LA GRANDE MOSTRA SU SAN MARCO AD AQUILEIA
di ANDREA BELLAVITE
Tre frammenti, una storia europea
C’era una volta il testo manoscritto di un Vangelo, quello di Marco. Era stato composto molti anni fa, probabilmente tra il V e il VI secolo dopo Cristo. Dopo varie complesse vicissitudini era arrivato ad Aquileia ed era stato preso in custodia dal vescovo, nel periodo in cui risiedeva a Cividale.
In quel periodo e fino al XV secolo era ritenuto lo scritto originario dell’evangelista. Marco infatti, secondo una tradizione diffusa proprio a partire dal VI secolo, all’origine della promozione della diocesi di Aquileia a Patriarcato, sarebbe arrivato fino al limite dell’attuale laguna e avrebbe avviato la cristianizzazione del territorio.
Essendo dunque composto dal principale interprete di Pietro, aveva suscitato in tutti coloro che si avvicinavano, una sorta di profonda venerazione, al punto che sia le persone più semplici che quella famose volevano lasciare un segno della loro ammirazione scrivendo il loro nome sulle pagine incartapecorite.
Fatto sta che soltanto nel 400, in pieno umanesimo, gli studiosi sono riusciti a smentire la storia così come era stata data per scontata e a collocare la composizione del codice in qualche monastero, probabilmente in ambito adriatico. Tale riconoscimento avviene dopo un altro fatto fondamentale, che ha segnato la vicenda di questo originalissimo volume.
A metà del XIV secolo transita per Aquileia il re di Boemia Carlo IV, fervente cattolico e appassionato raccoglitore di reliquie e di memorie della Chiesa antica. Tanto si interessa e tanto fa pressione, da ottenere in dono una parte consistente di quel prezioso manufatto. Viene strappato quindi e inviato alla corte del sovrano, a Praga, dove viene conservato con tutta la circospezione e la cura del caso.
Nel 1420 l’area friulana del patriarcato di Aquileia viene annessa alla Repubblica di Venezia, dove dal 1451, in continuità con la gloriosa storia aquileiese-gradese, il Patriarca aveva assunto la giurisdizione ecclesiastica sulle isole avviando in questo modo il patriarcato di Venezia. L’altro Patriarca, residente a Udine, aveva pensato bene di onorare anche Venezia, dedicandole un altra parte dellevangeliario. E così, quello che doveva essere l’originale dell’evangelista, si è trovato spezzato in tre parti, una a Venezia, una a Cividale, una a Praga.
Così è andata la vicenda per alcuni secoli, ma era rimasta in molti la nostalgia per questo importantissimo reperto, al punto che si organizzavano veri e propri pellegrinaggi, per contemplarlo con i propri occhi, pur sapendo di non poterlo toccare e meno che meno sfogliare.
È proprio la consapevolezza dell’importanza di questa opera che ha indotto Fondazione Aquileia – la Fondazione che riunisce i rappresentanti dello Stato, della Regione Friuli-Venezia Giulia, del Comune di Aquileia e dell’Arcidiocesi di Gorizia – ha promuovere la realizzazione di una mostra finalizzata soprattutto a rimettere insieme i tre frammenti spezzati.
E così, per la prima volta dopo 700 anni, il vangelo è stato riunito, accompagnato solennemente da Praga, Venezia e Cividale negli ambienti di Palazzo Meizlik ad Aquileia. IL 12 settembre c’è stata l’inaugurazione della mostra, che durerà fino al 25 aprile, data scelta proprio per la coincidenza con la festa di san Marco evangelista. Conservati in scrigni di vetro antiproiettile, i tre pezzi sono visibili nella parte conclusiva di un suggestivo percorso, nel corso del quale è possibile conoscere vari altri aspetti della storia aquileiese, della leggenda di san Marco e della meravigliosa basilica patriarcale.
È stato curato anche un sontuoso catalogo, all’interno del quale studiosi provenienti da diverse zone d’Europa, hanno voluto sottolineare l’originalità e la specificità dell’evento aquileiese, raccontando non soltanto le avventure di un antico manoscritto, ma proponendo un collegamento stretto e avvincente tra questa storia particolare e la più vasta storia europea. È un po’ come se l’intero trascorrere dei secoli nel cuore dell’Europa abbia trovato nellevangeliario un punto di riferimento attorno al quale ruotare, nello scorrere delle opere e dei giorni.
Il percorso dell’esposizione
La mostra sullevangeliario di San Marco sarà aperta dal 12 settembre 2026 al 25 aprile 2027. Il prezzo d’ingresso è di euro 5. Per chi ha un biglietto di ingresso alla casa di Tito Macro, alla domus episcopalis, al battistero e alla basilica (euro 12), il prezzo è di soli 2 euro. Inoltre la visita è compresa nella card regionale e nell’Aquileia Card, che offre la possibilità di visitare gratuitamente anche i musei archeologico e paleocristiano di Aquileia nonché quello sull’archeologia subacquea e quello del Tesoro di Grado. Insomma, è un’ottima occasione per dedicare del tempo a un interessantissimo territorio, nelle sue principali istituzioni culturali.
L’esposizione è ospitata dal Palazzo Meizlik, all’ingresso della piazza Capitolo. La prima sorpresa, dopo il vano dedicato alla biglietteria e alla vendita del catalogo, è incontrare, superbamente valorizzato, il mosaico del pastore dall’abito singolare. È un’opera dell’inizio del IV secolo che si trovava fino a una ventina di anni fa collocata su una specie di palafitta di cemento, là dove oggi si può ammirare l’originaria sala di rappresentanza della Casa di Tito Macro. Accanto a essa, si può percorrere da subito la leggenda marciana, con l’aiuto delle diapositive che illustrano l’arrivo di Marco ad Aquileia, a scelta di Ermagora come primo vescovo, la consacrazione episcopale da parte di Pietro stesso. Le immagini sono tratte tutte dalla splendida cripta degli affreschi della basilica. Con una serie di quadri, magistralmente dipinti da un anonimo del XII secolo, viene rappresentata attraverso le pitture la “Passio” dedicata nellXI secolo ai santi Ermagora e Fortunato. La visione delle fotografie è un sottile invito a non perdere l’occasione per visitare la chiesa.
Salendo al primo piano, si possono ammirare i primi reperti lapidari che nominano l’evangelista e scoprire il ruolo di Grado nell’intera vicenda. Tra laltro sono presenti alcuni oggetti artistici di eccezionale importanza, come la capsella – reliquiario dei santi Canziani (IV-V secolo!), conservato gelosamente nel tesoro di Grado o come le formelle in avorio che abbelliscono il cosiddetto trono di san Marco, conservato nella basilica di san Marco a Venezia.
Accolti da due quadri di pregevole fattura, il san Marco del Guardi dipinto per la chiesetta di Belvedere, là dove la tradizione indica l’ipotetico sbarco di Marco e il luminoso san Pietro con san Marco e sant’Antonio del deserto del Tominz, ordinariamente custodito in basilica, ma purtroppo mai esposto al pubblico.
Attraversando una cortina di stoffe che creano un sentimento di attesa e di sorpresa, si entra nella stanza dove sono conservati i tre frammenti. Impressiona il silenzio dei visitatori, evidentemente molto consapevoli dell’importanza di ciò che si presenta davanti ai loro occhi. A sinistra il frammento di Cividale, molto ben conservato, al centro la custodia d’argento, quattrocentesca, che contiene ciò che resta – poco – del pezzo affidato a Venezia. A sinistra c’è ampia pericope di Praga, che purtroppo non è stata concessa per più di un mese e mezzo e sarà presto sostituita da un manoscritto conforme, elaborato da un esperto nostro contemporaneo.
Ovviamente non si possono toccare le pergamene, rinchiuse nei loro cubi di cristallo. Tuttavia, dopo aver ammirato i documenti comprovanti la distribuzione del vangelo a Praga, si ritorna alla luce del sole e si ha un’ultima sorpresa. L’intero volume ricomposto è stato digitalizzato e di conseguenza diventa possibile, con un semplice tocco delle dita, sfogliare il tutto, pagina dopo pagina. Ci si può anche avventurare nel tentare di decifrare qualche frase o espressione latina. Ma non ci si deve scoraggiare se non ci si riesce, alla fin fine solo gli specialisti sono in grado di ricostruire il fascino e la bellezza dei testi.
Solo per fare alcuni nomi, al di là del comitato donore e del comitato scientifico che hanno dato lustro e offerto idee, coloro che hanno investito tempo ed energia in questa grande impresa sono soprattutto gli archeologi Cristiano Tiussi, direttore di Fondazione Aquileia e Luca Villa, principale allestitore. Con loro elemento chiave per il raggiungimento dell’obiettivo è stata Martina Dlabajova, vero e proprio “genius loci” di Praga, che ha reso possibile intessere e realizzare pienamente i rapporti con la Repubblica Ceca e con l’Arcidiocesi di Praga.
La mostra è aperta tutti i giorni, con orario invernale 10-16. Da non perdere!
Articolo originale in Italiano.