Διαδοχή (Diadokhḗ). UN VIAGGIO LUNGO IL FIUME ISONZO/SOČA

Διαδοχή (Diadokhḗ). UN VIAGGIO LUNGO IL FIUME ISONZO/SOČA

di INGRID MARCUS, HASEENA ZAHURI BARBANA

Il legame con un fiume — a cui affidare un sogno, accanto al quale crescere, o nelle cui acque saltare con gioia — è quasi una metafora dell’infanzia. Un’infanzia che, nel mondo globalizzato e spesso alla ricerca di una direzione, ha bisogno di essere riconosciuta, accompagnata e protetta. Eppure conoscere il fiume che scorre sotto casa non è, per molti bambini di oggi, qualcosa di scontato. Conoscerne la storia, ascoltare i racconti di chi lo ha vissuto e osservare con attenzione il modo in cui le stagioni lo trasformano può essere ancora più difficile quando la propria famiglia non ha radici in quel territorio, o proviene da terre e culture lontane. Come si può creare un legame con un fiume di un colore e una storia così speciale come Isonzo?

 

Da questa domanda è nato il progetto Διαδοχή (Diadokhḗ), dall’antico greco “successione, passaggio di eredità, trasmissione di conoscenza”, è il nome scelto per un progetto che attraversa il fiume Isonzo–Soča come si attraversa una memoria collettiva. I bambini di diverse provenienze, figli di famiglie che hanno trovato casa vicino alla foce del fiume Isonzo, si mettono in viaggio per conoscere quest’acqua dolce che incontra il mare in un paesaggio ancora incontaminato. È un viaggio dalla foce alla sorgente, tra rurale e urbano, tra passato e presente, tra i bambini di ieri e quelli di oggi, alla ricerca di un filo che ancora unisce le comunità che vivono lungo il corso del fiume. Diadokhḗ è un progetto antropologico che ha dato vita a un lungometraggio dedicato al rapporto tra uomo e natura, costruito attraverso le testimonianze di uomini e donne che hanno abitato questi luoghi per decenni. Le loro parole, in italiano e in sloveno, diventano guida per i ragazzi che partecipano al viaggio, accompagnandoli nella scoperta di storie, leggende, paesaggi e modi di vivere che rischiano di scomparire. Non solo: ci si chiede anche in che modo una cultura distante possa arricchire, trasformare e valorizzare questa fragile memoria di un tempo diverso — un tempo lento, fatto di osservazione e di ascolto profondo della natura.

 

Il percorso inizia dal porto di Sistiana, dove Berti Bruss, dell’associazione DisEquality, ex campione di vela e oggi promotore di sport inclusivi, conduce il gruppo verso la foce e oltre Punta Sdobba. Superati San Canziano e Turriaco, i giovani arrivano a Sagrado, dove partecipano con Legambiente alla giornata “Puliamo il Mondo”, un gesto concreto di cura che diventa parte integrante della narrazione. A Gorizia li attende Aldo Rupel, figura centrale dello sport sloveno di Gorizia, che li guida dalla stazione al parco Piuma, a piazza Vittoria e poi fino a Solkan, dove vivono un’esperienza di avventura al Adrenalinski park Soča fun park. Il viaggio prosegue in treno verso Plave, dove incontrano Nadja Velušček, insegnante, regista e sceneggiatrice, nata a Plave, che racconta il tempo in cui le ciliegie venivano caricate sui treni diretti a Vienna, restituendo un’immagine vivida di un’economia rurale ormai scomparsa. L’augurio di Nadja Velušček è che i bambini possano amare il suo fiume con la stessa intensità con cui lo ama ora e lo ha amato lei da bambina. Infatti è proprio attraverso l’esperienza vissuta e il ritmo vitale del fiume che le distanze si trasformano in vicinanza e condivisione.

 

Da Plave il gruppo raggiunge Most na Soči, trascorrendo un pomeriggio sulle rive del fiume e attraversando il lago con il traghetto, sempre accompagnati da Aldo Rupel. A Caporetto incontrano Zdravko Likar, persona poliedrica e fondatore del museo della Pace di Caporetto. Zdravko conduce i ragazzi attraverso il museo e lungo i sentieri innevati delle ex-trincee del prima guerra mondiale, che costituiscono l’ampia rete di Sentieri di Pace – Pot Miru – The Walk of Peace. Con un piccolo pulmino i ragazzi salgono poi a Livek, punto panoramico a mille metri di altezza da cui si domina l’intera vallata dell’Isonzo. Qui incontrano Katja Roš, giornalista, esperta di leggende locali e autrice di un libro sulle Krivopete. Da Livek, Katja accompagna i ragazzi a Jevšček, dove viveva Pepa Nježna, una donna saggia rimasta vedova durante la Prima Guerra Mondiale, custode di tradizioni e conoscenze che usava trasmettere ai bambini del paese. L’ultimo tratto del viaggio conduce a Bovec e poi su per la Val Trenta, fino alla sorgente.

 

Grazie al sostegno del progetto Capitale europea della cultura GO! 2025, è stato possibile dare forma a questo viaggio, insieme reale e immaginario, verso un’utopica sorgente pura, che nella narrazione e iconografia del film diventa simbolo della madre, che è madre anche quando è vuota, prima che la fertilità dell’estate la colmi di acqua.

 

Il progetto ha l’obiettivo di recuperare memorie e conoscenze antiche, ricostruire storie, culture e modi di vivere tradizionali, trasmettere ai giovani un rapporto autentico con il territorio e valorizzare il patrimonio artistico, culturale e ambientale dei comuni attraversati. Le riprese e le testimonianze coinvolgono dodici luoghi in undici comuni, tra Italia e Slovenia: Staranzano, San Canzian d’Isonzo, San Pier d’Isonzo, Sagrado, Gradisca d’Isonzo, Gorizia, Nova Gorica, Solkan, Kanal, Tolmin, Kobarid e Bovec. I giovani viaggiatori sono figli dei soci della School of Peace FVG e, in gran parte, figli di migranti provenienti da diversi Paesi del mondo.

 

Il documentario nasce dall’esperienza partecipativa realizzata da School of Peace Fvg con gli studenti dell’ISIS BEM di Staranzano e della STŠ di Koper durante il progetto educativo-didattico “La fattoria De Dottori degli Alberoni sulla Quarantia”, finanziato dalla Regione Friuli Venezia Giulia nel 2023. In quell’occasione, uomini e donne del territorio hanno condiviso ricordi e fotografie d’archivio, restituendo ai ragazzi un tempo in cui la natura era vissuta con libertà, rischio, fatica e meraviglia: il bosco, i campi, la strada, la riva del fiume, la spiaggia erano luoghi di vita, di gioco e di lavoro, percepiti e agiti dai bambini in condizioni spesso dure ma libere da condizionamenti.

 

L’idea centrale del film è riportare lo sguardo dal globale al locale, dal virtuale al concreto, dal rumore del mondo alla voce del fiume. L’Isonzo diventa filo conduttore che unisce luoghi e generazioni, stimolando un senso di comunità radicato nelle nostre origini umane, ambientali, culturali e linguistiche. Un’attenta poetica osservazione di Andrea Bellavite sottolinea la sottile differenza delle figure mitologiche maschili e femminili del fiume e il motivo per cui viene chiamato “fiume di Pace”, aggiungendo una dimensione simbolica alla narrazione.

 

Importante è anche la collaborazione con l’associazione slovena Kulturno društvo Perifigi, parte integrante del progetto. Il doppio sguardo sul fiume — che lungo il suo corso cambia andamento, luce e colori — apre infatti uno spazio complesso e vitale di co-creazione, capace di coinvolgere generazioni diverse. 

 

L’associazione ha curato la colonna sonora, intrecciando le memorie dei canti popolari delle diverse zone attraversate dal fiume. L’incontro finale dei bambini con il coro Korenine di Tolmino restituisce il canto nella sua forma più autentica: una voce tramandata oralmente di generazione in generazione, inscritta nei corpi e nella memoria di queste donne. Attraverso la loro sensibilità per il territorio e per il canto, esse testimoniano le proprie origini e un legame profondo con la natura.

 

L’incontro tra il bambino di ieri e quello di oggi diventa il vero dispositivo narrativo: un passaggio di testimone, un seme che può germogliare nascosto nel buio della terra là dove si custodisce il mistero della nascita di un fiume. Ed è verso quel mistero che sono stati guidati i bambini, i quali, a loro volta, hanno guidato tutti noi a ritrovare uno sguardo curioso e inatteso sulle cose.



Team Diadokhḗ


Ingrid Macus – Ass. Perifigi – colonna sonora; 

Lorenzo Fabbro e Maurizio Carraro – video riprese e fotografia; 

Emanuele Pertoldi – suono e post produzione; Marco Marchioli – post produzione;

Haseena Zahuri – School of Peace Fvg – regia e montaggio;

Ingrid Macus – Perifigi- e Barbara Frandolic – School of Peace Fvg – traduzioni italiano/sloveno

 



Articolo originale in Italiano.