MARKO VOGRIČ

MARKO VOGRIČ

di LORELLA KLUN

Marko Vogrič ha recentemente presentato presso la Galerija 75, sala espositiva del Fotoklub Skupina 75 a San Floriano del Collio, la mostra “20 di 65”, che raccoglie una quarantina di opere realizzate nel corso degli ultimi due decenni di attività.

 

La scelta espositiva si è focalizzata sul particolare sguardo dell’autore, capace di ricercare sia inusuali prospettive urbane, che di spaziare tra gli elementi naturali, cogliendo il respiro dei campi e della terra e racchiudendolo in visioni dal sapore onirico.

 

Dal suo autoritratto si dipartono costellazioni naturali, intrecci e rami che catturano lo spettatore grazie anche alle visioni ottenute attraverso l’utilizzo di una pinhole camera apparecchio senza obiettivo ma dotato di un piccolissimo foro attraverso il quale la luce entra e imprime l’immagine sul supporto interno; questa semplice attrezzatura, con le sue peculiarità e i lunghi tempi di posa, rappresenta il medium ideale per esaltare la filosofia della slow photography.

 

Dagli scorci visionari di natura, il percorso ci conduce alla serie “The day after” in cui le immagini di un litorale dopo la mareggiata divengono amara metafora per riflettere sulla fragilità dei nostri ecosistemi. Il piccolo robot giocattolo giunto a riva e perso tra un paesaggio in rovina, sembra un alieno che osserva, muto e impotente, le conseguenze di una smodata antropizzazione.

 

Le riflessioni e gli interrogativi sui rapporti – spesso conflittuali – tra Uomo e Natura proseguono in “Mechanobotanica”, serie dal sapore surreale in cui un vecchio banco da lavoro accoglie gli inaspettati connubi di fiori che, con la loro delicata vulnerabilità, si sottomettono all’intervento di raspe, trapani e seghe.

 

La modesta officina meccanica si tramuta allora in inquietante laboratorio, in cui il divario tra scienza accademica e fringe science si fa sempre più labile; fotogramma dopo fotogramma, un nuovo erbario prende vita, aprendosi al “perturbante”, quella sensazione che pulsa quando qualcosa solitamente familiare assume diverse e inattese connotazioni.

 

Il disorientamento percettivo è ulteriormente alimentato dagli inediti nomi dalle assonanze latine che l’autore assegna ai fiori: “Gerbera Jamesonii Planata”, “Helianthus Frankensteinii”, “Lilium Candidum Secatum”.

 

L’altra serie presentata, forse la più iconica, è “Un topolino a…”, quella che, sempre grazie all’utilizzo di una pinhole camera, trasforma l’autore in un moderno flâneur. Dai luoghi familiari – Gorizia, Nova Gorica – la ricerca si estende ad altre città come Roma, Vienna, Ljubljana, Londra, Parigi; i particolari scorci e i panorami dall’ampio respiro vogliono saggiamente prendere le distanze dalle riprese patinate e artefatte di certa fotografia, per condurci in una dimensione rarefatta e magicamente sospesa nel tempo.

 

Marco Vogrič ha assorbito ed elaborato la poetica di Eugène Atget, con le vedute poi amate da Breton e Man Ray, quelle che si contrapponevano alle immagini pompose e celebrate di una monumentale Grande Ville e che prediligevano invece degli scorci apparentemente anonimi, strade secondarie e bottegucce. Dai Surrealisti Vogric sembra aver anche ha sposato la teoria dellInforme, che era utilizzata per declassare” le categorie artistiche, sia attraverso la ricerca di soggetti meno nobili”, o non ritenuti degni di attenzione, sia ribaltando le coordinate compositive: il suo punto di ripresa viene radicalmente abbassato fino al livello del manto stradale, per far sì che i chiusini stradali, con i loro bassorilievi di ghisa o la pietra consumata dal tempo, conquistino il primo piano.

 

Conclude il percorso espositivo, a testimonianza della versatilità e dalla passione per la sperimentazione di Vogrič, “Wunderkeller” una piccola installazione che presenta un cubo scomponibile; ogni faccia del solido, sia interna che esterna, ricrea pareti, pavimento e soffitto di una cantina zeppa di oggetti, un intenso omaggio al padre e al suo lavoro fotografico, ma anche – chissà – una possibile ulteriore direzione creativa e operativa per l’autore.



Articolo originale in Italiano.