PRIPOVEDUJEM TI O SVOJEM JEZIKU, TI RACCONTO LA MIA LINGUA
Un racconto coordinato da Irina M. Cavaion in collaborazione con (in ordine alfabetico) Peter Černic, Marianna Kosic, Filomena Nunziata, Laura Trevisan, Antonietta Vitolo, le voci degli studenti delle classi III e IV della scuola Gregorčič, degli alunni delle classi IIe della scuola Ascoli di Gorizia.
L’articolo parla di un incontro che, alla sua terza edizione, supera i confini delle aule in cui è nato.
I protagonisti sono gli studenti del Liceo delle Scienze Umane Gregorčič e gli alunni della scuola secondaria Ascoli di Gorizia. I primi raccontano, i secondi ascoltano. Ma ascoltano anche docenti, personale, genitori e la comunità scientifica che accompagna il progetto. Chissà fin dove è arrivata la storia di Pripovedujem ti o svojem jeziku.
L’eco di questo incontro risuona nei racconti sulla lingua slovena, la sua cultura e la sua comunità, preparati dagli studenti del Gregorčič sotto la guida dei ricercatori e preparatori dell’Istituto per gli studi linguistici del Centro di ricerche scientifiche di Capodistria (ZRS Koper). Per qualche ora sono loro a diventare insegnanti, accompagnando gli alunni della scuola Ascoli in un percorso che, settimana dopo settimana, ha suscitato una curiosità sempre più viva.
In quelle ore si imparano parole, storie, tradizioni, simboli, feste, musiche, sapori e luoghi della cultura slovena locale. Ma soprattutto si impara a guardare il territorio con occhi nuovi. Gorizia e i paesi circostanti appaiono più articolati, sonori e colorati, una realtà aumentata dal “racconto dell’altro”. Una diversità che avvicina, che prepara a comprendere il vicino e, chissà, anche il lontano.
L’esperienza è stata un’occasione di crescita per gli studenti, per le due comunità scolastiche e per la ricerca scientifica. Quest’ultima ha potuto osservare come prenda forma una didattica della lingua slovena costruita insieme, radicata nel territorio, autentica, narrativa e centrata sulle persone prima che sui manuali.
Offriamo questo contributo come racconto a più voci, forma in cui il progetto è nato e vuole vivere. Nel racconto trovano spazio relazioni e sorprese, e il desiderio dell’incontro lungo il cammino.
Lasciamo quindi spazio alle voci dei protagonisti. Perché questa storia è la loro.
Voci dalla scuola Ascoli di Gorizia (a cura di Antonietta Vitolo)
Pripovedujem ti o svojem jeziku / Ti racconto la mia lingua è l’approdo di un faticoso ma appassionato percorso per integrare lo sloveno nella nostra offerta didattica. Non è solo l’insegnamento di una lingua, ma una precisa volontà: entrare in relazione con la comunità slovena che caratterizza il nostro territorio.
Facciamo un salto indietro. Un gruppo non troppo numeroso di docenti, quasi tutte «figlie dell’Erasmus», come ci piace definirci, ha cercato di attuare nella scuola in cui lavora quello che ritiene naturale e necessario in questo territorio: l’inserimento, all’interno delle attività curricolari, di lezioni di lingua slovena. Fin da subito abbiamo capito che, a differenza dell’inglese, lo sloveno rappresentava qualcosa di diverso. Non era semplicemente una lingua comunitaria, ma una nuova e necessaria visione: la volontà di mettersi in relazione autentica con ciò e con chi caratterizza il nostro territorio, ovvero la comunità slovena, al di qua e al di là del confine.
Quelle che qualcuno definisce «lezioni di lingua slovena» sono state da noi considerate qualcosa di più: un percorso di avvicinamento alla lingua, alla cultura e alla comunità. Per questo abbiamo desiderato affiancare alle lezioni esperienze concrete, cercando occasioni di incontro con le scuole con lingua d’insegnamento slovena di Gorizia e con quelle di Nova Gorica. Perché la lingua dell’altro non si impara soltanto: si vede, si ascolta, si vive. Ed è attraverso l’incontro che inizia un vero percorso di conoscenza.
Dal 2021, grazie al supporto dei finanziamenti della legge 482 e dello ZRS di Koper, abbiamo introdotto lezioni di lingua in tutte le classi e avviato gemellaggi con la Osnova Šola M. Štrukelj di Nova Gorica. Terminati i finanziamenti, abbiamo individuato nella comunità slovena di Gorizia il partner ideale per promuovere l’incontro tra cultura italiana e slovena. Con il sostegno della dirigente Carletti, nel 2023 è nato così il dialogo con il Liceo Gregorčič, una scuola a pochi passi dalla nostra con la quale non avevamo mai avuto rapporti.
È iniziata così un’esperienza particolare: creare un incontro realizzato dagli alunni per gli alunni. Noi docenti, rimanendo dietro le quinte, abbiamo preparato e guidato i nostri ragazzi, abbiamo riflettuto e discusso insieme, incontro dopo incontro, preparandoci all’appuntamento successivo.
«Allora ragazzi, com’è andata? È stato interessante? Cosa vi ha colpito?», «Prof, ma quindi questi ragazzi non vanno a scuola in Slovenia?», «Non sapevo che esistesse una scuola così vicina a noi in cui si parlasse solo in sloveno durante le lezioni!», «Io conoscevo già delle parole, mia nonna a volte parla in sloveno!», «Io sono croato e capivo quasi tutte le parole nei giochi!», «Prof, c’è anche il figlio di un amico di mio padre… ma quindi loro parlano perfettamente in italiano e in sloveno!», «Io mi sono divertita, è più bello fare lezione con ragazzi giovani!», «Per me è stato bello, ho frequentato le scuole elementari slovene. Ora non parlo più tanto lo sloveno, ma questa esperienza mi ha ricordato quando lo usavo ogni giorno a scuola».
Queste riflessioni si uniscono come in un collage sullo sfondo del nostro territorio. L’esperienza ha aiutato i ragazzi a osservare e comprendere ciò che in città si vive, ma spesso non si conosce. La comunità slovena può farsi anello di congiunzione su un confine tanto citato ancora troppo poco vissuto dalle comunità scolastiche al di qua e al di là della linea.
Gli sforzi organizzativi restano enormi, spesso affidati a pochi volenterosi che credono nel valore di questo cammino, formativo per ogni suo protagonista: studenti che raccontano, alunni che ascoltano e docenti che si conoscono e si confrontano.
La lingua non è solo un insieme di regole da imparare sui banchi, ma un ponte verso l’altro. In questo angolo d’Europa, la cittadinanza consapevole dei giovani di Gorizia e Nova Gorica dovrebbe partire da qui. Pripovedujem ti o svojem jeziku non è un punto di arrivo, ma l’inizio di una trasformazione necessaria per abitare la complessità del nostro confine come uno spazio unico di parole ed esperienze condivise.
Voci dal Liceo delle Scienze Umane Gregorčič (a cura della coordinatrice per il progetto nella scuola, Marianna Kosic)
Entrando nelle classi del Gregorčič, gli studenti scoprono che parlare dello sloveno (o della propria lingua materna) significa raccontare sé stessi, la propria storia familiare, l’appartenenza a una comunità di confine. Da un percorso introspettivo sul ruolo dello sloveno nella loro quotidianità, la lingua smette così di essere mera grammatica e vocabolario per rivelarsi veicolo di valori e sentimenti di una comunità storica.
Divisi in gruppi, i ragazzi si sono assunti la responsabilità di co-progettare laboratori per gli alunni della scuola Ascoli. Incontrandoli per un’ora alla settimana per sei settimane, hanno vissuto un ribaltamento di prospettiva: da studenti si sono trasformati in insegnanti per trasmettere ai più giovani la lingua e la cultura slovena.
Nonostante l’ansia, la timidezza e il timore di non essere all’altezza o apprezzati iniziali, l’impatto con le classi ha lasciato il posto a gratificazione e autoefficacia. A sbloccare le tensioni e a stimolare un vivo interesse da entrambe le parti sono state le metodologie attive (giochi e Kahoot).
Per coinvolgere, ampliare gli orizzonti e il lessico di un pubblico che, pur vivendo a ridosso del confine, spesso ignorava le tradizioni slovene, i gruppi hanno puntato su argomenti quotidiani usati come ponti culturali: le festività, l’inno nazionale sloveno che è in verità un testo del maggior poeta sloveno, France Prešeren, le leggende, lo sport (con icone come Luka Dončić) e la gastronomia locale, dalle osmize ai piatti tipici ma anche della loro quotidianità, delle associazioni culturali e sportive, il loro sentirsi appartenenti sia alla comunità slovena che italiana. Questo sforzo ha richiesto flessibilità linguistica: spiegare in italiano concetti complessi, solitamente affrontati in sloveno, ha sviluppato nei ragazzi una maggiore consapevolezza del proprio bilinguismo quotidiano.
I professori del Gregorčič, osservatori del processo in itinere e sul campo, hanno apprezzato la maturazione degli studenti, evidenziando come il progetto abbia stimolato l’apprendimento cooperativo e lo spirito d’iniziativa, potenziando soft skills e orientamento professionale. Lo confermano i protagonisti. C’è chi ha provato gioia ed efficacia alla manifestazione di interesse degli alunni, scoprendo l’importanza della pazienza nell’insegnamento, chi ora vede l’insegnamento come possibilità nel suo futuro professionale, chi ha capito che non è la sua strada, ma l’esperienza gli ha rivelato la forza del lavoro di gruppo nel superare insieme le complessità che difficilmente si sarebbero potute affrontare individualmente.
Il valore più significativo risiede nella crescita della consapevolezza identitaria. Dover spiegare la propria cultura all’esterno ha superato ogni autoreferenzialità: lo stupore e l’interesse degli alunni italofoni ha suscitato nei ragazzi un autentico orgoglio per le proprie radici.
Mitja confessa: «Prima davo tutto per scontato. Quando un alunno italiano ha detto che lo sloveno era particolare e interessante, ho provato per la prima volta un vero orgoglio.» Un pensiero che si riflette in quello di Eva K., secondo cui «parlare dello sloveno non significa solo insegnare vocaboli nuovi, ma parlare dei sentimenti che la lingua porta con sé, dei legami con la famiglia e la propria terra.» Racconta Eva C.: «Ho capito che la lingua slovena è una parte importante di me e che è bello parlare due lingue e conoscere due culture diverse. Grazie a questo progetto sono più orgogliosa delle mie radici e apprezzo di più lo sloveno.» Giulia ricorda che «attraverso la lingua sviluppiamo rispetto e vicinanza», mentre Nicol conclude che «l’appartenenza a uno spazio multiculturale non è un ostacolo, ma un enorme vantaggio e una ricchezza da custodire.»
Tirando le somme di questo ricco mosaico di voci, emerge la profonda trasformazione vissuta dagli studenti. Se per alcuni l’entusiasmo iniziale era legato soprattutto all’opportunità di svolgere parte delle ore di Formazione scuola-lavoro in orario curricolare, l’esperienza si è presto trasformata in un interesse autentico. I ragazzi si sono lasciati coinvolgere pienamente, diventando protagonisti del progetto e comprendendo il proprio ruolo di ambasciatori della cultura slovena in un territorio di confine.
Da questa consapevolezza sono nate gratitudine, nuove idee e il desiderio di proseguire il percorso. Le proposte per il futuro guardano già oltre l’insegnamento della lingua: uscite in città con gli studenti del Gregorčič in veste di ciceroni, picnic nel parco scolastico con assaggi tipici, balli e momenti dedicati al plurilinguismo. L’augurio è di mantenere viva questa curiosità, continuando ad arricchirci reciprocamente lungo un cammino condiviso.
Le voci dei dirigenti scolastici
Dirigente Peter Černic
Istituto superiore d’istruzione secondaria con lingua d’insegnamento slovena Simon Gregorčič – Gorizia
Il progetto «Pripovedujem ti o svojem jeziku» ha offerto ai nostri studenti una preziosa occasione per riflettere sulla lingua come strumento di comunicazione, identità e legame. Per gli studenti della scuola slovena in Italia, la consapevolezza di essere mediatori interculturali è parte dell’esperienza quotidiana, crescendo in un contesto in cui si incontrano e si integrano la cultura slovena e quella italiana, dove è necessario comprendere entrambe le lingue, le esperienze storiche e gli ambienti culturali.
Proprio per questo la nostra scuola ha una missione speciale: non solo conservare la lingua e la cultura slovena, ma formare giovani capaci di costruire ponti tra comunità. La minoranza nazionale non è uno spazio di separazione, ma di unione, la cui ricchezza sta nel creare dialogo tra mondi diversi e cercare vie comuni dove altri vedono confini.
Il progetto ha dimostrato che solo chi conosce a fondo la lingua, i valori e le sensibilità di entrambe le comunità può diventare un mediatore credibile. In un’epoca che richiede sempre più dialogo e comprensione reciproca, questa competenza rappresenta un contributo prezioso che la comunità slovena in Italia offre al contesto sociale più ampio.
Dirigente Filomena Nunziata, Istituto Comprensivo I.C. Ascoli – Gorizia
«Ti racconto la mia lingua» è stata un’esperienza che ha aiutato i nostri ragazzi a comprendere il valore dell’incontro tra persone, culture e storie differenti. Viviamo in una terra di confine che ha saputo trasformare le passate divisioni storiche in opportunità di dialogo e collaborazione: un’eredità che oggi costituisce una straordinaria risorsa educativa.
Attraverso il confronto con la comunità slovena, i ragazzi hanno sperimentato come la diversità sia una possibilità di arricchimento reciproco. Conoscere la cultura dell’altro significa sviluppare rispetto, curiosità e capacità di ascolto. L’auspicio è che i nostri giovani diventino cittadini capaci di costruire ponti e superare diffidenze e confini. In una realtà sempre più interconnessa, essi possono essere l’esempio concreto di una società al tempo stesso locale e globale: una comunità nella quale ciascuno possa custodire con orgoglio le proprie radici, la propria lingua e la propria cultura, sentendosi al contempo parte di un progetto comune fondato sul rispetto reciproco e sull’accoglienza.
Se sapremo trasmettere questi valori, il nostro territorio continuerà a essere un laboratorio di convivenza e di pace, in cui identità diverse dialogano per costruire una comunità più ricca, aperta e consapevole.
Per non concludere, ovvero per continuare il racconto
Più di un pensiero conclusivo è già racchiuso nelle parole dei protagonisti. Qui desideriamo soltanto augurarci che iniziative come questa, nate dal desiderio dei cittadini – giovani e meno giovani – di conoscersi, continuino a moltiplicarsi. Che attraverso l’apprendimento della lingua dell’altro si possa costruire un cammino capace di accogliere sempre nuovi compagni di viaggio, sopotniki oltre che popotniki (viandanti).
Al lettore che ci ha accompagnati fin qui rivolgiamo un invito: raccontare questa storia. Raccontarla con il calore del racconto, la forza della narrazione – pripovedujem ti – e con uno sguardo fiducioso sul viaggio a cui tutti possiamo prendere parte.
Articolo originale in Italiano.