ANNIBEL CUNOLDI ATTEMS. ATTRAVERSAMENTI / PREHAJANJA

ANNIBEL CUNOLDI ATTEMS. ATTRAVERSAMENTI / PREHAJANJA

di CRISTINA FERESIN

Il confronto tra culture, il rapporto con luoghi emblematici, il superamento di confini fisici e simbolici, l’idea del passaggio da uno stato all’altro, da una forma di esistenza a un’altra. Sono queste le coordinate sulle quali si sviluppa Attraversamenti / Prehajanja, ultima esposizione dell’artista goriziana Annibel Cunoldi Attems, ospitata nello Spazio Crew di SDAG SpA a socio unico, nell’ex valico confinario di Sant’Andrea a Gorizia, dal 15 maggio al 9 ottobre 2026.


La mostra si inserisce nel più ampio contesto di Crew – Crossing Views, progetto Interreg che ha individuato nelle aree transfrontaliere di Gorizia e Šempeter-Vrtojba il proprio fulcro, con l’obiettivo di recuperare e riqualificare luoghi dalla forte valenza simbolica e culturale, restituendoli alle comunità come spazi di incontro e relazione. Il progetto vede come capofila la SDAG SpA a socio unico e, in qualità di partner, il Comune di Šempeter-Vrtojba, l’Università IUAV di Venezia, la Facoltà di Architettura di Lubiana, il Kulturni dom Nova Gorica e, come partner associato, il GECT GO/EZTS GO.


Lo Spazio Crew si colloca in un luogo profondamente segnato dalla storia: un crocevia attraversato nel tempo da popolazioni diverse, che hanno lasciato tracce, memorie ed esperienze. La sua riqualificazione offre l’occasione per restituire a questo spazio una nuova funzione, mantenendo vivo il rapporto con la stratificazione culturale che lo caratterizza.


Il tema di “Visioni incrociate”, alla base dell’iniziativa, è il concetto di confine, inteso non come limite geografico, ma come condizione mutevole e spazio di passaggio. È su questa dimensione che si innesta la ricerca di Annibel Cunoldi Attems: in Attraversamenti / Prehajanja, il passaggio diventa una chiave di lettura per indagare il rapporto tra identità, appartenenza e cambiamento, attraverso uno sguardo rivolto al passato ma profondamente radicato nel presente e aperto al futuro.


Le opere dell’artista entrano così in dialogo con il luogo e con la sua storia, contribuendo a rileggerne il significato attraverso il linguaggio dell’arte contemporanea.


Attiva sulla scena internazionale, Annibel Cunoldi Attems sviluppa da decenni una ricerca che intreccia linguaggio, spazio e memoria, attraversando differenti media espressivi: dalla grafica alla pittura, dalla fotografia all’installazione. Dopo gli studi artistici a Parigi e la laurea in lingua e letteratura tedesca, avvia il proprio percorso a metà degli anni Settanta dedicandosi in particolare all’incisione.


Negli anni Ottanta introduce il tema delle “prigioni mentali”, concentrando l’indagine sui limiti che condizionano spazio e pensiero. Durante il periodo romano (1983–1990), la pittura si amplia in grandi dimensioni assumendo una forte valenza architettonica; successivamente l’artista approda a opere tridimensionali e installative, utilizzando materiali come legno, metallo, cemento e pietra.


Dal 1990 vive e lavora a Berlino, città che segna una svolta decisiva nel suo percorso: qui il lavoro si arricchisce attraverso la fotografia, oggetti e soprattutto la parola, che diventa elemento centrale delle installazioni. Le sue opere site-specific, realizzate in importanti musei ed istituzioni, tra cui la Neue Nationalgalerie, il Martin-Gropius-Bau, l’Akademie der Künste (sede degli Accademici), testimoniano un dialogo costante con lo spazio architettonico e con il contesto storico e culturale. Il tema del confine attraversa tutta la sua produzione, trovando una particolare risonanza nel territorio transfrontaliero di Gorizia e Nova Gorica.


La mostra nasce proprio dalla relazione con luoghi di attraversamento, spazi che superano la loro funzione originaria per diventare simboli di memoria e trasformazione. In questo senso, lo spazio CREW, situato proprio a cavallo tra Italia e Slovenia, rappresenta il contesto ideale per accogliere le sue opere.


L’esposizione riunisce fotografie in bianco e nero e installazioni in cui l’immagine e la parola si intrecciano in una riflessione sui luoghi, la loro storia e il loro valore nel tempo. Gli scatti dedicati a Porto Vecchio di Trieste restituiscono dettagli architettonici di un luogo sospeso dal passato glorioso, assunto come metafora di spazi in attesa di nuove relazioni. Colonne classiche, strutture in ferro e frammenti urbani emergono attraverso il forte contrasto luminoso delle stampe su plexiglas, trasformandosi in tracce di storia e identità.


Ad Anhovo, piccolo centro sloveno segnato dalla presenza dell’ex fabbrica di amianto, ora cementificio, è dedicata un’opera di forte impatto visivo che riflette sul rapporto tra consapevolezza ambientale e sviluppo economico. Proposta in negativo e in forma speculare, l’opera Anhovo: un equilibrio problematico (2025) moltiplica i punti di vista e suggerisce una lettura della realtà che supera la semplice rappresentazione.


Tra i luoghi indagati figurano il Glienicker Brücke, il celebre “Ponte delle spie” tra Berlino e Potsdam, simbolo della Guerra Fredda e oggi emblema dell’unità tedesca, reinterpretato dall’artista attraverso una prospettiva inedita e Diversité, installazione dedicata al neurologo Jean-Martin Charcot (1825-1893), che ha unito la neurologia moderna alla psichiatria e introdotto il disegno e la fotografia come metodo di indagine, nelle “Loges de Viel” del celebre ospedale di Parigi Pitié-Salpêtrière. Il progetto faceva parte del programma culturale del XX anniversario del gemellaggio Parigi-Berlino (1987-2007).


Centrale nel percorso espositivo è infine la parola, scelta con cura, studiata e accostata ad altre per generare significati che vanno oltre l’uso abituale. Nell’installazione Freiklang / Kontrolle / Provocation (“suono libero / controllo / provocazione”), il concetto di libertà si confronta con quello di controllo, mentre l’approfondito studio dell’artista su Franco Basaglia (1924-1980) prende forma attraverso le fotografie degli edifici storici all’interno del Parco Basaglia di Gorizia, in particolare la “Palazzina delle agitate” i cui dettagli si compenetrano con i concetti di Basaglia stesso.


Emblematica è l’immagine centrale dell’installazione, con la porta d’ingresso della palazzina rappresentata in negativo: prima di attraversare la soglia l’individuo possiede ancora la propria identità, mentre oltrepassandola questa gli viene negata. Un’immagine che restituisce con forza lo stravolgimento dell’essere e la perdita dell’individualità.


Sono lavori che intendono suscitare nel visitatore una riflessione sulla sottile linea che separa la diversità da ciò che abitualmente definiamo “normalità”, lasciando a ciascuno la libertà di elaborare questa esperienza. È una ricerca che Annibel Cunoldi Attems porta avanti da tempo, interrogandosi su temi legati alla riflessione basagliana.


Gli scatti stampati su specchio e attraversati da termini e frammenti concettuali tratti dai testi dello psichiatra, come “identità negata”, “tensioni/controtensioni”, “ordine/disordine”, evocano il passaggio tra il dentro e il fuori, tra differenti stati dell’essere, tra il proprio mondo (Eigenwelt), il mondo esterno (Aussenwelt) e il mondo interno (Innenwelt). Si configurano così come una riflessione attuale sul rapporto tra linguaggio e spazio, capace di trasformare il limite in occasione di incontro, dialogo e condivisione.



Articolo originale in Italiano.