalla nostra, ma con la quale non avevamo mai avuto nessun tipo di rapporto.
È iniziato così l’esperimento di un’esperienza unica: guidare la creazione di un incontro che, questa volta, aveva qualcosa in più. Doveva essere realizzato dagli alunni per gli alunni. Noi docenti siamo rimasti dietro le quinte: li abbiamo preparati, li abbiamo guidati, abbiamo cercato di tenere in equilibrio la gestione dei loro incontri e poi, a mente fredda, ci abbiamo ragionato, ne abbiamo parlato, abbiamo smontato e rimontato, riflettendo e preparandoci all’appuntamento della settimana successiva.
«Allora ragazzi, com’è andata? È stato interessante? Cosa vi ha colpito?», «Prof, ma quindi questi ragazzi non vanno a scuola in Slovenia?», «Non sapevo che esistesse una scuola così vicina a noi in cui si parlasse solo in sloveno durante le lezioni!», «Io conoscevo già delle parole, mia nonna a volte parla in sloveno!», «Io sono croato e capivo quasi tutte le parole nei giochi!», «Prof, c’è anche il figlio di un amico di mio padre… ma quindi loro parlano perfettamente in italiano e in sloveno!», «Io mi sono divertita, è più bello fare lezione con ragazzi giovani!», «Per me è stato bello, ho frequentato le scuole elementari slovene. Ora non parlo più tanto lo sloveno, ma questa esperienza mi ha ricordato quando lo usavo ogni giorno a scuola».
Domande e riflessioni che si uniscono l’una all’altra come in un collage su uno sfondo unico: il nostro territorio. Ogni domanda, ogni riflessione non è mai distante da ciò che i ragazzi hanno già visto o vissuto, ma l’esperienza li ha aiutati a osservare e a comprendere quello che nella nostra città si vive, ma spesso non si conosce.
Questo ci convince sempre di più del fatto che la comunità slovena della città abbia, forse a volte anche inconsapevolmente, la possibilità di farsi anello di congiunzione su questo confine: un confine che viene tanto citato, ma che è ancora troppo poco vissuto dalle comunità scolastiche al di qua e al di là della linea.
Gli sforzi organizzativi rimangono enormi, spesso affidati a pochi volenterosi che credono caparbiamente nel valore assoluto di questo cammino formativo. Formativo per i ragazzi che raccontano, per i ragazzi che ascoltano, per i docenti che guardano, ascoltano, si confrontano e si conoscono. Un progetto formativo in ogni suo passo, in ogni suo aspetto, per ogni suo protagonista.
Voci dal Liceo delle Scienze Umane Gregorčič (a cura della coordinatrice per il progetto nella scuola, Marianna Kosic)
Quando il progetto entra nelle classi del Gregorčič, gli studenti scoprono che parlare dello sloveno o della lingua materna (non necessariamente lo sloveno) significa raccontare sé stessi, la propria storia familiare, l’appartenenza a una comunità e un territorio di confine. Da questo percorso di introspezione è nata una nuova consapevolezza sul ruolo che la lingua riveste nella loro quotidianità: ha smesso di essere mera grammatica e vocabolario per rivelarsi veicolo di valori, pensieri e sentimenti di una comunità storica.
Risolti i dilemmi-stimolo iniziali, la fase successiva è diventata organizzativa: divisi in gruppi, gli studenti si sono assunti la responsabilità di co-progettare dei laboratori per gli alunni della scuola Ascoli. Incontrandoli per un’ora alla settimana per sei settimane, i ragazzi hanno vissuto un vero e proprio ribaltamento di prospettiva: da studenti si sono trasformati in insegnanti, mettendosi in gioco per trasmettere ai più giovani piccoli la lingua e la cultura slovena, e calibrando le attività didattiche per stimolare al massimo il loro interesse e la loro partecipazione.
Sebbene gli ostacoli iniziali – come l’ansia, la timidezza e il timore di non essere all’altezza o apprezzati – abbiano accomunato molti di loro, l’impatto con la realtà delle classi ha svelato fin da subito tutta la complessità di questa sfida didattica del mettersi in cattedra, per poi lasciare il posto, alla fine, a un profondo senso di sollievo, gratificazione e autoefficacia.
A sbloccare le tensioni e a stimolare un vivo interesse da entrambe le parti è stata la flessibilità metodologica, vero asso nella manica dei ragazzi: l’adozione di metodi attivi, come giochi e quiz su Kahoot, ha fatto la differenza. Fondamentale si è rivelata anche la sinergia con i docenti ospitanti, il cui supporto ha potenziato la motivazione dei partecipanti.
Per ampliare gli orizzonti e il lessico di un pubblico che, pur vivendo a ridosso del confine, spesso ignorava le tradizioni slovene, i gruppi hanno puntato su argomenti quotidiani usati come veri e propri ponti culturali: le festività locali (come il Carnevale e San Nicolò), il significato dell’inno nazionale, le leggende, la musica, lo sport anche attraverso icone come Luka Dončić, e la cultura gastronomica del territorio, dai piatti tipici alle osmize.
Questo sforzo ha richiesto anche un’importante flessibilità linguistica. Dover insegnare parole slovene nuove e spiegare in italiano concetti complessi che di solito affrontano in sloveno ha costretto i ragazzi a rimodulare il proprio registro in base alle preconoscenze degli alunni ospitanti. Un esercizio di mediazione che ha sviluppato negli studenti stessi una maggiore consapevolezza di come le due lingue si alternino spontaneamente nella loro quotidianità.
La maturazione degli studenti è stata confermata e apprezzata dai professori del Gregorčič. Osservando il processo in itinere e sul campo, i docenti hanno evidenziato come il progetto abbia fatto emergere le potenzialità sommerse dei ragazzi, stimolando l’apprendimento cooperativo, lo spirito d’iniziativa e la crescita personale. L’esperienza ha così potenziato un ampio spettro di competenze: da quelle linguistiche e interculturali a quelle organizzative, digitali e di consapevolezza culturale. Oltre allo sviluppo di queste soft skills, il percorso ha avuto una forte valenza di orientamento professionale, come emerge dalle parole dei protagonisti.
Eva: «Quando ricordavano le parole che avevamo insegnato e ci facevano tante domande, così interessati, ero felice. Ho provato gioia e mi sono sentita efficace, ma ho anche capito quanto l’insegnamento sia impegnativo e richieda pazienza.»
Mia: «La professione di insegnante mi è entrata nel cuore; so che questa potrebbe essere una strada concreta per il mio futuro.»
Filip: «Ho capito chiaramente che la professione docente non fa per me e non rispecchia le mie inclinazioni, ma auguro simili opportunità di mettersi alla prova e allenarsi a chiunque desideri intraprendere questa strada.»
Per Filip e molti altri, ad ogni modo, l’esperienza ha permesso di guardare con occhi nuovi il valore del lavoro di squadra, rivelatosi fondamentale per superare con successo quelle complessità che difficilmente si sarebbero potute affrontare individualmente.
Il valore più significativo dell’intera esperienza risiede nella crescita della consapevolezza identitaria degli studenti. Dover spiegare la propria cultura all’esterno ad altri li ha aiutati a mettersi in prospettiva, superando una certa autoreferenzialità iniziale: lo stupore e l’interesse degli alunni italofoni verso lo sloveno e il plurilinguismo hanno suscitato nei ragazzi un autentico senso di orgoglio per le proprie radici e la propria lingua.
Mitja confessa: «Prima davo tutto per scontato. Quando un alunno italiano ha detto che lo sloveno era particolare e interessante, ho provato per la prima volta un vero orgoglio.» Un pensiero che si riflette in quello di Eva K., secondo cui «parlare dello sloveno non significa solo insegnare vocaboli nuovi, ma parlare dei sentimenti che la lingua porta con sé, dei legami con la famiglia e la propria terra.»
Racconta Eva C.: «Ho capito che la lingua slovena è una parte importante di me e che è bello parlare due lingue e conoscere due culture diverse. Grazie a questo progetto sono più orgogliosa delle mie radici e apprezzo di più lo sloveno.»
Giulia ricorda che «attraverso la lingua sviluppiamo rispetto e vicinanza», mentre Nicol conclude che «l’appartenenza a uno spazio multiculturale non è un ostacolo, ma un enorme vantaggio e una ricchezza da custodire.»
A tirare le somme di questo ricco mosaico di voci – ricordando il grande lavoro di squadra, a volte anche faticoso, svolto dietro le quinte – emerge chiaramente la profonda trasformazione vissuta dagli studenti. Sebbene l’entusiasmo iniziale di alcuni fosse legato semplicemente all’opportunità di assolvere una parte delle ore di Formazione scuola-lavoro in orario curricolare, le dinamiche in aula hanno subito un’evoluzione verso un interesse ben più genuino. I ragazzi si sono lasciati coinvolgere pienamente, investendo testa, cuore e mani in un percorso di apprendimento a tutto tondo. Il successo del progetto risiede proprio in questa transizione fondamentale: il passaggio da un adempimento formale a un coinvolgimento reale, che ha visto gli studenti diventare i veri protagonisti dell’esperienza, desiderosi di continuarla.
È stata così compresa la complessità del ruolo di educatori e di ambasciatori della lingua e della cultura slovena, intesa come ponte relazionale in un territorio di confine. Questa maturazione ha tradotto l’esperienza in un sentimento di gratitudine e in un flusso continuo di nuove idee, proiettando il progetto ben oltre la fine dell’anno scolastico e convertendo la chiusura delle attività in un nuovo punto di partenza.
Il terreno dello scambio si è rivelato fertile e accogliente, tanto che le proposte per il futuro guardano già a nuove iniziative comuni che vanno oltre il semplice insegnamento dello sloveno: dalle uscite in città con gli studenti del Gregorčič in veste di ciceroni, fino ai picnic nel parco scolastico con assaggi tipici, balli tradizionali e serate per celebrare il plurilinguismo. L’augurio per il domani è quello di mantenere viva la curiosità, continuando ad arricchirci reciprocamente attraverso simili esperienze lungo questo cammino condiviso.
Le voci dei dirigenti scolastici
Dirigente Peter Černic, Gregorčič
Il progetto «Pripovedujem ti o svojem jeziku» ha rappresentato per i nostri studenti una preziosa occasione per riflettere sul significato della lingua come strumento di comunicazione, identità e legame tra le persone. Per gli studenti della scuola slovena in Italia, la consapevolezza del ruolo di mediatori interculturali è quasi parte integrante della loro esperienza quotidiana. Crescono infatti in un contesto in cui si incontrano la cultura slovena e quella italiana, dove è necessario comprendere entrambe le lingue, entrambe le esperienze storiche ed entrambi gli ambienti culturali.
Proprio per questo la nostra scuola ha una missione speciale. Non si occupa solo della conservazione della lingua e della cultura slovena, ma anche della formazione di giovani capaci di costruire ponti tra le comunità. La minoranza nazionale non è uno spazio di separazione, ma uno spazio di unione. Il suo valore più grande è la capacità di creare un dialogo tra mondi diversi e di cercare vie comuni là dove altri vedrebbero dei confini.
Il progetto ha permesso agli studenti di comprendere meglio quanto sia importante la conoscenza di entrambe le culture per una comunicazione interculturale efficace. Solo chi conosce veramente la lingua, i valori, le abitudini e le sensibilità di entrambe le comunità può diventare un mediatore credibile tra di esse. In un momento in cui l’Europa e il mondo hanno sempre più bisogno di persone capaci di dialogo e comprensione reciproca, questa è una competenza preziosa e, al contempo, un contributo importante che la comunità nazionale slovena in Italia può offrire al contesto più ampio.
Dirigente Filomena Nunziata, scuola Ascoli
«Ti racconto la mia lingua» ha rappresentato molto più di un’occasione per conoscere una lingua diversa: è stata un’esperienza che ha aiutato i nostri ragazzi a comprendere il valore dell’incontro tra persone, culture e storie differenti. Viviamo in un territorio che, per la sua stessa storia, è stato nei secoli un crocevia di popoli, lingue e identità. Una terra di confine che ha conosciuto divisioni e contrapposizioni, ma che ha saputo trasformarle in opportunità di dialogo, collaborazione e crescita comune. Questa eredità costituisce oggi una straordinaria risorsa educativa. Attraverso il confronto con gli studenti della comunità slovena, i ragazzi hanno sperimentato concretamente come la diversità non sia un ostacolo, ma una possibilità di arricchimento reciproco. Conoscere la lingua, la cultura e le tradizioni dell’altro significa imparare a riconoscere il valore delle differenze, sviluppando rispetto, curiosità e capacità di ascolto. L’auspicio è che i nostri ragazzi, forti dell’esperienza storica e culturale di questo territorio, possano diventare cittadini capaci di costruire ponti tra persone e comunità diverse, superando diffidenze e confini. In una realtà sempre più interconnessa, essi possono essere l’esempio concreto di una società al tempo stesso locale e globale: una comunità nella quale ciascuno possa custodire con orgoglio le proprie radici, la propria lingua e la propria cultura, sentendosi al contempo parte di un progetto comune fondato sul rispetto reciproco e sull’accoglienza. Se sapremo trasmettere loro questi valori, il nostro territorio potrà continuare a essere un laboratorio di convivenza e di pace, un luogo in cui identità diverse non si contrappongono, ma dialogano e collaborano, contribuendo insieme a costruire una comunità più ricca, aperta e consapevole.
Per non concludere, ovvero per non smettere il racconto
Più di qualche pensiero conclusivo è già racchiuso nelle parole dei protagonisti di questo racconto.
Qui desideriamo soltanto aggiungere un augurio: che questa iniziativa, e altre in cui i protagonisti sono i cittadini – giovani e meno giovani – e il loro desiderio di conoscersi attraverso l’apprendimento della lingua “dell’altro”, possano continuare a nascere e a moltiplicarsi. Che possano continuare a costruire un cammino al quale si uniscano sempre nuovi compagni di viaggio, diventando sopotniki, oltre che popotniki, viandanti, per riprendere il sottotitolo di questo numero della rivista.
E al lettore che ci ha accompagnati fin qui rivolgiamo un invito: raccontare questa storia. Raccontarla con la forza della narrazione– pripovedujem ti – e con uno sguardo lucido e fiducioso sul viaggio a cui tutti possiamo prendere parte.
Grazie a tutte le raccontastorie e a tutti i raccontastorie che hanno dato voce a questo contributo.
Articolo originale in Italiano.