LA MIA BOSNIA OGGI
di ENISA BUKVIĆ
Quando la Jugoslavia è stata distrutta, ho compreso che con quell’atto drammatico si era cancellata anche la mia identità. Vivendo in Italia mi sentivo molto più jugoslava stando fuori dal mio Paese. Ho vissuto dolorosamente momenti tragici e per fortuna ho capito che la scrittura mi aiutava a stare meglio. Nell’anno 2008 nasce il mio primo libro “Il nostro viaggio” attraverso il quale recupero una nuova identità.
Dopo un lungo e duro lavoro sono riuscita a realizzare il mio processo di analisi e capire che le basi della mia identità sono costituite da elementi provenienti sia – in maggioranza – della cultura musulmana sia di quella cattolica e ortodossa, avendo io parenti anche di queste religioni ed essendo cresciuta e vissuta in un’area culturalmente mista. Posso definirmi una bosniaca con una sua identità multiculturale, che ha acquisito molte influenze anche dalla cultura italiana, alla quale sono legata. Scrivere i libri e gli articoli mi ha aiutato a comprendere meglio questo processo.
Sono sempre stata guidata dal desiderio di fare qualcosa di positivo per il mio Paese e la mia gente. Ho prestato assistenza ai profughi provenienti dalla Bosnia-Erzegovina e da altre aree dell’ex Jugoslavia giunti in Italia. Anche durante il conflitto, mi sono recata in patria dall’Italia insieme a rappresentanti di ONG italiane per elaborare progetti; ne abbiamo successivamente ottenuto il finanziamento e li abbiamo realizzati con successo a Gornji Rahić, Maoča, Gradačac, Gračanica e Tuzla, e in seguito a Istočni Doboj e Brčko. Ho inoltre organizzato in Italia conferenze internazionali e iniziative culturali incentrate sui Balcani, con un’attenzione particolare alla Bosnia-Erzegovina.
A un certo punto, dopo aver trascorso trent’anni della mia vita in Italia, ho deciso di tornare in Bosnia-Erzegovina per trasferire le mie conoscenze ed esperienze e rafforzare ulteriormente il legame tra il mio Paese e l’Italia. Ho operato principalmente nell’ambito della cultura e della cooperazione internazionale. Fin dall’inizio ho incontrato degli ostacoli, dato che il multiculturalismo è sempre stato al centro delle mie idee e dei miei progetti. Ho cercato di seguire la mia strada e di superare ogni difficoltà; non sempre ci sono riuscita e, a volte, ho perso l’ottimismo a causa delle frequenti esperienze negative.
Il nazionalismo è un male profondo; in realtà, si tratta di odio manifestato verso l’altro, verso chi è diverso. In Bosnia-Erzegovina, i nazionalisti sono riusciti a trasformare una società culturalmente ricca in un sistema basato sui cosiddetti “popoli costitutivi” — serbi, croati e, in seguito, bosgnacchi — una suddivisione poi cristallizzata (sigillata) dagli Accordi di Dayton. Ci hanno divisi per permettere ai politici di manipolare più facilmente le nostre differenze, sebbene qui la diversità fosse quasi sempre stata la norma. Una propaganda massiccia ha giocato un ruolo chiave, consentendo ai politici di sfruttare efficacemente tali divisioni durante il conflitto, nel periodo successivo e nei trent’anni abbondanti trascorsi da allora; di conseguenza, questo male — il nazionalismo — è diventato il principio guida del loro agire. È anno di elezioni e la retorica alimentata dalla propaganda dilaga: tutto ciò in nome della solita, vecchia strategia del “divide et impera”.
Purtroppo, molte persone in Bosnia – Erzegovina sono accecate dal nazionalismo e non si rendono conto che i politici stanno distruggendo il Paese – saccheggiandolo, svendendo le risorse e alimentando una corruzione sempre più dilagante – e, al contempo, stanno minando in continuazione il multiculturalismo, quel che resta del settore industriale e l’agricoltura. La popolazione diminuisce di anno in anno man mano che invecchia e scompare, mentre i giovani emigrano all’estero. Oggi, oltre il 60% della popolazione vive fuori dai confini della Bosnia-Erzegovina.
Nel contesto della tragica e cupa realtà della Bosnia-Erzegovina, la diaspora si è confermata una risorsa vitale per la madrepatria. I suoi membri forniscono sostegno economico ai familiari e investono parte dei propri risparmi, preservando – e anzi arricchendo – la propria identità multiculturale; stanno diventando veri cosmopoliti, unendosi in matrimonio con persone provenienti dai vari paesi in cui risiedono, sparsi in tutto il mondo. Allo stesso tempo, custodiscono e coltivano la propria lingua e cultura. Ciò è emerso con particolare evidenza durante i Mondiali di quest’anno, dato che la maggior parte dei giocatori della nazionale bosniaca proveniva proprio dalla diaspora. Analogamente, gran parte dei tifosi al seguito della squadra apparteneva alla diaspora, in particolare quelli residenti negli Stati Uniti. Prima e dopo le partite, è stato servito caffè bosniaco preparato in una “džezva” (la tradizionale caffettiera) detentrice di un Guinness World Record; l’oggetto aveva viaggiato da Visoko fino a St. Louis, negli USA, dove i “Draghi – Zmajevi” hanno disputato l’ultima amichevole di preparazione prima dell’inizio del Mondiale.
Questo imponente manufatto è stato realizzato nel giugno 2024; è alto 124 centimetri, largo 95 e ha una capacità tale da poter servire fino a 8.000 tazze di caffè. La “džezva” ha accompagnato la nazionale bosniaca in tutte le partite del Mondiale. Durante gli incontri, i tifosi hanno cantato le tradizionali canzoni bosniache “sevdalinke”, uniti nel sostegno alla squadra e liberi da qualsiasi retorica nazionalista.
L’atmosfera positiva durante le partite ha ripristinato il mio ottimismo; continuerò quindi il mio impegno scrivendo e pubblicando libri e articoli, mettendo spesso in risalto il nostro multiculturalismo, che rappresenta il nostro bene più prezioso. Proseguirò inoltre a promuovere i legami tra l’Italia e la Bosnia – così come con la nostra diaspora – attraverso la cultura e la cooperazione internazionale.
Biografia
Enisa Bukvić è nata a Bijelo Polje (ex Jugoslavia). Dall’età di due anni ha vissuto a Brčko, dove ha frequentato la scuola primaria e secondaria. Si è laureata presso la Facoltà di Agraria di Sarajevo e ha completato gli studi post-laurea in scienze dell’alimentazione presso l’Università “La Sapienza” di Roma.
Dopo la laurea, ha lavorato nell’industria alimentare jugoslava e italiana. La sua esperienza lavorativa in Italia è legata alla ricerca, alla formazione e alla cooperazione internazionale con organizzazioni non governative e internazionali. È molto attiva nel lavoro con la diaspora bosniaco-erzegovina, sia attraverso iniziative in Italia che a livello globale. Scrive e pubblica libri in italiano e bosniaco. Vive a Roma dal 1987. Trascorre molto tempo a Mostar.
È membro dell’associazione Bosniaca degli scrittori, traduttori e bibliotecari della Scandinavia. È stata una delle organizzatrici del Primo festival letterario “Donna con libro” e la prima presidente dell’Associazione delle scrittrici e amanti dell’arte “Donna con Libro” con sede a Mostar (Bosnia Erzegovina).
Ha ricevuto il premio della Federazione Radiofonica della Bosnia ed Erzegovina per aver coltivato l’espressione letteraria e poetica e la qualità della poesia bosniaca e per averla promossa al di fuori della Bosnia ed Erzegovina.
Ha pubblicato 4 libri in italiano e 5 in bosniaco.
Le sue prose e poesie sono presente in diverse antologie bosniache ed in alcune italiane.
Articolo originale in Italiano.